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In silenzio tra i santi

Ha lasciato questo mondo in silenzio, l'umile e semplice silenzio cha ha caratterizzato il suo più che ventennale ministero di Pastore a Takamatsu, Giappone. Mons. Joseph Fukahori, 84 anni, è scomparso il 24 settembre 2009 accolto dalla tenerezza della Vergine della Mercede.

1 Ottobre 2009 alle 15:13

Ha lasciato questo mondo in silenzio, l'umile e semplice silenzio cha ha caratterizzato il suo più che ventennale ministero di Pastore a Takamatsu, Giappone. Mons. Joseph Fukahori, 84 anni, è scomparso il 24 settembre 2009 accolto dalla tenerezza della Vergine della Mercede. Il 29 settembre si celebreranno i funerali nella Cattedrale di Takamatsu. 
Non più di un paio di giorni prima di morire, come risvegliandosi miracolosamente da un prolungato torpore, ha salutato un gruppo di trenta ragazzi e giovanissimi della sua Diocesi che si erano recati al suo capezzale persuasi di rendere visita ad un santo. E' stato come se avesse voluto passare il testimone di una vita spesa per il Vangelo e per la Chiesa a quel grappolo di ragazzi che aveva battezzato e formato nella fede. Come accadde per Giovanni Paolo II, sono stati ancora i giovani, la speranza di una Chiesa che sempre si rinnova, ad essere testimoni della nascita al cielo di un santo. Per loro sono state le ultime energie di Mons. Fukahori, le stesse che, intrise di zelo apostolico, hanno guidato con spirito profetico la più piccola Diocesi del Giappone. Takamatsu infatti, come già fu per Betlemme che, pur essendo piccola e sperduta vide la nascita del Messia, piccola diocesi e con un futuro senza presbiteri da far tremare i polsi, ha visto nascere miracolosamente circa venti anni fa, per la ferma volontà del suo Vescovo e l'altrettanto deciso incoraggiamento del Servo di Dio Giovanni Paolo II, il Seminario Diocesano Internazionale Redemptoris Mater per l'evangelizzazione del Giappone e dell'Asia. Senza fondi e con la sola certezza della presenza costante della Provvidenza, in esso sono stati formati trenta presbiteri, tra cui diversi giapponesi, che attualmente lavorano in Giappone, in Asia ed in diverse parti del mondo. Oggi, a distanza di venti anni, si può constatare quanto profetica fu la scelta di Mons. Fukahori: in quasi tutte le diocesi del Giappone infatti si stanno accogliendo seminaristi provenienti da diversi Paesi dell'Asia per far fronte alla terribile scarsità di vocazioni.  
    
Accanto al Seminario Mons. Fukahori diede impulso alla Nuova Evangelizzazione nella sua diocesi chiamando diverse "Famiglie in missione" del Cammino Neocatecumenale che, da tanti anni ormai, stanno  perdendo la vita con i loro numerosi figli. Attraverso di loro moltissimi giapponesi hanno avuto la Grazia di conoscere il Signore, nelle scuole, nei posti di lavoro e nei diversi ambiti della vita quotidiana.  
  
Un nuovo Popolo Santo che fosse luce, sale e lievito nel Giappone contemporaneo, questa fu l'intuizione di Mons. Fukahori, che nella sua esperienza personale aveva visto la guerra, la precarietà del dopoguerra e si era bene presto reso conto dell'abbagliante e vana prosperità cui era giunto il Giappone. Un'economia capace di saziare forse la carne, ma di lasciare sempre più vuoto lo spirito; i suicidi e l'alcool con le loro tragiche percentuali di morte come una guerra nucleare testimoniano l'urgenza di un'evangelizzazione che raggiunga ogni giapponese con la Buona Notizia del Vangelo. Egli infatti comprese che la vera sfida dell'evangelizzazione nell'Asia era quella di presentare una comunità cristiana che desse i segni di una fede adulta, l'amore al di là della morte e l'unità al di là di ogni barriera culturale, di razza e di ceto. In un continente secolarizzato ma ancora profondamente religioso non sono necessari altri templi da affiancare a quelli già numerosissimi; è urgente e e irrinunciabile che appaia Cristo vivo e risorto dalla morte nella quotidiana esistenza del suo corpo che è la Chiesa. Senza timore di andare controcorrente e di essere un segno di contraddizione capace di far riflettere e di attirare, come fu per la Chiesa primitiva, i non cristiani in un desiderio di vivere come i cristiani, in un'esistenza rinnovata, riconciliata e salvata. Per questa Chiesa ha vissuto Mons. Fukahori, e così, tutto ha fatto per il Vangelo. 
  
Il Giappone è una terra difficile, quasi impermeabile, apparentemente interessato ad ogni novità ma anche profondamente attaccato alle proprie tradizioni e da esse irremovibile. Non è impresa facile seminare il Vangelo. Occorre credibilità, una testimonianza reale, che il seme muoia per penetrare in profondità e non resti solo, ma porti un frutto che rimanga. Le sofferenze e le difficoltà che ha vissuto Mons. Fukahori dovute alla carica profetica delle sue scelte spesso non comprese e spesso avversate lo hanno reso proprio un piccolo seme gettato in terra. La sua totale dedizione alla Chiesa e il suo amore senza limiti che lo ha sempre fatto sorridente e pieno di pace anche nei momenti più difficili, i suoi silenzi pieni di misericordia, hanno irrorato di uno specialissimo sangue, quello di un martirio spirituale, questa terra cosi aspra.  
 
La semplicità e l'innocenza di un agnello mansueto tra le tigri asiatiche, capace di svelare la verità sull'uomo e sulla vita, un segno indelebile nella storia contemporanea del Giappone, lontano dai riflettori dei media che abbagliano celando chi davvero, per il solo fatto di esitere e vivere sino in fondo la fede, la muovono la storia, e la rendono santa, nonostante le ferite e le cadute.  
  
Le orme imporporate dall'amore genuino con il quale Mons. Fukahori ha governato la Diocesi e ha poi accolto la volontà di Dio che lo ha condotto per cammini di amara solitudine, sono l'eredità più grande che lascia alla diocesi di Takamatsu e alla Chiesa intera del Giappone. Solo questo amore sino alla  fine potrà evangelizzare il Giappone; solo la presenza viva di Cristo e del suo Mistero Pasquale può condurre al Cielo questa generazione. E' Gesù infatti che ogni giapponese attende nella sua vita. Mons. Fukahori ci ha mostrato la via dischiudendoci nella sua vita il cammino alla vera evangelizzazione. 
 

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