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Chapeau, vecchio Marco

Le labbra essiccate, simbologia disidratante di un fisico che tergiversa all'ennesimo appuntamento con la sofferenza, pupilla vigile, sguardo penetrante e lucido, voce che commuove e impasta.

25 Maggio 2009 alle 16:19

Le labbra essiccate, simbologia disidratante di un fisico che tergiversa all'ennesimo appuntamento con la sofferenza, pupilla vigile, sguardo penetrante e lucido, voce che commuove e impasta.

Che figurone a Annozero vecchio Marco, gigante mai compreso, che bello guardare le tue espressioni smarrite di fronte al regime bipartitico italiano. Non ti capivano, non li capivi, vittime di un linguaggio autoreferenziale Lupi e Franceschini stavano lì a menar fendenti che tu non recepivi, o meglio avevi già dato, tutta la partitocrazia antidemocratica ammantata di democrazia tu l'hai diagnosticata da una vita. E allora seguivi il disincanto di traiettorie al sapor di dejà-vu, e sorrisi del disarmo illuminavano la tua faccia smagrita di acqua che manca.

Ma cosa ne sanno vecchio Marco, cosa ne sanno di battaglie che sanciscono rinvigoriscono e liberano, cosa millantano, perchè tergiversano nei meandri di un potere asfittico che loro hanno creato e perpetuano nell'indefessa coltivazione del vacuum. Tu no vecchio Marco, hai lottato senza reclamare posti, hai dato voce a tutte le voci nel capolavoro di etere che Radio radicale incarna e suggella. Che lo sappiano vecchio Marco, l'Italia incivile di un popolo senz'anima veste i panni di una libertà che tu hai contribuito a garantire. E' storia d'orgoglio che appartiene a un paese ingrato, rimarrà scolpita nel marmo delle istituzioni con leggerezza di Canova.

E forte riecheggia quell'urlo strozzato dell'altra sera: "che cazzo c'entro?". Tu non c'entri vecchio Marco, sei straniero in terra di casa, paradigma infausto di una nazione che disconosce i talenti. Per parte mia un abbraccio. Con affetto e gratitudine.

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