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Ora d'aria a Bologna

Il nero denso e imponente del Nettuno incombe sulla variopinta umanità di piazza maggiore, umida e lucente sotto il sole svogliato di questo indecifrabile marzo. Io e il Sandrone, amico e fisico delle particelle, siamo appena usciti precipitosamente dalla farmacia comunale per via di un barbone che ha saturato l’atmosfera con i suoi antichi e spessi fumi corporei.

3 Aprile 2009 alle 19:00

Il nero denso e imponente del Nettuno incombe sulla variopinta umanità di piazza maggiore, umida e lucente sotto il sole svogliato di questo indecifrabile marzo. Io e il Sandrone, amico e fisico delle particelle, siamo appena usciti precipitosamente dalla farmacia comunale per via di un barbone che ha saturato l’atmosfera con i suoi antichi e spessi fumi corporei, un misto raccapricciante di urina, merda e piedi la cui intensità ha mandato in tilt persino il naso addestrato della guardia giurata… Che infatti se ne esce appresso a noi snocciolando un complicatissimo rosario di bestemmie, invocando giustizie babilonesi di hammurabiana memoria, mentre un ignaro e rassegnatissimo africano sub-sahariano tenta di spacciare libri di favole tribali ad un capannello che si è appena formato attorno ad un banchetto di forza italia…
Il Sandrone ha cercato di acquistare, opportunamente ricettata, una confezione di ansiolitici, ma la presenza del barbone lo ha temporaneamente mondato da ogni genere di affezione psichica, proprio come il Cristo fece con il posseduto Gerasano, traslando i demoni nei maiali. Gli faccio: “potresti mettertelo in casa, saresti così impegnato a sopportarne il fetore che ti sparirebbe l’ansia. Penso però che a uno come quello gli piace troppo vivere in strada. Eppoi lui la sua puzza non la sente mica più… Magari sente la tua di puzza…”. Non mi risponde, tutto compreso nello sforzo di contenere i conati.
Ci accendiamo una sigaretta, mentre sorseggiammo un birra media tremendamente gasata in uno dei bar di piazza maggiore. Accanto a noi siede un gruppo di tedeschi, tutti uomini. Sghignazzano, sono allegri. Sono ben vestiti, hanno, diversamente da noi, un bel colorito rosa, opportunamente risaltato dal biondo scontato dei loro capelli. E’ probabile che siano in città per affari, per qualche fiera; sono senza le mogli, se la spassano insomma. Noi, invece, ci confondiamo col grigio bagnato dell’asfalto, non abbiamo le gambe accavallate, tendiamo a scivolare dalle sedie come risucchiati dal nucleo terrestre, ogni tanto riportiamo il culo nel centro della sedia. Dico: “Tu non riesci a immaginare la quantità di froci che passeggiano per questa piazza. In generale, credo che tu non abbia mai considerato la quantità di froci di Bologna…”. Gliene indico trequattro al volo, tanto per attirare la sua attenzione. “Come fai a dirlo?”. Gli mostro i segni inequivocabili della busoneria: il passo lievemente saltellante, l’ancheggiare accennato, la penetrante sensualità dello sguardo, quell’eleganza, quell’armonia potentissima, ma delicata, che accompagna il capo quando lo girano o quando lo inclinano appena, una cosa che appartiene naturalmente alle donne, con i loro colli sottili, il movimento… Mi interrompe dicendo: “Ti piacciono allora, dillo che ti piacciono !”. “Alcuni di loro sono molto belli, sì, certamente sensuali, più di molte donne che…”. “Beh, allora prova a fartene un paio, magari ti piace. Prova!”.
Cambio discorso, brutalmente, visto che il mondo intorno gli interessa poco… L’odore nauseabondo del barbone lo ha sovraccaricato: “E che mi dici dell’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica? Hawking dice che è banalmente vera…”. “Cazzate, roba per filosofi, per fisici teorici. Chi se ne fotte se esistono altri mondi? Ci possiamo andare, li possiamo utilizzare, li possiamo sperimentare? No. E allora? Come Severino, quello che ti piace tanto, che ciancia di eternità di tutte le cose, di cerchi dell’apparire, dell’apparire trascendentale… Dio bono!!! Hai la libreria piena di ‘sta roba… Come fai a sopportarlo?”. “Vabbe’, vabbe’ ”, faccio liquidandolo, “torniamo in farmacia che devo prendere i pannolini e il latte per la bimba, e tu il tuo ansiolitico… che ti calmi un po’. E speriamo che il barbone se ne sia andato”. “Col cazzo che rientro là dentro! T’aspetto qui.”.
Mi incammino spedito verso la farmacia attraversando al piazza. Echi di tamburi si frangono sul muro elettrico di una chitarra amplificata che suona alle spalle del Nettuno, proprio sotto la lunga teoria dei ritratti fotografici dei caduti in guerra… Che, evidentemente, non trovano pace neanche da morti…

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