Il nichilista

Nella bruma del mattino, l’alba è un’anziana signora che dipinge spicchi di cielo.

20 Gennaio 2010 alle 10:08

Nella bruma del mattino, l’alba è un’anziana signora che dipinge spicchi di cielo. Morbide colate di rosa shocking scivolano sulla volta azzurra del cielo, si stemperano all’infinito prima di rischiarare vette irraggiungibili. Pennellate di vivido turchese si specchiano e si sciolgono nell’acqua del mare. E’ uno spettacolo singolare. Anche per me, misantropo e nichilista convinto, costretto a sopravvivere tra gli uomini. 
Il cielo. Così lontano ed isolato, senza origine e scopo. Privilegiato custode di saggezza perduta, disperde umane esitazioni. Ma come definire il cielo? Rarefazione d’istanti? Sogno di un asceta? Essenza, arte del divino? O semplice, quanto inspiegabile, incanto della materia? Ah! Il cielo!
Ogni mattina, con lo stesso entusiasmo, lo osservo, lo spio e lo trattengo nelle mie pupille dilatate. Io chiedo, scruto, domando, ma il cielo non risponde. 
Nel suo carnato turchino trattiene tutte le risposte possibili e nella trasparenza del giorno, sorride alle mie troppe domande inevase. Così, resto a fissarlo, accecato dal sole, bruciandomi gli occhi e lo sguardo. Aspetto. In silenzio. Aspetto che il cielo mi disveli un mistero. 
Poi mi ricompongo nel mio nichilismo e basto a stento a me stesso. Non ho bisogno di speranze, né di credere in qualcosa. Mi basta solo immergermi nell’infinito: so che esisto specchiandomi nel cielo. Sono un piccolo punto sfocato dell’eterno divenire e per questo non rincorro méte: so di essere l’inizio e la fine di qualunque scopo. E’ la mia carne che dà linfa ai pensieri. Sono i miei sensi che assaporano emozioni. E’ la mia pelle che trattiene la morbida inconsistenza delle nuvole. 
Le nuvole. Mi ci stendo su, sfidando l’infinito. Tra le dita ho solo il fiato del vento e nei pensieri, sinfonie di colori. Sono avvolto in un mantello di gas azzurri, vapori che rivestono il mio corpo nudo. L’essenza più intima e profonda di ogni esistenza. Oltre il corpo, il nulla!
Sono un nichilista orgoglioso delle sue consapevolezze. Me le tengo strette e non vendo sogni. Lascio a voi le possibili risposte, io ho scelto di non credere in niente e di non desiderare nulla. Vivo solo di me e di quello che sono: un borioso, convinto, solitario, nichilista. 
Pensate sia facile diventare come me? E, allora, provateci a non credere in niente, a navigare nel mare dell’indifferenza assoluta, trascinati solo dai vortici del nulla. Provate a scrollarvi di dosso il caldo tepore delle speranze, la rosea attesa del domani o la rassicurante ipotesi dell’eternità. Provate a vivere solo del vostro oggi, imparate a non dare importanza ai vostri sogni. Convivete, fino in fondo, con la finitezza della vostra carne. Vi assicuro che sarà un’avventura ardua e dolorosa. Difficile. Per chiunque. 
Perché ci sarà il morso della solitudine che vi azzannerà il cuore, ogni mattina. Ci sarà la polvere del tempo che passa senza scopo ad accecare i vostri occhi. Ci sarà la voglia di regredire fino a diventare semplice materia pulsante ad inibire i vostri sensi. Ci sarà la paura incessante e silente di sprofondare per sempre nel nulla! 
Un nulla che illude e promette: l’eternità, il volto di Dio! Chimere, lusinghe, abbagli. Più realisticamente, io mi trascino nel mio “nulla consapevole”, aspettando di ricongiungermi al mio niente. 
Spinte da un fresco libeccio, le nuvole si addensano morbide e bianche sul versante occidentale della costa. Vortici di salsedine danzano intorno a me, si attaccano alla pelle, strofinano sulle gote. Bruciano, come tutte le arrese. 
- La vita è un ponte poggiato sui pilastri del niente!- penso ingoiando spicchi di cielo e di mare turchini. 
Penso e guardo il cielo. Guardo il cielo e penso. In un ritmo che mi appartiene, che è solo mio e di nessun altro.
 

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