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Non ci vogliono imporre nulla, anzi

Mentre rincaso, sento alle mie spalle una voce che pronuncia le parole di un gioco che, francamente, pensavo fosse ormai sconosciuto ai bambini: “Regina, reginella, quanti passi devo fare …”. Mi giro e il mio stupore iniziale si trasforma in meraviglia.

24 Giugno 2009 alle 18:11

Mentre rincaso, sento alle mie spalle una voce che pronuncia le parole di un gioco che, francamente, pensavo fosse ormai sconosciuto ai bambini: “Regina, reginella, quanti passi devo fare …”. Mi giro e il mio stupore iniziale si trasforma in meraviglia. A pronunciare quelle vecchie parole è una bambina araba di nove-dieci anni che sta giocando con una bambina indiana di qualche anno più piccola. Le due mamme, una con lo chador e l’altra con un tipico vestito indiano coloratissimo, guardano le due piccole con soddisfazione. Due mondi lontani si sono incontrati nel nostro paese non per modificarlo, ma per salvarne le tradizioni. Non ci vogliono imporre nulla, anzi. Stanno assorbendo da noi e dal nostro passato. Stanno diventando italiani. Penso fra me che, magari, i loro fratelli maschi già tifano per la Roma o per la Lazio e che parlano con la nostra stessa inflessione dialettale. Fra qualche anno questi bambini saranno in tutto uguale ai nostri. L’unica diversità, se proprio volessimo cercarne una, sarà nel colore della pelle, ma non credo che per noi possa essere importante.

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