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Il Giro è arrivato a Faenza

Brisighella con la rocca, il santuario del Monticino e la torre detta dell'Orologio, salite arcigne ma troppo corte per i professionisti, Basso e Garzelli (doping permettendo) con stile impeccabile, il mito Armstrong (doping permettendo) in difficoltà, la vena del gesso più importante d’Europa, un caldo africano che fa sembrare il Giro come il Tour de France.

26 Maggio 2009 alle 10:52

Il Giro d’Italia è arrivato a Faenza
Quando si corre il giro ogni giorno è domenica
(Indro Montanelli). E oggi è domenica.

Brisighella con la rocca, il santuario del Monticino e la torre detta dell'Orologio, salite arcigne ma troppo corte per i professionisti, Basso e Garzelli (doping permettendo) con stile impeccabile, il mito Armstrong (doping permettendo) in difficoltà, la vena del gesso più importante d’Europa, un caldo africano che fa sembrare il Giro come il Tour de France, il Casale e il Trebbio in sequenza li ho fatti anch’io, sono particolari, due chilometri tremendi poi falsopiano, poi un tratto durissimo poi falsopiano di nuovo, fanno male, tra i due monti Modigliana e la sua Roccaccia sventrata, Menchov e Di Luca grandi (doping permettendo) in apnea, discesona finale dritta adatta al recupero del gruppo e il gregario belga frenato e derubato dello sprint per quella che poteva essere una sua prima vittoria da quel Van Poppel fenomenale sprinter del passato ora manager fijo de puta, e vince un lughese. Un romagnolo. Neanche a farlo apposta.

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