64 milioni di colori

Il sole è un disco perfetto stamattina, non é schiacciato, né allungato. Rotondo giusto. E bello grande. Si staglia quattro dita più in alto della linea piatta dell’ orizzonte, un poco più a destra del primo traliccio dell’ alta tensione. Diritta la linea dell’ orizzonte, diritta la strada che dalla parte opposta si allunga a perdita d’ occhio fiancheggiata da palme polverose ed un po’ macilente. 

29 Marzo 2010 alle 13:45

Il sole è un disco perfetto stamattina, non é schiacciato, né allungato. Rotondo giusto. E bello grande.
Si staglia quattro dita più in alto della linea piatta dell’ orizzonte, un poco più a destra del primo traliccio dell’ alta tensione.
Diritta la linea dell’ orizzonte, diritta la strada che dalla parte opposta si allunga a perdita d’ occhio fiancheggiata da palme polverose ed un po’ macilente.
Un posto di linee diritte, questo. Beh, non del tutto.
Al di là della strada c’è un gruppo di dromedari, non troppo macilenti questi, qui li allevano per mangiarli,  e loro di curve ne hanno in abbondanza, con quelle gobbe incongrue e le gambe storte.
Ma la linea del deserto è dritta, rotta soltanto dai tralicci delle linee elettriche che convergono verso la zona industriale, a pochi chilometri da qui.
Non è soltanto giallo il disco del sole, per niente.
È di un giallo tenue, chiarissimo, quasi bianco nella parte superiore, ma poi il colore s’ addensa, si  raggruma e stratifica in bande sfumate, prima un giallo un po’ più intenso che poi straripa in una sfumatura arancio che a sua volta sborda in un vero ed autentico arancio deciso, nella parte inferiore del disco.
Tequila Sunrise, se non fosse che, pardon, siamo in un paese musulmano.
L’ effetto sfumato dei colori sembra possedere il potere di superare il bordo netto del disco del sole e propagarsi in tutto il mondo fuori, infiltrandosi nello spazio attorno, per cui anche il cielo adesso assume un aspetto sedimentato, parte con un blu più intenso nella parte superiore ed indisturbata del cielo, poi si annacqua di azzurro a mano a mano che si avvicina alla quota dove si trova il disco del sole, poi sfuma ancora verso il bianco, come fosse una preoccupazione tolta di mente.
E non si ferma lì, continua a sfumare ancora. Dal bianco al rosa, un rosa proprio assurdo, un rosa tenero da casa delle bambole che non c’ entra nulla e che per fortuna cede subito il posto ad un colore più scuro e deciso, un viola malinconico laddove il cielo finalmente tocca la linea di terra , la linea continua ed ininterrotta del deserto che fa il giro, davanti, dietro e da ogni lato.
Anche dall’ altra parte, dal lato opposto rispetto al sole, il deserto continua, prosegue verso il confine dove il giallo grigiastro di questo suolo pietroso lascia posto a terra rossastra ed altrettanto deserta, terra arida e spaccata, macchiata qua e là dal bianco del sale che affiora. Ancora più in là anche il rosso sfumerà, scolorando piano piano in un giallo dorato dove comincia la sabbia, il deserto delle dune e del niente profondo, oltre l’ orizzonte avvolto in una nebbia biancastra e tremolante.
Trenta gradi segna il termometro dell’ auto, alle sei del mattino.
Farà caldo oggi.

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