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MM/2 (sottotitolo: alcol a fiumi fino al fiume)

Ritorno per qualche giorno di fila a Milano, dopo 15 anni  dall’ultima volta e dopo averci vissuto per  30. Potrei riconoscere Milano ad occhi chiusi. Semplicemente dall’odore, che trovo molto particolare. Sul serio.

12 Giugno 2009 alle 08:00

Ritorno per qualche giorno di fila a Milano, dopo 15 anni  dall’ultima volta e dopo averci vissuto per  30. Potrei riconoscere Milano ad occhi chiusi. Semplicemente dall’odore, che trovo molto particolare. Sul serio. Cerco subito di fare confronti con ciò che ricordo del passato. La metro celebrata da Luca Pasquin è essenziale, congiunge tutte le periferie al cuore, il Duomo. Non posso farne a meno. Lascio l’auto in zona Stadio (che per me resta S. Siro, Meazza mi fa ridere) e mi accorgo di una cosa che non aveva mai attratto la mia attenzione: questi quartieri periferici sono infarciti di chiese e parrocchie, ne conto 9 solo nel quartiere S.Leonardo/Bonola, chiese orrende per carità, moderne all’inverosimile, sullo stile di quelle cubiche ma sempre con oratorio e campi da basket e calcio, uno sforzo quindi pazzesco (sui risultati si potrebbe aprire un dibattito…) che mi pare giusto riconoscere alla diocesi, nonostante non simpatizzi affatto né per Tettamanzi né tantomeno per Martini.

E’ una Milano molto più multietnica di 15 anni fa quando me ne andai, all’epoca c’erano più che altro filippini che invadevano aggressivi i campetti da basket nel weekend e difendevano duro. Ora negri, cinesi e rumeni dappertutto.
E’ però sempre più una Milano da bere. Locali, locali e ancora locali: scendo alla fermata di Porta Garibaldi, si parte da Corso Como, Via Corso Garibaldi fino al Teatro Piccolo, dove hanno allestito l’aperitivo proprio nel piazzale antistante, il tutto divenuto zona pedonale, un’infinita serie di locali, aperitvi a go go, mojito a tutto busso, trattorie, osterie, e in un battibaleno si arriva fino al Castello Sforzesco, soldi a badilate che girano, non si respira smog ma ricchezza, gente che esce da un pub ed entra subito in un bar, passo tristemente dal Duomo ridotto ad optional, ma secondo me sempre superlativo, come proveniente da un altro pianeta nonostante il giudizio snob dei critici alla Sgarbi.

Arrivo alle colonne di S.Lorenzo passando per via Torino, anche qui una serie impressionante di locali proprio dove un tempo sulle panchine dell’attigua Piazza Vetra c’era un morto la settimana per overdose di eroina. Sono favorevolmente impressionato da cotanta meraviglia, ben consapevole che dove c’è tanta grana, tanta pilla, tanti sghei, c’è tanto alcol e tanto tanto tanto altro con tutti i problemi connessi. Arrivo esausto fino a Porta Genova e finendo direttamente sul Naviglio, il fiume, forse il punto più pittoresco dell’itinerario. Chilometri di strade e aperitivi.

Per arrivarci mi avvalgo per un breve tratto del 2, un tram vecchio stampo (serie 1928, c’è un bel sito dedicato milanotram.com con tutti gli storici modelli) in legno al quale mi sento affezionato.
In questa breve incursione nel mio ex-territorio di adolescenza e gioventù le suggestioni e i ricordi aumentano nella mia mente di innamorato milanese sedendomi su questo vecchio tram che resiste nel tempo alle intemperie e alla tecnologia del più conformista Jumbo. Sto meglio in Romagna, adesso. Altri ritmi e colline a vista, ma mi fa piacere che nonostante tutto, nonostante qualcuno remi contro di te, hai ancora molto da dare, sei ancora molto bella. Grazie Milano.

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