L’euro del carrello

Sono un’anima democratica e lascio volentieri il piacere di fare la spesa a mia moglie e lei non si offende. Del supermercato, questo sconosciuto, conosco ormai solo le ultime corsie, cioè quelle riservate all’acqua, ai vini e alle birre. Ma  il mio rapporto con il supermercato non è sempre stato così freddo. I primi mesi di matrimonio andarci con mia moglie era romantico.  Faceva parte dei preliminari. Mentre io spingevo il carrello e lei lo riempiva, immaginavo il nostro aperitivo, la cenetta, il divano, il film e il dopo cena.  Com’era bello vedere nel carrello il Martini Bianco.

21 Aprile 2010 alle 08:00

Sono un’anima democratica e lascio volentieri il piacere di fare la spesa a mia moglie e lei non si offende. Del supermercato, questo sconosciuto, conosco ormai solo le ultime corsie, cioè quelle riservate all’acqua, ai vini e alle birre. Ma  il mio rapporto con il supermercato non è sempre stato così freddo. I primi mesi di matrimonio andarci con mia moglie era romantico.  Faceva parte dei preliminari. Mentre io spingevo il carrello e lei lo riempiva, immaginavo il nostro aperitivo, la cenetta, il divano, il film e il dopo cena.  Com’era bello vedere nel carrello il Martini Bianco, i salatini, gli arachidi , le patatine, il vino per il pasto ma non “da pasto” e la pasta che non aveva il nome del supermercato. Dopo poco è arrivato il periodo del “carrello-papà” riempito di pannolini e omogeneizzati, poi quello del “carrello-nostaglia” con il Martini e gli arachidi infilati tra i pacchi di pannolini e infine il “carrello-stop”, ovvero ”bisogna cominciare a fare economia; ci penso io (lei) alla spesa. “
L’altra sera stavo uscendo dal supermercato con il solito “carrello-spesa-che-pesa” riempito di acque, qualche bottiglia di vino e la sabbia del gatto, quando da lontano vedo venirmi incontro una signora che poteva avere circa 45 anni.  Portava una gonna lunga, di quelle che ormai si vedono solo nei film western, e  sotto un cappellino, probabilmente recuperato da qualche cassettone Humanitas, spuntavano i suoi cappelli biondi. Subito dietro di lei la seguiva discretamente quello della vigilanza.“Per favore, dopo mi lasci  carrello con euro?” mi ha chiesto con accento dell’est.
E no! pensavo tra me. Dopo una giornata di lavoro, una spesa “fredda” e la notizia degli aut aut incrociati di Fini  e Berlusconi, ci mancava anche questa che vuole l’euro del carrello. Anche il vigilante che mi faceva cenno di no con la testa sembrava condividere il mio pensiero. Ed ecco che successe l’imprevisto. La donna si è portata alla bocca un sigaro, ha fatto un tiro e stava per andare da un altro cliente. “Aspetta, fermati !” le ho gridato. “Ma è fantastico! E’ la prima volta che vedo una donna che fuma un sigaro. “  Si è messa a ridere. Il vigilante mi ha guardato perplesso, ha accennato un sorriso, ma subito è  tornato serio.   Ho scaricato la spesa avvolto dal dolcissimo profumo del sigaro e le ho consegnato il carrello con l’euro. “Dove hai imparato a fumare il sigaro?”  “Da quando sono in Italia. Mi aiuta. Preferisco non mangiare, ma non rinuncio al sigaro.”  “Da dove vieni ?” “Dalla Romania.”  “E tu di dove sei ?”  “Di Saronno.”  “No, da dove vieni?” ha insistito.” Sono di Saronno, sono saronnese.”  Non so perché, ma mi ha guardato un po’ dubbiosa e forse avrà pensato “beh allora anch’io sono di Saronno, perché in questo momento sono a Saronno. “Grazie, grazie e ciao” .
A casa la cena era già pronta. Ho abbracciato la  mia donna e mentre la baciavo  ho ringraziato Dio di avere una moglie che non fuma il sigaro.

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