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Il treno per la Bovisa

Un paio di sere fa. Un Treno dalla Bovisa, con inciso noia sui vetri strisciava rumoroso verso casa. Ci sono dei ragazzi di qualche anno in meno di me, non si curano della mia presenza. Non ridono mentre lo fanno, guardano fisso attraverso, guardano Milano che sfugge alle loro attese.

22 Ottobre 2009 alle 17:43

Un paio di sere fa. Un Treno dalla Bovisa, con inciso noia sui vetri strisciava rumoroso verso casa. Ci sono dei ragazzi di qualche anno in meno di me, non si curano della mia presenza. Non ridono mentre lo fanno, guardano fisso attraverso, guardano Milano che sfugge alle loro attese. Eppure ci danno tante cose mi dico, vale la musica i concerti dell' Alcatraz, il Rolling Stone. Notti sui navigli di birre chiare e scure. Oppure l'Holliwood, con bellissime ragazze infighettate, tirate a lustro. Ma ci ritroviamo a incidere “noia” con le chiavi di casa, sul treno di ritorno delle ventidue trentasette.
Fede, il capo gruppo, con la mano ripassa una, due, tre volte. Nell'altro vagone la stessa tragica solitudine nascosta sotto il trench di un buon capufficio. Barba ben rasata, capelli a cercare con qualche strana acrobazia di coprire la testa pelata. Già più rassegnato del buon diciassettenne. Mi chiedono se voglio comprare del fumo, hanno un panetto intero, ma gli rispondo che sono a posto così grazie. Dove vanno le cose del mondo, che vanno, che vanno ? Mi scriveva un amico poeta.
E noi ultimi squinternati, dell'ultimo treno dallo Bovisa verso la city, dove andiamo. In queste notti cosi pulite, cosi pulite, cosi forse anche poco milanesi, tra le stelle e lampioni a confondersi, tra il duomo e uno schermo gigantesco, dove andiamo...Senza maestri non si va, e non si cammina. Perchè ricordo l'angoscia dei diciassette anni,  e le varie incisioni, i vari buchi, le varie canne. Ma ricordo anche una professoressa che mi disse: se sei qui è perchè qualcuno ti ha voluto, chissà che cose grandi devi fare della tua vita. Così mi viene da suggerire al ragazzo sommerso dal north face bianco: cerca cerca qualcuno da seguire e porta con te questa noia per condividerla con il maestro. Ma nell'ultimo treno dalla Bovisa le parole non escono e ci si saluta come amici di noia, sperando semplicemente di rivedersi, per dirsi con una occhiata: ti capisco.

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