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Dialogo sui trapianti d'organo

Nello splendido mattino del ventiquattro settembre 2003, ONESTO PROFESSORE era seduto ad uno dei tavolinetti dello storico bar situato sotto il vecchio portichetto, di fronte la facciata laterale della chiesina di San Pietro. Sorseggiando un aperitivo, leggeva il “Corriere della Sera” e, verso le 11, fu salutato calorosamente da POVERO CRISTO, suo allievo di tempi migliori.
ONESTO PROFESSORE lo invitò a fermarsi e POVERO CRISTO accettò felice.

15 Aprile 2009 alle 08:00

Nello splendido mattino del ventiquattro settembre 2003, ONESTO PROFESSORE era seduto ad uno dei tavolinetti dello storico bar situato sotto il vecchio portichetto, di fronte la facciata laterale della chiesina di San Pietro. Sorseggiando un aperitivo, leggeva il “Corriere della Sera” e, verso le 11, fu salutato calorosamente da POVERO CRISTO, suo allievo di tempi migliori.
ONESTO PROFESSORE lo invitò a fermarsi e POVERO CRISTO accettò felice:
Grazie. Qualcosa vi preoccupa?
ONESTO PROFESSORE indicò il quotidiano:
Sono abituato alle brutte notizie, però mi lascia una grande tristezza l’articolo del prof. Remuzzi, intitolato: Il calo dei donatori in Lombardia – I trapianti da salvare.
E spiegò:
Un mesetto fa il prof. Remuzzi aveva scritto:
E’ un piccolo miracolo, uno dei tanti della medicina. In teoria. Sì, perché ancora oggi in Italia solo uno su cinque degli ammalati in attesa di trapianto ci arriva davvero.
POVERO CRISTO lo interrogò esterrefatto:
E perché?    
ONESTO PROFESSORE proseguì nella citazione dell’articolo:
Per niente, a chi è morto gli organi comunque non servono più. Lasciarli a chi ne ha bisogno per vivere sarà un dovere, come vaccinare i bambini e assistere gli anziani.
Oggi il prof. Remuzzi scrive:
Succede che, anche quando si potrebbe prelevare un rene, spesso arriva il no dei familiari. In Sicilia capita sei volte su 10, in Campania 5: è tantissimo.
POVERO CRISTO replicò:
Potrei anche capire i familiari, ma perché i medici non lo fanno?
ONESTO PROFESSORE abbozzò una giustificazione:
Senza non è possibile, ma confesso che non riesco a capire perché occorra l’assenso. Il corpo del morto non appartiene ad alcuno e va sistemato con rispetto in breve tempo. Ci sei?
Ricevuto un muto cenno di consenso, proseguì:
Lo Stato ha quasi sempre affidato, per opportunità, questo suo compito ai parenti, però imponendo limiti precisi. Da quando sono possibili i trapianti, dopo la morte dell’uomo restano, per poche ore, parti del corpo idonee a salvare persone altrimenti destinate a morire presto e che, quindi, debbono essere usate.
Tirò fuori dal borsello il libricino dell’enciclica Evangelium vitae, dal  quale lesse:
Proprio in un’epoca in cui si proclamano solennemente i diritti inviolabili della persona e si afferma pubblicamente il valore della vita, lo stesso diritto alla vita viene praticamente negato e conculcato….
Puntualizzò serio:
Ma io non credo vi siano gli elementi essenziali per la donazione, ritenuta necessaria per operare.
E, per dare al discorso anche una valenza laica, perfezionò il pensiero:
La dispersione di tali organi è immorale, perché va contro il diritto naturale e l’interesse sociale, basi della funzione dello Stato, oltre che cuore di tutte le religioni. Ma una cosa è morire naturalmente e un’altra perché un uomo od una istituzione non ha utilizzato quanto Dio (o la Natura, per i non credenti) ha donato all’umanità: si violerebbe il 5° comandamento: Non Uccidere!
Richiamò un passo del Siracide:
Inoltre pose davanti a loro la scienza. E diede loro in eredità la legge della vita.
E concluse:
Quando vi è un uomo destinato a morire per mancanza di un cuore che sostituisca il suo, che sta per fermarsi, colui che potrebbe consentire l’intervento, non permettendolo, UC-CI-DE !
POVERO CRISTO osservò:
Però lo Stato non può costringere i cittadini ad essere altruisti.
ONESTO PROFESSORE, finendo di sorseggiare l’aperitivo, gli spiegò:
Lo Stato deve sempre costringere il cittadino ad operare in conformità dell’interesse sociale, obbligandolo a non passare con il rosso, non rubare, non uccidere…
Ma nel campo dei trapianti deve solo realizzare le condizioni per raggiungere il fine naturale. Se qualcuno riuscisse a dimostrare l’esistenza di un contrario diritto soggettivo, ci sarebbe sempre la possibilità di superarlo ricorrendo all’espropriazione per pubblica utilità, vecchio istituto utilizzabile per fronteggiare situazioni d’emergenza. E quale può essere grave quanto quella derivante dall'ingiusta morte di un uomo?
POVERO CRISTO avanzò un dubbio:
Ma se avessero bisogno più persone?
ONESTO PROFESSORE spiegò:
Tutta la materia dovrebbe essere regolata prima rigorosamente: se uno è giovane, con un fisico in ottimo stato e un avvenire potenzialmente brillante, mentre un altro è vecchio ed affetto da morbo di Alzheimer… Ma pochi casi possono essere così semplici e, pertanto, lo Stato deve imporre l’automatico intervento quando sia accertata la morte cerebrale e l’assegnazione, in base a criteri rigidissimi, non manipolabili.
E concluse:
La fretta è d’obbligo, perché nel 2002 sono morte inutilmente almeno 100 persone, solo in Lombardia, e nel 2003 saranno probabilmente 180, come ha scritto il prof. Remuzzi nell’articolo del 21 agosto.
Ora devo andare, ma prima voglio leggerti un brano dell’enciclica che mi aveva impressionato, quando pesavo 10 chili meno:
L’uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale.

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