Correndo in una notte invernale che è quasi giorno, nella Capitale

Sarà che è tornato di moda o forse è solo un modo per accontentare il medico, o chi ci sta vicino, offrendogli una forma fisica non più molle e poco dignitosa, ma se ne vedono parecchi di corridori per la Capitale.

18 Dicembre 2009 alle 10:23

Sarà che è tornato di moda o forse è solo un modo per accontentare il medico, o chi ci sta vicino, offrendogli una forma fisica non più molle e poco dignitosa, ma se ne vedono parecchi di corridori per la Capitale. Ormai ho l’occhio attento, di chi cerca compagni o avversari, di chi osserva i polpacci e l’andatura dei tizi in tuta per fare confronti, per capire perché lo fanno, la loro motivazione, la loro tenacia, la loro resistenza. Perché io stesso, da qualche mese, non posso fare a meno di correre almeno 60 km a settimana per le vie ed i parchi di Roma. Una città stupenda, certo, ma di corsa lo capisci di più, credetemi.
Ho cominciato quasi per caso, condividendo una passione per lo sport in generale con molti amici, cambiati nel tempo, ma sempre capaci di spronarmi ad uscire, sì, anche se fuori piove e fa freddo. E a Roma fa freddo in questi giorni. Sveglia alle 5.30, il tempo di sciacquarsi, vestirsi, una carezza al gatto che poco prima poltriva tra le gambe e poi capitombolava giù, poverino, perché mi ero scordato che stava proprio lì mentre uscivo dalle lenzuola. Quando apro gli occhi, vorrei tutto meno che uscire di casa, soprattutto col vento siberiano che soffia sulle strade semideserte.

Ma c’è mio zio che aspetta giù, meglio non farlo aspettare.
Roma, scusa se ogni tanto tardo un po’. E via di corsa, finalmente. Dove si va? Poco importa, in fondo, perché dovunque è sempre meraviglioso.  Il panorama vale un miliardo di sveglie intorpidite. Al Quirinale, la solita macchina di guardia ferma, chissà cosa pensano vedendoci di corsa. Di corsa, ma sono  sicuro che vediamo più io e mio zio con i nostri 6 minuti circa a chilometro, che quei tizi che camminano lenti, quasi inconsapevoli, nella mente tanti, troppi pensieri al giorno che sarà, al mese che finisce, lo stipendio che  basta sempre meno a coprire le spese. Il Colosseo ci saluta, un Jack Russell nel parco lì vicino si ferma, stupito, perché intorno non c’è nessuno, ma dall’ombra spuntano due tizi che corrono, chissà se vogliono giocare? E l’albero di Natale a Piazza Venezia, credetemi, alle 6 di mattina è tutta un’altra cosa. Senza macchine, rumori, solo tu, lui, quelle lucine calde mentre il vento ti sferza le gote,  meglio non fermarsi che si gela! E li hai visti gli uccelli sul milite ignoto, la Wedding cake, come lo chiamano i turisti, i militari in piedi quelli sì che hanno freddo!

Ora si torna. Altri 5 chilometri all’arrivo. Buongiorno!
Rispondono al saluto i ragazzi in divisa all’ambasciata inglese. E buongiorno a tutti quelli che ti corrono intorno, che sono tanti, l’ho detto, perfino a quest’ora. Poi, è incredibile come in una Roma deserta ci sia sempre gente alle fermate degli autobus. Novelli eroi del quotidiano, sempre loro, sempre la stessa fermata, lo stesso autobus, e sempre quei due scemi che corrono. Ogni tanto ci urlano qualcosa, soprattutto dai bar. Espressioni colorite, così romane. E l’odore di guano vicino l’Ara Pacis, qualche chiazza di vomito vicino i ristoranti, che o ci scivoli se non la vedi o a stento, se l’occhio ci si posa, freni un conato pure tu. E la zingarella che pulisce le scale della chiesa, che sia un patto col sagrestano, tu chiedi l’elemosina però ci dai una mano! E intanto si fa giorno, al freddo non ci fai caso, ma se passi su Via Panama o dentro Villa Borghese ti geli comunque, quell’umido ti entra nelle ossa, ma che importa. Il sole sorge, qualche nuvola, o forse nessuna, il nuovo giorno sta arrivando, ma già senti che lo hai vissuto più di molta altra gente. Il tempo di acquistare i giornali, e si salgono le scale, buongiorno al signore che anche oggi pulisce il palazzo, passo di qui che là è bagnato, non si preoccupi, ci ripasso con lo straccio, buongiorno e buon lavoro. E Roma è ancora lì, è già partito il suo caos ordinato che in fondo non mi mancherà mai, ma senza no, non potrei viverci.

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