cerca

Dieci giorni dopo

La mia vita è a quattrocento chilometri da qui. Guardo fuori mentre la notte diventa giorno, oltre il balcone, a nord. Dentro, in una piccola finestra davanti a me, guardo il cielo diventare rosso. E mentre il giorno prende la forma della catastrofe, la mia vita si spezza, si separa in due.

17 Aprile 2009 alle 19:30

La mia vita è a quattrocento chilometri da qui.
Guardo fuori mentre la notte diventa giorno, oltre il balcone, a nord. Dentro, in una piccola finestra davanti a me, guardo il cielo diventare rosso. E mentre il giorno prende la forma della catastrofe, la mia vita si spezza, si separa in due. Resta lì, su quell'alba infernale, attaccata a quella piccola scatola, l'orecchio che urla, la lingua che trema, i denti che battono. Nel terrore di quegli istanti, il tempo diventa liquido, blando, l'alba diventa giorno, ci metterà anni a diventare sera.
Sento l'urgenza diventare panico, poi terrificante e glaciale paura, diventare angoscia, la sento  arrendersi. Il sollievo e la salvezza non arrivano mai. E' passata una settimana, qui. Lì è ancora giorno, il sapore di calce in bocca è ancora forte, i piedi scalzi sanguinano mentre camminano incerti sopra i calcinacci. Le ginocchia vacillano, la testa è confusa. Il corpo trema, come la terra.
Il cielo odora di morte.
La mia vita è tornata lì, dove doveva essere in quei giorni. Dove chiedeva di essere. Sento anch'io la terra tremare. Guardo finalmente il cielo, è notte, c'è luna piena. Sembra un'alba, quell'alba.
Qui sono passati dieci giorni, lì il giorno dopo non arriverà mai.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi