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Una favola metropolitana globale

La grande crisi è finalmente alle nostre spalle. Gliel’abbiamo fatta. Anch’io, adesso ho un’altra e positiva visione del futuro. Negli Stati Uniti i consumi sono ripartiti alla grande e le borse Europee oggi segnavano tutti indici positivi, Milano compresa.

22 Settembre 2009 alle 10:23

La grande crisi è finalmente alle nostre spalle. Gliel’abbiamo fatta. Anch’io, adesso ho un’altra e positiva visione del futuro. Negli Stati Uniti i consumi sono ripartiti alla grande e le borse Europee oggi segnavano tutti indici positivi, Milano compresa. Fino ad ieri invece ero molto sconfortato perché questa settimana era comparso sulle principali reti televisive e quotidiani, ma la triste notizia era sicuramente errata o esagerata, un dato che l’Ocse aveva previsto come numero di disoccupati entro il prossimo anno in Europa: 57.000.000.  Deve essere certamente un errore di calcolo ho pensato, non si potrebbe proclamare che la ripresa è in atto. Cinquantasette milioni corrispondono ad altrettante famiglie, cioè circa 150 milioni di persone.
E c’è un altro errore, anche qui la cifra sarà probabilmente gonfiata; si dice, infatti, che tre o più, siano i trilioni di dollari che le banche, anche su stime del Fondo Monetario Internazionale, perderanno entro l’anno prossimo ed un trilione è già andato in fumo.
Un trilione? E che vordì ?... Direbbe quel simpaticone di Enrico Montesano.
Io me lo sono chiesto e ho cercato su internet, dove gira voce, ma non è verificata nemmeno questa, che si tratta di un numero con 12 zeri a seguire; è ovvio che a cose del genere non ci si possa, né ci dobbiamo credere. Sembrano gli sproloqui di un economista sbronzo di vino marsala, piantato dall’amata sedotta dall’amico, architetto disoccupato, dell’idraulico fallito ricercatore di fisica nucleare, che le aveva riparato lo scarico del lavandino.
E’ più facile credere a un asino che vola o che ci siamo fumati tre trilioni di dollari? E’ da questa cifra incomprensibile, che divisa per sette miliardi, compresi vecchi, neonati e bambini malnutriti, quanti sono gli abitanti del globo, che sono “derivati” 570 dollari, ma forse più, di bevute a testa. Insomma la finanza è una grande invenzione, rende  possibile consumare più di quanto non si produca, ci si può indebitare all’infinito. E’ importante essere credibili. Altri pagheranno se caso, il conto interessi compresi, cavoli loro.
Bene, sono quasi convinto che il peggio sia passato, rimane solo un piccolo particolare fuori posto, che di fronte a queste cifre impossibili da immaginare e alle voci ormai concordi dell’uscita dalla crisi, sembrerebbe insignificante.
Il punto è che quel piccolo particolare fuori posto, insignificante sono io.
Anzi è il “mio io”, descritto da uno che conosco come esigenza profonda di bellezza, verità e giustizia, che non si fa addomesticare facilmente né si accontenta di risposte parziali e cerca sempre il significato in tutto; accorgendosi che la sua bottega artigiana non va proprio a gonfie vele, non si fa convincere del contrario e nemmeno che la diminuzione degli ordinativi è da ricercare nella cattiva gestione, in investimenti sbagliati, o in questioni strutturali. Crede che la crisi globale c’entri, anche se nessuno la chiama più col suo vero nome e che c’entrino soprattutto le politiche sbagliate che negli ultimi decenni hanno causato un arretramento costante delle piccole medie imprese, costrette a sostenere oneri e burocrazia sempre più pesanti, come ci fosse un progetto per ridurne il numero, mai tutelate da confederazioni che dovrebbero farlo per statuto. Si pensa e si è creduto che in un mondo globalizzato la grande dimensione avrà più probabilità di successo. Peccato che la Fiat, ancora più grande di ieri con la Chrysler, debba sempre battere cassa altrimenti l’idea apparirebbe perfetta. Era necessario un po’ di tempo e molte imprese senza rumore sarebbero scomparse come per tante è già successo dovendo competere ad armi impari all’invasione di prodotti cinesi, vedi tessile, calzaturiero, elettrodomestici, elettronica ecc. Invece la crisi è stata come provvidenziale, i nostri l’hanno capito e questa ecatombe avverrà in tempi più contenuti. Si soffre meno morendo subito e poi sinché non finiranno, ci sono gli ammortizzatori a bizzeffe.
