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Punti cardinali

Qualche tempo fa sono tornato per ringraziare.
Per ringraziare un ambiente che mi è sembrato il Paradiso in terra. Il Paradiso degli sportivi, il Centro Schuster di Milano.

5 Febbraio 2010 alle 15:19

Qualche tempo fa sono tornato per ringraziare.
Per ringraziare un ambiente che mi è sembrato il Paradiso in terra. Il Paradiso degli sportivi, il Centro Schuster di Milano.
Era la prima metà degli anni settanta e abitavo in  una piccola via alla periferia milanese e lì si giocava a pallone con gli amici, per strada, correndosi dietro zigzagando tra le auto parcheggiate e gli escrementi di cane. Non era il massimo ma per me lo era. La domenica era festa, quindi nel vicino e grande giardino di “Città Studi” limitrofo al Politecnico si allestiva un campetto gettando a terra i maglioncini che diventavano i pali. Era la Milano non ancora da bere, ricordo qualche corsa a casa per i lacrimogeni degli studenti manifestanti del Politecnico, così come le radioline alle orecchie dei papà a sentire le mitiche voci di Ciotti e Ameri. Crescendo quel mondo lo lasciai qualche tempo dopo mentre parecchi ragazzi morivano di overdose sulle panchine del Parco delle due basiliche in Piazza Vetra o al Parco Lambro. C’erano paninari con piumino e Timberland, evoluzione forse involuta dei sanbabilini col trench, qualche retata punk, ragazzini dark truccati di bianco in faccia in style Joker che cantavano il suicidio ma ne avevano terrore, trecce reggae e look ska a scacchi, camperos ai piedi e giacche di renna per i tipi più western; Milano era una specie di micro mondo di minibande, ricordava senza le violenze efferate, il film “Warriors” che qualcuno sui 50 anni rammenterà.
Della parrocchia mi ero stancato e i campetti mi stavano stretti così i miei mi iscrissero ad un centro sportivo giovanile. A quel punto trovai il Paradiso dello sportivo.
“Dio le ha dato quest’idea, l’aiuterà a realizzarla”. Così disse il cardinale Schuster al gesuita padre Morell nel 1954, consci entrambi del fatto che i cristiani dovessero essere presenti nelle periferie anche nello sport agonistico per i giovani.
Fu aperto nella zona Lambrate-Lambro grazie alla condivisione della Compagnia di Gesù e l’aiuto economico di alcuni benefattori.
Settantamila metri quadrati con al centro la chiesa nella quale non era obbligatorio mettere piede, dove padre Morell invitava a pregare ma mai constringeva, dove più di mille giovani si formarono e si davano appuntamento per sfidarsi, con serietà ma senza prendersi troppo sul serio, senza far male, senza “ciulare” l’avversario. Atletica, basket, tennis, calcio, pallavolo e altro ancora. I giovani durante la loro crescita aiutavano i maestri come educatori e allenatori. Lo sport si esprimeva come massimo elemento educativo, un sogno per me. Era l’aggregazione per i dispersi della periferia milanese. Schuster e padre Morell furono dei geni secondo me, ma la volontà del successore di Schuster, il Cardinal Montini, mi è rimasta dentro. Chiedeva cioè che la città fosse circondata da dieci di questi centri giovanili lungo tutte le arterie di comunicazione dove si svilupparono poi i quartieri. Il sogno non fu mai realizzato per la speculazione edilizia, il dio mammona è risaputo spesso ha il sopravvento sulla buona volontà di Dio. E’ stata una scuola di generosità, di altruismo, di dominio di sé, di senso di squadra. Una scuola di vita nella quale gli educatori non si sostituivano ai giovani ma li aiutavano a rendersi protagonisti.
Gli anni passano ma qualche sogno irrealizzabile mi rimane. Uno dei principali è sicuramente quello di Montini: tanti Centri sportivi giovanili di impronta cristiana al fianco delle degradate periferie delle grandi città italiane, e non solo di Milano.

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