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Risposta piemontese alle mire di Capalbio

Il palazzetto dell’ex scuola elementare di Monforte d’Alba è lì, in bella vista, sotto l’ultimo sole di fine estate e sotto ristrutturazione (da migliaia di euro) pagata dalla signora Caterina Bottari Lattes, vedova del pittore-scrittore-editore Mario Lattes e presidente della Fondazione Bottari Lattes. Ovvero la Fondazione che ha lanciato la seconda offerta (da quattrocentomila euro) per il rilevamento del premio Grinzane Cavour

8 Settembre 2009 alle 09:46

Il palazzetto dell’ex scuola elementare di Monforte d’Alba è lì, in bella vista, sotto l’ultimo sole di fine estate e sotto ristrutturazione (da migliaia di euro) pagata dalla signora Caterina Bottari Lattes, vedova del pittore-scrittore-editore Mario Lattes e presidente della Fondazione Bottari Lattes. Ovvero la Fondazione che ha lanciato la seconda offerta (da quattrocentomila euro) per il rilevamento del premio Grinzane Cavour, ancora nelle mani del commissario liquidatore Enrico Stasi e già adocchiato dal patron romano del premio Capalbio, Gianni Aringoli, autore di un’offerta da trecentomila euro messa sul piatto in luglio sotto lo sguardo distaccato della Regione Piemonte, cortesemente ma palesemente non entusiasta al cospetto di un compratore non radicato sul territorio. Quel palazzetto a Monforte, assieme al cinquanta per cento della galleria d’arte Don Chisciotte di Roma, ultimi arrivati nel parco proprietà della signora Lattes, sono, secondo Adolfo Ivaldi, vicepresidente della Fondazione, le “prove” più recenti dell’esistenza di un solido “patrimonio privato” capace di sopportare l’esborso dei quattrocentomila euro. La meticolosa specifica dei beni si accompagna alla “perplessità” espressa da Ivaldi riguardo alla ricostruzione del Giornale – che ieri parlava della Fondazione Bottari Lattes come di “un’istituzione che non sarà forse dotata di ingenti risorse economiche… ma che possiede tutti i crismi di una ben radicata cultura politica ‘azionista’ piemontese”. “Macché pochi soldi”, dice Ivaldi, fermamente intenzionato a porre la “mobilia” a garanzia di indipendenza: “La signora Bottari Lattes ci garantisce una solidità economica incredibile, e la nostra iniziativa è assolutamente privata, non è una cordata e non vogliamo che venga inquinata da qualcosa di pubblico. La decisione di partecipare all’asta è maturata in seno al consiglio di amministrazione, dietro mia sollecitazione. Il nostro comitato scientifico, con le personalità del calibro di Giorgio Barberi Squarotti e Maria Rosa Masoero, vuole bene al territorio. A noi interessa acquisire alcuni marchi legati al Grinzane perché pensiamo di avere il background adatto per gestirli. E speriamo che la valutazione dell’offerta tenga conto di questo e non soltanto dell’aspetto economico”.
E’ proprio il mantenimento della piemontesità del Grinzane, d’altronde, ciò che preme alla regione, nonostante le dichiarazioni diplomatiche di equidistanza dai compratori – del tipo: siamo contenti se un piemontese fa un’offerta ma poi stiamo a vedere chi offre maggiore garanzia di qualità. E però in questa circostanza la regione ci tiene più che mai a sottolineare una sorta di neutralità. “Assolutamente indipendente dalla regione” e “fatta con risorse proprie” viene infatti descritta l’operazione Bottari Lattes dall’assessore alla Cultura Gianni Oliva (come a voler spazzare via le voci di chi, nei giorni scorsi, aveva insinuato che ci fosse lo zampino di Mercedes Bresso dietro l’uscita della signora Lattes). Oliva, con cortese e piemontese attendismo, ricorda “che nessuno ancora ha parlato di business plan” e che “il commissario deve ancora far uscire il bando” – e si sa che potrebbero venire fuori due aste, una per il know how e i contatti del Grinzane (quelli a cui mirava Aringoli) e una per i beni immobili, per esempio l’enorme sede di Torino. A Monforte, d’altronde, si fa fatica a vedere la signora Bottari Lattes come la testa di ponte di un’agguerrita trama “post azionista” piemontese volta a spezzare le gambe degli invasori provenienti dalla sinistra romana, e si circoscrive piuttosto la sua azione come “iniziativa di sostegno locale alla cultura”. Sia come sia, da ieri la Fondazione Bottari Lattes (da non confondere con la Fondazione Mario Lattes), ha inaugurato un sito internet in cui, dice Ivaldi, “si dà conto del radicamento sul territorio” e delle “finalità”: “… La Fondazione dà luogo alle più diverse iniziative di studio e di ricerca culturale e artistica, favorendo il finanziamento, la promozione o la supervisione di iniziative quali premi letterari, mostre, concerti, rassegne cinematografiche, pubblicazioni di libri e convegni tematici”.

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