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Il buonumore di periferia

Il quartiere “Villaggio Matteotti” (ex Villaggio Mussolini) è una periferia di Saronno, meglio conosciuto come “Il Bronx di Saronno”.  E’ sabato. Mezzogiorno circa.

8 Maggio 2009 alle 10:57

Il quartiere “Villaggio Matteotti” (ex Villaggio Mussolini) è una periferia di Saronno, meglio conosciuto come “Il Bronx di Saronno”.  E’ sabato. Mezzogiorno circa. Parcheggio la mia  “quasi Chrysler” tra una Mercedes, forse acquistata con un mutuo o più probabilmente frutto di un traffico commerciale non riconosciuto dal codice civile, e una vecchia Lancia trasformata in modello “rally-tamarro”, full optional (compreso cuscino Forza Napoli).  Mi avvicino al cancello di entrata tra  sguardi di signore  appoggiate alla ringhiera del terrazzo , mamma con il velo,  di ritorno dalla spesa al Discount  e seguita da almeno tre o quattro figli e ragazze che, usando il velo per svelare più che coprire, attendono, sedute sul muretto, l’arrivo di qualche “Nino D’Angelo” pronto a marcare il territorio con l’odore delle “sgommate”.
Suono.  “Sì? – Sono Daniel – Ah, ciao, vieni su.”  Tra il cancello e l’appartamento ancora un portone. Appoggio a terra il pacco alimentare e risuono. Al posto della maniglia che qualcuno deve avere preso in prestito c’è una vite. Apro, e  tenendo fermo il portone con un piede, tiro su il pacco ed entro. Devo andare al quarto piano e così vinco la paura e il pregiudizio nei confronti della manutenzione “popolare” e chiamo l’ascensore.
Mi attende il buonumore di una famiglia orgogliosa di essere saronnese doc in mezzo al multicolore di periferia. Si entra direttamente nella sala che è anche sala da pranzo, sala giochi e camera matrimoniale con divano letto. Tra tanti giochi sparsi sul pavimento, trovo una piastrella libera dove poggiare i piedi. Maura, la mamma, è impegnata  a convincere il più piccolo, legato al seggiolone, che quella specie di pappina sia degna di un Vissani, mentre Max, il papà, mi racconta le sue avventure di un lavoro che finalmente gli permette di fare progetti. Christian , il figlio di mezzo, distoglie improvvisamente la sua attenzione dal televisore e mi mostra orgoglioso la sua raccolta di Gormiti. E’ il più vivace tra i tre e con in mano la moto di Valentino imita il rumore del motore, sognando di poter un giorno essere come “the doctor”. Caterina, la maggiore, arrivando dall’unica camera da letto dell’appartamento , mi mostra orgogliosa  le nuove scarpette di danza.
Il ritorno è in discesa e così si può anche fare a piedi, giusto il tempo per ricordare il mio primo incontro con  Max che a quel tempo aveva dovuto accantonare il sogno di mettersi in proprio a causa di un incidente di montagna e Maura, madre giovane, improvvisamente “invecchiata” per la malattia di Caterina a cui, a soli tre anni , era stato diagnosticato un tumore al rene, che grazie a Dio e alle terapie è stato sconfitto.

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