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In treno

Intercity Napoli-Torino, 3 luglio.
Roberta è salita appena in tempo, con il trolley strapieno.

25 Gennaio 2010 alle 09:39

Intercity Napoli-Torino, 3 luglio.
Roberta è salita appena in tempo, con il trolley strapieno ed il suo carico di pensieri e di rimpianti a far da contrappeso in quella luminosa giornata di inizio estate. Erano mesi che la storia con Piero si trascinava stancamente tra litigi e discussioni, sesso e incomprensioni. E’ finalmente riuscita a dire basta, ed  ora si trova lì, su un treno diretto a nord, ma non ancora del tutto fuori dalla sua vecchia vita.
Roberta è seduta sola, di fianco al finestrino di sinistra. Alla sua destra, subito dopo il corridoio, siede una simpatica famigliola italo-tedesca: padre napoletano, madre tedesca  e figlioletto che più napoletano non si può. Assieme a loro conversa una distinta signora romana diretta ad Asti. Di fronte a lei un giovanissimo ragazzo di colore sembra fare degli strani segni con le mani, come se comunicasse con un improbabile interlocutore. Roberta fa finta di nulla, immersa com’è nei suoi pensieri.
Roberta è diretta a Torino. Il Giornale della Sera le ha offerto un lavoro molto prestigioso ed ora, dopo vari tentennamenti, ha deciso di accettare. Forse più per cambiare città e ambiente che per ambizione professionale. Si sta per realizzare il suo sogno di bambina, reporter in un grande giornale, ed a poco più di trent’anni può ritenersi soddisfatta. Ma il suo essere sempre troppo avanti comincia a pesarle un po’, e in definitiva è stato proprio questo la vera causa della rottura con Piero, eterno ragazzo di quarant’anni incapace di dare una svolta alla sua vita.
Roberta inizia a leggere ma gli strani gesti del ragazzo di colore distolgono la sua attenzione. Adesso lo vede far mosse pure con la bocca, come se invitasse qualcuno a prendere un caffè. Lei si volta e vede soltanto dei passeggeri assorti nei loro pensieri e nelle loro letture. Molti dormono.
Il treno giunge a Civitavecchia. Dall’altoparlante si apprende che il vagone  ristorante è aperto al pubblico. Il ragazzo di colore riprende a gesticolare invitando l’invisibile interlocutore ad andare a pranzo. Dopo un po’ si alza e si dirige proprio verso il vagone ristorante. Roberta si volta. In uno dei posti alle sue spalle nota l’assenza di una giovane ragazza bionda, carina, che aveva distrattamente scorto appena salita in treno. La famigliola italo-tedesca, intanto, si diletta giocando a carte. Anche la signora romana si unisce al gioco. Roberta prova un’inattesa sensazione di serenità.
Passa più di un’ora. Il ragazzo di colore torna al suo posto con un’espressione molto compiaciuta. Adesso non gesticola più; anzi accenna ad un tentativo di pisolino. Roberta cerca di imitarlo ma non vi riesce.
Il treno è appena giunto in Versilia, e i nomi delle città toscane evocano in lei felici ricordi: la sua prima giovinezza e i suoi primi amori passano da lì. Roberta adesso ha un bimbo di otto anni, Luca, nato da una precedente relazione con Guido, conosciuto ai tempi dell’università. Luca è  tutto per lei, e solo con grande sofferenza si è determinata a lasciarlo a casa dei nonni, per non fargli cambiare scuola e per prendersi il tempo necessario ad ambientarsi nella nuova città.
Il treno corre veloce e Roberta è sempre più immersa nei propri pensieri, tra un passato che è ancora presente, ed un futuro più incerto che mai. Ad un tratto il ragazzo di colore ricomincia a gesticolare. Ha in mano un pacchetto con qualcosa da mangiare acquistato al vagone ristorante. Forse caramelle. La ragazza bionda passa veloce, afferra il pacchetto e si dirige in coda al treno. Dopo pochi minuti lui la segue. Roberta comincia ad aggiungere certezze ai suoi sospetti.
Il treno è ormai a La Spezia. Il ragazzo di colore torna al suo posto e, rivolto a Roberta, accenna ad una giustificazione non richiesta: “Sa”, - esordisce - “quella è la mia ragazza, ma i genitori di lei non mi accettano. Io vivo bene nel mio Paese. A Tunisi ho un buon ristorante, e sono in Italia solo per lei.  Sa”- continua - “i suoi genitori  sono sul treno e siamo costretti a questi sotterfugi”.
Il treno giunge a Genova. Il ragazzo tunisino si prepara velocemente a scendere, dirigendosi verso il lato opposto dello scompartimento per non farsi notare dai genitori della sua ragazza.
Si volta per un attimo. La famigliola italo-tedesca conversa amabilmente. Roberta invece è ancora lì, seduta di fianco al finestrino di sinistra, immersa tra vecchi e nuovi pensieri, sulla sua vita di adesso e le ingiustizie di sempre. Lui le sorride, ma un po’, dentro di sé, inghiotte amaro.

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