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L’altalena

Ultima domenica d’ottobre. Giornata plumbea ma mite, soffia aria di scirocco. Nuvole che corrono avanti e indietro, giocando una partita tutta loro. Il chiarore dell’alba cominciava a disegnare i contorni dei balconi e dei cornicioni delle case. Abbigliato da sportivo, esco da casa e inizio a correre….destinazione Monte Berico.

13 Ottobre 2009 alle 21:44

Ultima domenica d’ottobre. Giornata plumbea ma mite, soffia aria di scirocco. Nuvole che corrono avanti e indietro, giocando una partita tutta loro. Il chiarore dell’alba cominciava a disegnare i contorni dei balconi e dei cornicioni delle case. Abbigliato da sportivo, esco da casa e inizio a correre….destinazione Monte Berico. Ascolto i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Le prime persiane si aprono sbadigliando a questo nuovo giorno. In qualche cucina, movimenti lenti d’ombre assonnate, si spostano al calore di una luce fioca, per preparare la prima colazione. Ma quante mamme, papà, figli, nonni sono ancora avvolti nel tepore delle coperte e magari stanno finendo il sogno che li ha accompagnati questa notte. Arrivo davanti al Museo del Risorgimento, ma trovo il pesante cancello di ferro chiuso, vietandone l’ingresso. Peccato, non potrò immergermi nei suoni silenziosi del boschetto, e respirarne i suoi profumi. Questo è il luogo dove io passeggiando, parlo e incontro lo spirito di mia madre e mia nonna, ora che si sono vestite di natura. Le mie sono parole intense e silenziose, pronunciate dalla parte più profonda del mio cuore. Torno indietro e, decido di fermarmi nel piccolo parco giochi, a qualche passo dal museo.
Nell’attesa speranzosa che si apra il cancello, per non far raffreddare i muscoli, decido di eseguire qualche esercizio d’allungamento. Davo le spalle al piccolo ingresso, costituito da un basso cancelletto in alluminio scorrevole, quando timidamente si addentrava un’esile signora avvolta nella sua calda tuta di pile di color vinaccia. Silenziosamente e senza alcun imbarazzo, anche lei inizia i suoi lenti esercizi. I nostri sguardi s’incrociano per un attimo, tra noi c’è silenzio, vince la timidezza di entrambi. Non c’era bisogno di dire nulla. I nostri occhi avevano parlato per noi. Quella figura aristocratica, è un piccolo concentrato di dolcezza e serenità, con i capelli striati d’argento, occhi piccoli ma vivaci. Sebbene non mi guardasse, sentivo il suo sguardo posarsi su di me. Percepivo quella sua espressione dentro il mio cuore.
Aveva lineamenti gentili, da modella di rivista, ma le dolci increspature del suo magro viso, lasciavano indiscutibilmente intravedere il segno del suo tempo trascorso. Improvvisamente lasciandomi di stucco, si avvicina all’altalena. Senza preoccuparsi minimamente della mia presenza, si siede e spingendosi con le gambe, inizia ad oscillare con un lento movimento.  La sentivo leggera come una variopinta farfalla che danzava davanti ad un fiore. Percepivo tutto il suo essere. Il suo viso era tornato magicamente bambina e sulle sue labbra, quel sorriso denso d’emozioni, esternava tutto il suo mondo interiore. Quanti ricordi affioravano in quegli istanti nella sua mente! La sua fanciullezza, la miseria patita, il primo amore. Compagni di scuola che se ne sono già andati, lasciando questo mondo, ma lei stava volando e, intorno a quella nobile figura, sentivo la dolcezza della primavera. Dalle nostre bocche cucite nemmeno una parola, eppure, credo abbia voluto impartirmi una lezione di vita; essere se stessi, sempre, anche fino a farsi del male. Il parco del museo chiuso, l’incontro con questa misteriosa signora, è come se mia nonna avesse deciso di venire lei ad incontrare me. Esistiamo fintanto che siamo ricordati. Il tempo è rimasto grigio per tutto il giorno, ma io sono tornato a casa, con il sole e la gioia nel cuore, grazie a quel magico incontro. Qui c’è tutta la mia anima nello scrivere questo breve episodio di vita vissuta, che incontrerà le anime di quanti leggeranno, rafforzando lo spirito di un ragazzino quarantatreenne che racconta le proprie sensazioni in questo mondo così superficiale.

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