Tony del “Compro oro”

Per chi vive in città non è difficile sentire questa frase, magari pronunciata a mezza bocca, tra uno sputo e una bestemmia. Tony ha un piccolo ed efficiente “compro oro”  affiliato a una di quelle grandi catene che acquistano l’oro e ci tengono a scriverlo a caratteri cubitali sopra ogni vetrina dei loro esercizi. A detta di qualche ben informato, da quando Tony ha iniziato il suo commercio le denunce di furti nel quartiere sono raddoppiate.

27 Aprile 2010 alle 15:55

Per chi vive in città non è difficile sentire questa frase, magari pronunciata a mezza bocca, tra uno sputo e una bestemmia. Tony ha un piccolo ed efficiente “compro oro”  affiliato a una di quelle grandi catene che acquistano l’oro e ci tengono a scriverlo a caratteri cubitali sopra ogni vetrina dei loro esercizi. A detta di qualche ben informato, da quando Tony ha iniziato il suo commercio le denunce di furti nel quartiere sono raddoppiate. Ha una buona reputazione tra i piccoli criminali, forse perché paga in contanti, con bigliettoni sonanti tenuti al riparo dentro una cassa di piombo. Tony lavora dietro un vetro blindato, e per otto ore al giorno sta a quel modo, al modo dei pesci rossi, nell’acquario senza acqua.
“Ho delle cose che vorrei vedesse”. Il tizio parlava con voce incerta, come se da un momento all’altro si aspettasse l’ingresso in forze dei reparti speciali dell’esercito.
Tony annuì e rimase tranquillo. Quel cliente non era di certo un delinquente: non gli era ancora capitato di vedere un delinquente convinto di essere braccato. Con un gesto sicuro indicò all’uomo il cassetto di ferro in cui infilare l’oggetto; non parlò, non lo faceva mai.
Aveva imparato a fiatare il meno possibile con un cliente davanti.
Se il cliente non era un professionista, un commerciante tanto quanto lui, abituato a contrattare su qualsiasi cosa potesse essere valutata, allora il meglio che poteva fare era starsene in silenzio.
Qualsiasi cosa avesse detto avrebbe potuto fargli perdere denaro; ogni parola, per la mente di quegli instabili avventori, avrebbe potuto trasformarsi in un impietoso giudizio buono a far saltare l’affare.
La gente non ha idea di quanta attenzione e prudenza richieda il lavoro di Tony. I due bracciali erano gioielli da donna, tre maglie d’oro lavorate di fino da mani artigiane.
Tony scrutò al modo di sempre, e in dieci secondi già seppe quanto pagare e quanto ricavare da ogni singolo pezzo.  Il resto del tempo fu solo teatro: rigirò i bracciali fra le dita lasciando intendere chissà quale complesso processo valutativo fosse in corso, e in realtà aspettando solo un cenno del tizio che non tardò ad arrivare. Tony lo sa: i suoi clienti, per mille motivi, non sopportano il silenzio. “Quanto vale al grammo?”, chiese l’uomo. Tony allungò il braccio verso un angolo del suo vetro protettivo e con il dito indicò la quotazione di quel giorno. Aveva sentito che qualcuno del mestiere cambiava la dannata quotazione a suo piacimento, a seconda del cliente che si trovava davanti, come si trattasse di una personalissima e meschina borsa valori. Quanto più disperato pareva l’avventore, tanto più bassa diventava la quotazione. Tony non voleva provarci, riteneva il suo margine di profitto già  più che sufficiente. Il cliente guardò il pannello coi numeri rossi e quasi sembrò ragionare sul peso di quei bracciali. A quel punto Tony batté la cassa e lasciò passare per il solito cassetto di ferro un biglietto di carta con la valutazione dei pezzi. Il tizio recuperò il foglio e diede un’occhiata ai calcoli. Tutto sembrò tornare e quando guardò Tony lo fece con gli occhi di chi non s’aspettava un centesimo in più. “Ok”, disse convinto.  Tony aprì la cassa di piombo: fuori il denaro, dentro l’oro. Lo stesso tema di sempre.
Offrì al cliente i suoi soldi e aprendo bocca per la prima volta, salutò. Il cliente afferrò i biglietti, rispose al saluto e, come tutti gli altri della stessa specie, esitò un secondo davanti alla porta.
Fu quasi pronto a tornare sui suoi passi e restituire il denaro, come se d’improvviso avesse trovato il modo di recuperare i soldi di cui aveva bisogno senza privarsi degli oggetti appena abbandonati. Ma ormai il gioco era fatto. Aveva voltato le spalle, e non era intenzionato a farsi guardare negli occhi ancora una volta da quel taciturno commerciante. All’uomo non rimase allora che sparire da quel posto e chiedere sommessamente alla vita di non dovervi più ritornare.

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