E’ passato esattamente un anno e infatti, sembra non sia successo niente, tutto è come prima, le banche di casa nostra ritornano a fare utili più di prima, senza il minimo rischio, allo stesso modo e la finanza non è costretta a seguire nessuna nuova regola efficace.
In molti preferiscono pensare che crisi e possibilità di nuove bolle finanziarie siano una specie di favola metropolitana mondiale di cui non valga la pena parlare, cosicché tutti i media pubblicano notizie sulle veline di Berlusconi o altre questioni simili; ma io come faccio a non vedere che tanti piccoli e medi imprenditori intorno a me sono scoraggiati o vorrebbero chiudere? E i tanti giovani che non hanno prospettive?
Dovrei voltarmi dall’altra parte e farmi i fatti miei? Così dice un proverbio siciliano che ormai si è diffuso in tutto il mondo: “ fatti i fatti tuoi e campi cent’anni”; è il contrario di “meglio un giorno da leoni che cento da pecora” ma far passare il messaggio di una prossima e già avvenuta uscita dal tunnel, consentire a tutti di acquistare una Suv o un frigorifero a rate, con finanziarie che prestano soldi a novantenni, anche se non accompagnati dai genitori, sostiene i consumi e accelera la ripresa.
Di finanziare che prestano da 10 a 100 mila euro è piena l’Italia. Ogni mattina sul parabrezza e sul lunotto posteriore dell’auto non mancano volantini che le reclamizzano e nella cassetta delle poste, le più conosciute.
Del resto conviene investire in prestiti ed evitare la produzione, il mattone e la borsa. Grandi masse di denaro, di cui è “opportuno” non chiedere la provenienza, cercano di moltiplicarsi sulla pelle di chi è in difficoltà, o che lavora e vive soltanto per possedere una nuova auto extralusso.
E’ pur vero anche se raro sentire, ma non ho sufficienti informazioni appunto, notizie su precari nella scuola in catene da qualche parte a protestare oppure di operai che salgono in cima ai tetti o alle gru per evitare di perdere il lavoro, ma anche queste sono forse favole metropolitane o voci messe in giro da pessimisti o da chi cerca di confonderci le idee; già molti imprenditori hanno trasferito il loro stabilimento in Polonia, Romania e Cina mettendo in strada tante famiglie, non è successo niente e per di più le loro azioni come i prodotti bancari, sono sempre al rialzo. Da che mondo è mondo i licenziamenti e la cassa integrazione ci sono sempre stati, non sono notizie da prima pagina e non fanno vendere più giornali. Provate a immaginare i titoli di testata su quotidiani e Tg vari se Fini o Casini e Bossi fossero scoperti in compagnia di una o più escort a testa in qualche chiatta, attrezzata allo scopo, sul Po’? Avremmo risolto il calo delle vendite della carta stampata almeno per sei mesi, queste sono le notizie che più interessano il paese, quello sano che non ha problemi o imprese in crisi, il paese delle società di calcio, dei petrolieri, dei grandi gruppi assicurativi o televisivi, dei gruppi bancari, di tutti quelli che ci amministrano, i dirigenti ecc.
E specialmente loro non devono perdere di fiducia e affidabilità, perché  la ruota non si fermi e continui a girare, perché  se la gente si cominciasse a farsi troppe domande, e venissero fuori tanti “io” chi darebbe loro le risposte giuste o potrebbe dire qual è verità?

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