Una serata... indimenticabile!

Qualche tempo fa ho tenuto un concerto nell’oratorio settecentesco di Vaccarezza. Vaccarezza non l’ho vista, ma forse Vaccarezza non c’è. Forse è riassunta in un oratorio. Credo di aver vissuto l’esperienza più paradossale, bizzarra, ma preziosa e straordinaria della mia intera carriera! Alessandro Balladore, prezioso chitarrista e fantastica persona con cui collaboro stabilmente da qualche tempo ed io, avevamo ricevuto richiesta per un’esibizione in duo.

11 Marzo 2010 alle 13:04

Qualche tempo fa ho tenuto un concerto nell’oratorio settecentesco di Vaccarezza.
Vaccarezza non l’ho vista, ma forse Vaccarezza non c’è. Forse è riassunta in un oratorio. Credo di aver vissuto l’esperienza più paradossale, bizzarra, ma preziosa e straordinaria della mia intera carriera!
Alessandro Balladore, prezioso chitarrista e fantastica persona con cui collaboro stabilmente da qualche tempo ed io, avevamo ricevuto richiesta per un’esibizione in duo; condizione tra le più disagevoli sia per complessità musicale, sia perchè molto difficile da rapportare con le legittime esigenze del pubblico, solitamente eterogeneo, che al terzo brano chitarra-voce, ho sempre timore, inizi a scivolare via senza pietà! Anche questa volta avevo vissuto con ansia la preparazione della scaletta proponendomi costante l’obiettivo della varietà-a-tutti-i-costi nel tentativo di ovviare allo spaventevole se-non-è-zuppa-è-pan-bagnato!!!
Ma il concerto di ieri sera rappresenta un capitolo a parte, un unicum irripetibile!
Innanzi tutto sapevo avrebbe piovuto. Da giorni tenevo d’occhio le previsioni sperando sempre di leggere una frase che recitasse qualcosa tipo “scusate, ci siamo sbagliati, abbiamo riportato le previsioni previste per Bolzano per il prossimo 3 ottobre”, invece...era proprio il temporale preannunciato su Savignone e dintorni del 3 agosto! Puntualissimo!
L’ansia aumentava a dismisura! Concerto chitarra-voce in un oratorio (?) di chissà dove e per di più una serata da lupi! Nessuna speranza di sopravvivenza!
Vaccarezza l’hanno inventata ieri pomeriggio per l’occasione, ne sono certa! La si trova scritta nell’elenco delle frazioni della circoscrizione di Savignone, ma...a Savignone non c’è! Persi, inquietati e spaventati, abbiamo chiesto indicazioni ad una squisita giovane signora, commerciante del centro di Savignone, che, guardandoci come si suol fare quando si ha di fronte un armadillo, ci ha spiegato in una lingua stranamente variegata di termini sconosciuti somiglianti al dialetto genovese, che Vaccarezza è a Casella!
Dopo averci suggerito la strada più opportuna da seguire, ha anche aggiunto simpaticamente un consiglio: “se non doveste trovare l’oratorio dove si terrà il concerto di cui parlate, beh, cambiate posto, andate in un pub qualsiasi, qualcosa da fare o da sentire magari lo trovate”.
Ero sul punto di decidere di cambiare mestiere! Ciò nonostante risaliamo in auto e, con un residuo esiguo di speranza, tentiamo la via per Vaccarezza.
Percorsi chilometri e chilometri verso l’alto ed in mezzo ad un niente assoluto ma completamente verde, vediamo la strada terminare davanti ai nostri occhi. Dritto innanzi a noi un piccola chiesa incredibilmente aperta. Sulla sinistra un oratorio, pare. Chiuso. Sulla destra un panorama da cartolina: il niente, tutto verde, a perdita d’occhio. È già quasi buio. Abbiamo impiegato più del previsto a raggiungere la località. Non si vede molto, o forse non c’è molto da vedere.
Alessandro ed io ci guardiamo in silenzio, increduli. Non c’è nessuno. Lui entra in chiesa e trova un signore di mezz’età che esce velocemente dalla chiesa con lui urlando festoso il nome di un altro uomo. Appare in lontananza il secondo che ci raggiunge ed apre la porta dell’oratorio.
Piove ed abbiamo parecchia attrezzatura da scaricare e, davanti all’uscio spalancato dell’oratorio, imbracciando la mia asta per il microfono, ho sospetto subito la presenza di una scherzosa telecamera nascosta da qualche parte!!!
Incredibilmente mi appare davanti una stanza, piccola, polverosa, con all’interno ogni sorta di oggetto ma ben spinto verso le pareti perimetrali. Due calcetti, pentole, armadi variamente colorati, pannelli carichi di foto-ricordo (di chi?), sedie miste e spaiate ed una quantità di queste, bianche di plastica proprio come quelle da giardino, collocate a file a riempire il centro della stanza. Quadri strappati, polvere ovunque...
Su una specie di altare rialzato, davanti a me, altre tre sedie; intuisco trattarsi della nostra postazione. Guardo Ale che ha un’espressione che non gli ho mai vista dipinta sul volto. Mi chiedo cosa sarà di noi. Gli chiedo cosa sarà di noi. Non risponde. Ridiamo. Non visibilmente però. La persona che aveva aperta la porta dell’oratorio si sta dimostrando estremamente squisita con noi. Lo osserviamo adoperarsi a più non posso per accoglierci ed aiutarci in ogni modo. La sua gentilezza mi destabilizza. Si preoccupa per la nostra cena. Esce. Rientra dopo pochi minuti e con aria orgogliosa annuncia che nella casetta lì a fianco ci avrebbero preparato un piatto di pasta al pesto! Ma chi, mi domando...la casetta di chi? Mi rendo presto conto che sarebbe stato pericoloso continuare a porsi certe domande e decido di preferire la sensazione “balia-degli-eventi”!
Ale ed io terminiamo di montare l’impianto, fingendo distacco proviamo due suoni mentre il delizioso signore balza sull’altare dove siamo noi e, aprendo un armadio che sta lì su un lato, estrae una confezione di pennette rigate e sorridendo aggiunge: “vanno bene queste?”
Dall’anta rimasta aperta intravedo una batteria di pentole accatastate di misure  strabilianti! Un paiolo per la polenta e mestoli di vario genere e natura. Sono sempre più sorpresa ed incredula, ma quel signore è semplicemente adorabile.
Terminiamo. Ci annunciano che la cena è pronta. Ci mostrano l’ingresso della casetta a fianco alla chiesa. Ci ritroviamo inverosimilmente a casa di una famiglia. Federico, sua moglie, la loro figlia che a sua volta ha una deliziosa bimba di nome Alice ancora molto piccola, vispa e molto sorridente. L’accoglienza che ci riservano m’incanta e stordisce. Pareva che quel nonno e quella nonna fossero i nostri! Che in quella casetta fossimo stati decine di volte. Quasi come se conoscessero da tempo le mie preferenze in fatto di pasta, condimento, cottura...si chiacchiera di prugne, orti, raccolti dell’anno passato, vino e musica come si è sempre fatto (!) l’atmosfera è più che famigliare, pressochè fantascientifica!
L’istinto è quello di alzarmi, aiutare a togliere tavola, magari lavare i piatti...pare del tutto naturale. Pare tutto naturale. Come fossimo stati lì sempre e da sempre.
Ma dopo il caffè ci aspetta il nostro impegno. Il motivo per cui siamo lì, a Vaccarezza. Ma siamo sicuri che la gente del posto sappia di che si tratta? Ma esiste qualcun’altro oltre a Federico e la sua famiglia? Per chi suoneremo le campane??
Abbiamo cinque minuti di ritardo...risaliamo in fretta gli altissimi gradini dell’oratorio...
Improvvisamente riaffacciandoci all’uscio, troviamo quella stanza piena. Si, colma di persone che si erano già aggiudicate tutte le sedie di plastica bianche. Un campionario umano tra i più vari io abbia mai avuto di fronte! Autoctoni di ogni età: bimbi, mamme, nonne, assessori, parroco e perpetua, villeggianti e, con mia somma sorpresa ed infinita gioia, miei amici, allievi di oggi ma anche di ieri nonchè “fan” affezionatissimi – il valore di quelle presenze? Incalcolabile, anche e soprattutto per la sfida che ha rappresentato arrivare a Vaccarezza! –
Sono imbarazzatissima! Non so che “taglio” dare alla serata...ho una scaletta di canzoni brasiliane...qualche blues...ma siamo in collina, fa un freddo cane, piove ed ho davanti una “fauna” tra le più miste che fosse possibile immaginare...panico! Forse dovevamo preparare dei canti di montagna...forse potremmo inventarci un torneo di calcetto...fare un po’ di polenta!
Chiudo gli occhi un secondo come chi va incontro al proprio boia rassegnato all’idea che non ci sia via d’uscita.
Salgo sull’altare ed iniziamo il primo pezzo, un blues. L’acustica è perfetta! L’attenzione per noi totale. Il silenzio in sala assoluto. Dopo solo alcuni minuti riprovo la sensazione di poco prima...come se fossi cresciuta in quel posto...e mi ritrovo a cercare una memoria non mia, fatta di giochi davanti all’oratorio, di schiamazzi sul sagrato della chiesa, di scorpacciate di prugne rubate dagli alberi...della signora Anna che ha ottantadue anni, che mi sta ascoltando e che mi ha vista crescere...accidenti sta proprio bene, è sempre in gamba...ma...un momento...io Vaccarezza l’ho scoperta questa sera! La signora Anna la vedo ora per la prima volta!
Ale ed io ci sentiamo talmente a nostro agio da non poter fare a meno di resistere a quelle emozioni. Ci sentiamo lì, da sempre, come sempre...e suoniamo come mai ci era capitato fino a ieri; forse la miglior serata da anni...sicuramente il miglior concerto in duo che io ricordi in tutta la mia carriera!
Per forza, quando ci sei cresciuto in un posto...
Al termine, lo squisito signore che aveva aperto l’oratorio, annuncia un rinfresco per tutti i presenti e la gioia delle parole e negli abbracci che ho ricevuti da tutti dopo aver cantato mi è parso il regalo più prezioso, inaspettato e straordinario che un’occasione come quella potesse donarmi!
Vaccarezza? Forse non esiste, ma io non la dimenticherò mai!

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