Shine on you crazy diamond

Si chiamava Pasquale, ma non ne sono sicuro, è passato così tanto tempo. Un bel giorno gli dissi che era stato il migliore.

30 Novembre 2009 alle 10:34

Si chiamava Pasquale, ma non ne sono sicuro, è passato così tanto tempo. Un bel giorno gli dissi che era stato il migliore.
Umbria. Metà degli anni 80. Servizio militare. Fu un’esperienza incredibile. Una regione fantastica tra Spello e Bevagna, tra Spoleto e Gubbio, la cascata delle Marmore e le osterie allestite per la Quintana di Fulignu, il centro delu munnu.
 
In caserma un circo: lavaggio di 200 pentole con detersivo
che serviva per 10 e maresciallo che s’incazza con me perché ne chiedo un quantitativo aggiuntivo e poi scorgo che ne carica quintali sul furgone per uso domestico i campi innevati di Colfiorito per i tiri con Fal e Garant meno 15 gradi mani pietrificate guardie con pistole inefficaci ballerine e mancanti di alcuni pezzi proiettili cascati dalle fondine e perduti nel buio e nel buio ritrovati pulizia di cessi alieni sbrandamenti furieri grassi che non si alzano alla sveglia se non scaraventati sul pavimento magazzini fumosi colmi di hashish divento caporale istruttore qualche frocio che si accoppia il termine gay non era neanche preso in considerazione qualche recluta che si vuole gettare nel vuoto qualche altra con esperienze carcerarie che mi vuol far fuori durante il sonno altre che sputano di continuo anche in camerata qualche cazzotto qualcuno si buca qualcun’altro con un futuro da Brenda si vende rumori di fondo e risate all’alzabandiera odore forte nella mensa ricordo una puzza simile allo zoo di Milano all’entrata con la prima gabbia della giraffa poi superata la pozza degli ippopotami ci si abituava quel matto che con il camion si mette a superare tutti gli altri nove autocarri tra i tornanti di Colfiorito punito poi in maniera sacrosanta il capitano che dopo che abbiamo spazzato il piazzale dalle foglie ci condanna a replicare versando il contenuto dei bidoni riempiti e spargendo le foglie raccolte approfittando del vento una lezione economica da 2+2 mai capita per la verità crudeltà nient’altro marijuana a go-go no grazie non fumo bestemmie straripanti provenienti da ogni angolo dello stivale ospitalità degli amici umbri a casa loro che mi deliziano con la crescia della mamma infarcita con i salumi del porco appena ammazzato dal nonno vino tanto.
 
Una vita in un anno: ricordo di amici, le loro facce e le loro frasi,
pochi nomi. Le foto aiutano. Aiutano a prescindere.
Il personaggio che più ricordo e al quale sono più affezionato era Pasquale, il Migliore.
Mi diedero una squadra da addestrare composta da 14 isolani che non sapevano l’italiano parlavano esclusivamente dialetto sardignolo o messinese un laureato bellunese che mi aiutava nelle traduzioni e un campano della campagna più isolata pecoraio e lavoratore della terra che non avendo mai  studiato disse al massimo o’ capora’, come per dire sono qui che faccio?
Metterli insieme quel mese fu un’impresa e un ricordo memorabile.

Il campano Pasquale non parlava, annuiva col sorriso,
eseguiva, era rimasto un bambino, ineccepibile e buono, era l’unico con il bellunese colto che i primi giorni non tirava di destro. Era puro come il diamante raccontato dai Pink Floyd di Roger Waters in “Shine on you crazy diamond”.
Quando si avviò a nord, a destinazione, lo salutai e siccome mi arrogavo sempre il diritto di commentare se le reclute erano state brave e chi era stato il migliore non feci deroghe per quello scaglione e glielo dissi: “Pasquale, tu sei stato il migliore, continua ad essere così buono, ma studia”.
Ogni tanto sogno di andarlo a trovare, per vedere se il diamante è rimasto tale o è stato sporcato o spaccato dall’ambiente, dalla vita, se il Migliore si è acculturato ma è rimasto buono dentro.
Magari un giorno chissà.
Mi accoglierà con un buon caffè. Forse. O con la pistola.
Di sicuro si ricorderà. E sarebbe felice.
 

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