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Scheggia di novembre

Nel cimitero della mia città  a Budapest, all’ombra di un castagno gigante, c’è una piccola tomba.

6 Novembre 2009 alle 12:00

Nel cimitero della mia città  a Budapest, all’ombra di un castagno gigante, c’è una piccola tomba. Non è una di quelle importanti di marmo pregiato e costoso, né di quelle piene di fiori freschi, dalla terra sempre innaffiata  e senza erbacce, testimonianza di cure amorevoli di parenti nei confronti dei propri cari che non ci sono più.

E’ di pietra grezza corrosa dal tempo, trascurata,
sopra qualche vecchia bottiglia prosciugata con dei fiori appassiti dentro. Nessun nome e cognome, niente date, fotografie o statuette. C’è una sola parola scolpita in quella pietra: talàlkozunk. In italiano vuol dire: ci vediamo. Quando vado a visitare la tomba dei miei genitori, prima mi fermo per qualche attimo lì davanti a riflettere un po’. Riuscire a pensare o a vivere l’evento drammatico della morte come un arrivederci, è certamente un atto di fede nella Risurrezione dei  morti.
 

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