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Quando è di scena la Norma e il fruscio dell'abito è sempre un piacere

La voce atona del direttore di palcoscenico arriva in tutti i camerini, in sartoria, in sala trucco, perfino nel bar aziendale dove mezza orchestra staziona a fumare e bere caffè. E’ la prima di Norma, in teatro regna un certo nervosismo.

6 Aprile 2009 alle 10:59

Dlin-dlon! ATTENZIONE, MANCANO QUINDICI MINUTI ALL’INIZIO DELLA RECITA, MANCANO QUINDICI MINUTI ALL’INIZIO DELLA RECITA.
La voce atona del direttore di palcoscenico arriva in tutti i camerini, in sartoria, in sala trucco, perfino nel bar aziendale dove mezza orchestra staziona a fumare e bere caffè. E’ la prima di Norma, in teatro regna un certo nervosismo, non tanto per la riuscita musicale della rappresentazione, quanto per l’eccitazione dell’evento in sé, diciamo così, per la lieve patina di mondanità inevitabile in una serata come quella, anche se fra il pubblico la massima autorità presente è in tutta probabilità la moglie del Prefetto.
Dai camerini del primo piano arrivano i vocalizzi dei solisti, nei corridoi è tutto un avanti indietro di sarte che danno l’ultimo ritocco a orli e scollature e parrucchieri che reggono testine in polistirolo e infilano toupè sulle teste dei cantanti.
All’entrata artisti il direttore d’orchestra scambia le ultimissime opinioni col regista sistemandosi i gemelli da polso, intorno il solito codazzo di assistenti, portaborse, varia umanità compuntamente ossequiante quando non smodatamente sorridente, spesso tutt’e due le cose insieme.
Marta è ormai pronta da più di mezz’ora, si è cambiata e truccata nel camerino Signore del Coro su al terzo piano, uno stanzone con annesso lavabo dove ristagna da anni, ormai lo conosce bene, lo stesso odore di polvere, stoffa e sudore.
Si aggira per il retropalco, le piace sentire il fruscio dell’abito di scena ad ogni suo movimento, le piace altresì osservare tutto quel brulicare di umanità dedita allo svolgimento di mansioni tanto effimere quanto, in quel preciso frangente, assolutamente imprescindibili.
Dlin-dlon! ATTENZIONE SECONDA CHIAMATA, SIGNORI PROFESSORI D’ORCHESTRA IN BUCA, SIGNORI TECNICI E MAESTRI COLLABORATORI AL PROPRIO POSTO, SIGNORI DEL CORO IN PALCOSCENICO.
Marta sale in palcoscenico anche se nella prima scena canta solo il coro uomini; dal monitor osserva l’afflusso di pubblico in sala, sembra che si stia riempiendo.
  “Emozionata?” le chiede un collega tenore con tunica, parrucca da druido e ascella già pericolosamente olezzante.
  “Non particolarmente…  sai, in realtà quello che ho sempre amato di più del teatro non è lo spettacolo ‘davanti’, ma ciò che succede qui dietro, tutta che questa gente che si dà un gran daffare; questo per me è il lato più interessante, diciamo che amo veder girare gli ingranaggi, ecco”.
  “No no, per me non è così, io il palcoscenico lo sento, capisci, avverto la tensione del pubblico, sì, è una vocazione, è la natura del cantante che si fa sentire!” sentenzia appoggiando il gomito al muro.
Marta fa un precauzionale passo indietro e si accorge, come spesso le accade, di aver parlato troppo con una persona con cui in realtà non potrebbe neppure dividere la merenda.
“Vorrà dire che la mia ‘natura’ non è quella giusta e…”
“Su, non prendertela a male, è così, c’è chi nasce… non so, c’è chi nasce più cantante di un altro, ecco, basta prenderne coscienza!”
Prenderne coscienza.
Ma come parla questo imbecille qui?
Cerca elegantemente di glissare anche se sente la rabbia montarle dentro.
 “Senti, scusa, ho dimenticato il fazzoletto nella borsetta e vorrei andare su in camerino a prenderlo prima che cominci l’opera…”
 “Be’, ci puoi andare con calma, il coro donne non canta subito nella Norma”
 “Ovviamente lo so, ma vorrei sentire l’opera dall’inizio…”
 “Ma cosa te ne frega dell’opera dall’inizio scusa, tu mica sei in scena!”
Marta è esausta, la conversazione e l’ascella hanno avuto la meglio su di lei, per la prima volta benedice il direttore di scena che col suo solito fare brusco sta chiedendo il silenzio assoluto in palcoscenico; ne approfitta per troncare quell’infelice conversazione, raggiunge la prima quinta e lì, su un praticabile esterno della scenografia, si siede, augurandosi che nessuno la disturbi più fintanto non arrivi anche per lei il momento di entrare in scena. 
Dlin-dlon! ATTENZIONE ULTIMO SEGNALE, SIGNORI ARTISTI CHI E’ DI SCENA.
L’applauso interlocutorio che accoglie l’entrata del direttore d’orchestra rompe il silenzio carico di attesa che si crea quando in sala si abbassano le luci; intanto, i maestri collaboratori si piazzano dietro le quinte col loro spartito, il suggeritore si sistema per bene sul naso i suoi occhiali tondi, i solisti fanno la loro comparsa con l’immancabile bottiglia di acqua minerale, il maestro del coro impartisce le ultime nervose raccomandazioni, i macchinisti si piazzano ai lati pronti a qualsiasi evenienza.
Ci siamo.
Comincia.

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