Buon Natale, Mohamed

“Daniel, nel tuo quartiere c’è una famiglia che avrebbe bisogno di un piccolo aiuto”, mi ha detto un giorno un amico del Banco di Solidarietà di Saronno.

14 Dicembre 2009 alle 10:29

“Daniel, nel tuo quartiere c’è una famiglia che avrebbe bisogno di un piccolo aiuto”, mi ha detto un giorno un amico del Banco di Solidarietà di Saronno.
Mohamed è muratore, ma da alcuni mesi vede solo i muri della propria abitazione. Vive con la moglie e tre figlie piccole in un appartamento all’ultimo piano di una casa popolare.
Per la miseria, ho detto tra me pensando, proprio io ? Ho abbandonato dietro di me ogni traccia islamica e ora mi chiede di portare un aiuto a dei mussulmani?
Per obbedienza ad un amico che mi vuole bene, ho preso e sono andato a conoscere questa nuova famiglia. Per molti mesi non ho visto né la moglie e né le figlie di Mohamed. “Un momento che vengo giù io” mi diceva. Due parole di circostanza e un arrivederci. Insomma, me la cavavo in cinque minuti. Devono passare altri mesi prima di ricevere l’invito ad entrare in casa sua per conoscere la moglie e le sue bellissime bambine. Un appartamento molto povero con i materassi per terra al posto dei letti e un odore forte di mercati arabi al chiuso.
Quando andavo da lui pensavo spesso a Madre Teresa, alla sua dolcezza e alle sue carezze per i poveri che non dovevano certo avere un buon profumo. Lei era l’incarnazione delle parole del Vangelo quando Gesù ha detto …”ogni volta che avete fatto questo….l’avete fatto a me.” Ma il pensiero e l’ammirazione per questa santa donna non mi bastavano per trasformare il mio cuore di pietra in cuore di carne, perché quando guardavo Mohamed vedevo soprattutto un altro Mohamed che con i suoi pugni “accarezzava” il volto di mia madre.
E allora perché  continuavo ad andare da Mohamed, da sua moglie e dalle sue tre bimbe ? Non certo per  generosità o cuore buono, se penso che spesso avevo la tentazione di spaccargli il pacco di alimenti in testa. Ma grazie a mia moglie e agli amici del Banco mi rendevo sempre più conto che quello di cui avevamo bisogno entrambi, io e Mohamed, era il bisogno di essere amati oltre ogni misura umana, il bisogno della carezza del Nazareno.
Quando a Mohamed e famiglia dico “Buon Natale” dico il mio desidero che anche loro possano sentire il fiato del Dio Bambino . E quando lui mi risponde :” Buona Natale anche a te” è già un buon inizio.
 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi