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Le giuste critiche di Santoro

Sono Fabrizio, un soccorritore volontario della Croce Rossa Italiana, ero a l’Aquila lunedì 6 Aprile pomeriggio verso le 17.00, su un’ambulanza che ha prestato servizio di 118 per le 15 ore successive.

16 Aprile 2009 alle 00:00

Sono  Fabrizio, un soccorritore volontario della Croce Rossa Italiana, ero a l’Aquila lunedì 6 Aprile pomeriggio verso le 17..00, su un’ambulanza che ha prestato servizio di 118 per le 15 ore successive. Sono ripartito dalla zona del sisma martedì 7 alle 14.00 per trasportare un paziente che doveva essere trasferito in altra località, prima di andarmene ho partecipato anche ad una prima fase di riorganizzazione del coordinamento C.R.I. Forte di questa esperienza diretta volevo intervenire nella polemica montata successivamente alla puntata di “Annozero”, andata in onda giovedì 9 Aprile, in cui si accusa la redazione del programma e il suo conduttore di aver  voluto mettere in cattiva luce l’operato di noi soccorritori. Ho sentito e letto moltissime critiche alla trasmissione, accuse di falsità e faziosismo politico, poi sono andato a vedere su internet la puntata incriminata per cercare di capire cosa fosse realmente stato detto. Posso affermare senza alcun dubbio che le critiche portate al sistema di coordinamento dei soccorsi sul posto sono fondate su fatti reali, accaduti, e da me sperimentati per l’intero periodo in cui mi sono trovato ad operare in zona. Credo si debba riflettere sul fatto che per quanto il  nostro sistema di protezione civile sia uno dei più efficienti ed efficaci al mondo, questo non significa che possa essere immune a critiche. Anzi, è proprio dalle analisi degli errori commessi in precedenza che si è arrivati a questo livello d’eccellenza.  Forse si possono muovere altri tipi di appunti alla trasmissione, come ad esempio la scelta del momento in cui parlare di una serie di problemi, si reali, ma che comunque rimangono sostanzialmente marginali quando ci si confronta con il dato che lunedì sera all’Aquila si potevano contare circa 8500 soccorritori giunti da tutta Italia. Eppure, per quanto marginale, è reale che l’intero sistema di soccorso abbia accusato delle evidenti carenze di coordinamento, non solo nelle ore immediatamente successive alla crisi, come è normale, ma anche in un periodo che si articola a partire da circa quattordici ore dopo l’evento e che segue di almeno quattro ore al primo sopralluogo dei vertici della Protezione Civile Nazionale. Cito, perché coinvolto in prima persona, un dato relativo alle problematiche attinenti il servizio di 118, quantomeno per la notte in cui io ero in ambulanza, ossia la notte tra il 6 ed il 7 aprile. Il servizio di intervento sanitario d’emergenza nella zona terremotata e stato coordinato alternativamente dalla sala operativa dell’Aquila e da quella di Teramo, con gli evidenti inconvenienti del caso, perche il “118 Aquila” aveva seri problemi di trasmissione. Un altro aspetto di inefficienza che posso direttamente testimoniare è l’assenza dell’uso delle ordinarie tecnologie di utilità e di consumo nell’allestimento del sistema di coordinamento misto. Ad esempio sarebbe stato utile portare in zona qualche decina di navigatori satellitari, il nostro autista, come molti altri,  usava quello di proprietà, per consentire ai mezzi provenienti da altre città di muoversi in modo autonomo. Ancora, sempre a proposito della tecnologia di uso quotidiano, sarebbe stato forse opportuno fornire le postazioni dei vari enti come CRI, CC, Polizia di Stato, di un computer portatile dotato di “pennetta internet”, invece di organizzarsi con computer fissi non on-line. Questo impiego di una tecnologia ormai considerata quasi di base nell’uso domestico, avrebbe consentito anche, e non solo, di evacuare eventualmente il centro di comando senza perdere tutta la capacità operativa acquista nelle ore precedenti. Detto questo, immagino che forse il modo migliore di affrontare la polemica nata dal programma di Santoro sia quello di sottolineare che ad ogni nuovo disastro ci troviamo a confrontarci tanto con  i nostri successi quanto con i nostri errori. Negli anni, con l’impegno di decine di migliaia di operatori, professionisti e volontari, si è portato il bilancio degli interventi decisamente a favore dei molti successi ottenuti, ma sarebbe pericoloso, e anche inadeguato alla nostra fama, relegare la critica che ci è stata posta in maniera tutto sommato corretta ad un attacco personale ad ogni soccorritore ed alla sua professionalità. Credo poi sia inutile spendere parole attorno all’idea che sia stato attaccato l’impegno profondo e la dedizione continua e costante con cui ognuno di noi soccorritori, volontari e non, ogni giorno, non solo sotto i riflettori del grande disastro, svolgiamo i nostri incarichi nel più assoluto anonimato. Infine, perchè alla fine di loro non si parla mai, vorrei  che ogni tanto qualcuno, magari anche qualche carica istituzionale, potesse mandare un ringraziamento ed un abbraccio a tutte le famiglie di noi soccorritori, a loro che ci vedono andare, ci vedono tornare, e sono comunque lì, a prendersi cura di noi, sempre.

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