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Si vede dal Cupolone

Si scorge persino dalla cupola di San Pietro. In lontananza, verso est, appare un piccolo nucleo di case incastonato in una gola dei Monti Prenestini a forma di ferro di cavallo.
Ma è dal paesello che la vista è mozzafiato.

3 Marzo 2010 alle 11:18

Si scorge persino dalla cupola di San Pietro. In lontananza, verso est, appare un piccolo nucleo di case incastonato in una gola dei Monti Prenestini a forma di ferro di cavallo.
Ma è dal paesello che la vista è mozzafiato. Risaliamo il borgo antico, attraversiamo la viuzza principale tra due file di antiche abitazioni che richiamano alla storia, alle vecchie botteghe, ai ricordi degli anziani, fino alla fine del centro storico e lì che compare la Città eterna all’orizzonte. E se la giornata è limpida, il cupolone si staglia sulla linea arancione del tramonto.
Il suo nome è Casape. Ancora si dibatte sull’origine del nome. Forse “Casa dei Pio” perché Pio di Savoia ebbe in possesso il castello, fatto sta che qualche secolo prima un cugino di Nerone, forse perché Roma bruciava, si costruì una bella villa sulle colline casapesi. Mica scemo!
Sviluppato lungo la via principale dedicata per metà alla battaglia di Vittorio Veneto e per l’altra metà a quel Marconi che inventò il telegrafo, qualcuno qui il telegrafo senza fili lo inventò molto prima senza brevettarli, perché non si spiega come la gente anziana sappia tutto di tutti senza mai uscire.
Aria, olio, castagne. Così possiamo riassumere il paesello dove si respira un’arietta collinare, dove si produce un olio d’oliva per palati fini e dove crescono castagne piccole ma buone, a cui si dedicata una sagra alla fine di ottobre.
Una gita nella riserva di faggi, una scampagnata in mountain bike tra le strade sterrate, la raccolta delle olive in novembre, prugne, fichi, pesche e ciliegie in estate, sempre che qualcuno non sia passato prima con tanto di secchiello.
Sotto le mura del castello c’è la piazza. Uno slargo non troppo largo tra il borgo medievale e il monumento ai caduti, ma pur sempre il centro. Il luogo animato per eccellenza, dove le chiacchiere la fanno da padrone, il centro nevralgico di tutti i nuclei abitati, che custodisce la storia di una città fatta di voci e pettegolezzi, raccomandazioni e consigli, dove i discorsi variano secondo la stagione, dalla potatura alla mietitura, orgoglio e presunzione di saper fare meglio degli altri, passione nel raccontare storie passate, occhi guardinghi che squadrano ogni passante, sguardi addormentanti, ma orecchie sempre tese, litigi per questioni assurde e grasse risate in compagnia.
Ma ecco il rintocco delle campane. È festa! Esce la macchina della Madonna scortata da otto collatori che al grido “Evviva Maria!” issano sulle spalle la pesante immagine. E poi fino al borgo, tra i vicoli, fino alla piazzetta intitolata alla Madonna salvatrice dalla peste. Un applauso scrosciante saluta il corteo che torna in chiesa.
Arrivederci a Casape.

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