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Un week end spericolato

Il venerdì  è il giorno dedicato alla programmazione del tempo libero per l’imminente fine settimana

8 Ottobre 2009 alle 14:55

Il venerdì  è il giorno dedicato alla programmazione del tempo libero per l’imminente fine settimana. Un indizio è la lentezza con cui riesco a scaricare,  sul proprio Personal ccomputer, i siti dedicati agli eventi, alle manifestazioni eno-gastronomiche. Negli ultimi mesi il mio Pc riposa di  venerdì. Non cerca, liberandomi così dal rituale gravame. L’unica idea è di voler star accanto ai miei cari, ai miei amici  che stanno vivendo un momento della loro “vita” in modo pieno, prossimi al mistero,  alla commistione di disperazione e di attese di speranza, in tre parole : in preghiera continua.
In tale scena, lo spettacolo della vita riduce il tempo a piccolissimi attimi,  tante piccole onde che si scontrano in tutte le direzioni, sospinte da venti “indecisi” ma “impetuosi”. Tanti attimi. Sospesi. Pianificare, programmare, produrre sono come le conserve della nonna, “sotto spirito”. In attesa che il presente ritorni ad essere il domani fatto di noia, ripetitività, regolarità e sì di tempo libero da gustare. L’attesa è per l’oggi. E’ per vedere un miglioramento, una “rondine” che annunci il ritorno della primavera. La domenica vale quanto il sabato, il lunedì o il giovedì. Le feste non timide. Si nascondono. I giorni sono uguali, ad elevata volatilità “emotiva” direbbe un analista finanziario, tutti concentrati nel brodo primordiale fatto di minuti,ore, giorni, settimane, mesi , anni.
Lì,  nei volti fermi lungo i corridoi, l’uomo si presenta con il suo volto segnato dalle rughe della speranza e della sfiducia. Niente paroloni, ma sussurri. Poco Io, ma tanto e tu? e lei? la piccola? l’interesse per il vicino, la sinfonia delle nostre vite accomunate dallo stesso spartito a più strumenti. Un buon referto. Gioia, tutto riflette luce. Ma poi un grido. Una mamma. E’ il martirio di tante Madonne, sedute sotto la croce della Morte.
Amici, parenti, dottori, tutti i presenti scavano con lo sguardo il pavimento,a cercare una tomba dove seppellire questo nuovo dolore. Gli abbracci sostengono. La risposta può essere di fede oppure di disperazione. Il salto comunque verso un antro  oscuro. Di nuovo il silenzio. Poi fortunatamente l’amico nell’attesa ha maturato il senso di appetito. Buon segno. Esco di corsa in cerca di una gastronomia. Ma è Domenica. Per fortuna c’è un centro commerciale aperto, trovo il meglio della cucina bolognese e delle chitarrine abruzzesi sperando che il gusto sollevi l’animo. Mentre ritorno con il mio fagotto in corsia, penso che “santificare” la Domenica è anche lavorare in un centro commerciale per servire chi ha bisogno, anche di piccole cose. Gesù serviva anche di Sabato. Mi riprometto di farlo presente la prossima volta che qualche moralista mi vuole convincere che la Domenica è da dedicare esclusivamente a Dio, evitando ogni altro impegno e lavoro. Il pasto ha successo e all’improvviso anche i referti sembrano risuonare come una mazurca. Torna la quiete, qualche sorriso segnato dal brillare degli occhi. Un sospetto. Le preghiere o la dedizione oppure la forza del paziente. Tutto in Uno. Si fa sera solo perché il cellulare mi ricorda che devo fare più di un paio di centinaia di chilometri. Saluto come si saluta quando si esce solo per prendere un caffè. Sollevato mi metto alla guida per rientrare a Casa dai miei. Mentre il paesaggio intorno muta, i colori si abbracciano nella notte buia, esiste solo il presente, domani è oggi, è tutto “subito”.  Percepisco una piccolissima voce che sembra suggerirmi “E’ sempre e sarà sempre solo Domenica”.
 

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