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L’urlo del giovane Simone

Simone non ha ancora compiuto tredici anni. S. è un ragazzo particolarmente sensibile. L’insegnante di italiano dice di lui che scrive molto bene. A Simone non bastano le risposte parziali o superficiali. Lui vuole andare a fondo delle cose. Rispondere “perchè è così” oppure “non farti troppe domande”, sono per lui una delusione; S. non insiste troppo, ma si capisce che non è soddisfatto. Un velo di tristezza lo avvolge.

21 Aprile 2009 alle 10:16

Simone non ha ancora compiuto tredici anni. S. è un ragazzo particolarmente sensibile. L’insegnante di italiano dice di lui che scrive molto bene. A Simone non bastano le risposte parziali o superficiali. Lui vuole andare a fondo delle cose. Rispondere “perchè è così” oppure “non farti troppe domande”, sono per lui una delusione; S. non insiste troppo, ma si capisce che non è soddisfatto. Un velo di tristezza lo avvolge. “Ciascun confusamente un bene apprende nel qual si quieti l’animo, e disira; per che di giugner lui ciascun contende”. Simone fa tutte le cose normali dei ragazzi della sua età: va a scuola (con fatica), studia (malvolentieri), gioca a calcio (non molto bene), legge (non molto),litiga con la sorella (spesso), gioca con gli amici (molto volentieri), ascolta la musica, e ama molto guardare “Peppone e don Camillo”, “I racconti di padre Brown”, “Asterix” e “Il tenente Colombo”. Una vita tranquilla; normale, si direbbe. Poi d’improvviso il temporale, quasi a voler rinfrescare una vita afosa. I suoi occhi ti fulminano e il suo domandare è come un tuono che ti scuote all’improvviso, mentre tranquillamente stai mangiando o guardando il telegiornale. Non puoi non percepire il suo grido: “E quando miro in cielo arder le stelle, dico fra me pensando: A che tante favelle? Che fa l’aria infinita, e quel profondo infinito seren ? Che vuole dir questa solitudine immensa? Ed io che sono ?”

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