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Tre ore con il Plc

Ieri, il Capo Servizio del mio giornale ha pensato bene di spedirmi nella sala consiliare di una piccola circoscrizione a nord della mia città. Il Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando, avrebbe presentato alle masse calabresi e alla stampa di Catanzaro i suoi progetti per le Elezioni europee del prossimo giugno.

2 Aprile 2009 alle 20:00

Ieri, il Capo Servizio del mio giornale ha pensato bene di spedirmi nella sala consiliare di una piccola circoscrizione a nord della mia città. Il Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando, avrebbe presentato alle masse calabresi e alla stampa di Catanzaro i suoi progetti per le Elezioni europee del prossimo giugno. Un lavoro perfetto per un ardito volontario del giornalismo come me. 
“Via tutti, governino i lavoratori”, i caratteri cubitali avrebbero potuto benissimo essere scritti in cirillico, li avrei intesi ugualmente; forse per il rosso vermiglio dello sfondo o magari per la falce e il martello disegnati sul globo terrestre azzurro.
Individuo facilmente quello che credo sia il referente del giornale, il compagno Massimiliano:
-Salve, Fabrizio- e annuncio il nome della testata per cui scrivo.
-Ciao, io sono Massimiliano. Stiamo aspettando i compagni, la sala è ancora quasi vuota.
-Devono aver letto solo la prima parte del vostro slogan.
-“Via tutti”? Beh, spero leggano anche la seconda.
-E poi chi lavora?
-I lavoratori.
-Ma se hai appena detto che speri governino.
-Governeranno e lavoreranno.
-Insomma un part time o una qualche forma di contratto atipico?
-Assolutamente no, siamo contro la legge 30
-Perché la chiami “legge 30”?
-Perché non è Biagi il suo autore.
- Ma non è neanche il sig. 30…
-Vedrai, dopo questa crisi i numeri ci daranno ragione.
-Per questo gli date meriti che non hanno?
La sala è semivuota, irreversibilmente semivuota. Un tizio tanto magro quanto vecchio, discute dell’Internazionale socialista e di un terribile errore che, a suo dire, la dirigenza comunista avrebbe commesso nel secondo dopoguerra, ai tempi di Bordiga:
-Ci sono gli scritti pubblicati da Einaudi nel ’46 che lo confermano, andate a rileggerli!
Penso che la biblioteca di quel compagno debba valere molto.
Gli occhi dei tre militanti che prenderanno posto tra il pubblico dopo aver costruito una piccola scenografia di manifesti tutti uguali, sono scuri e tristi; le parole appena sussurrate anche.
Forse il desiderio di cambiare il mondo stanca e intristisce. O magari vogliono cambiare il mondo proprio perché stanchi e tristi. Vallo a capire.
La cosa comincia a piacermi. E in fondo, poco a poco, a struggermi.
C’è un’aria pesante in questa circoscrizione cittadina. da comitato centrale, un’atmosfera da fine del mondo e le molte sedie vuote sono significative più delle poche occupate.
Prende la parola Massimiliano e- sarà l’emozione o il desiderio di rivoluzione troppo intenso- infila un errore dopo l’altro. Le due ragazze della stampa presenti (volontarie anche loro,ci scommetto), trattengono a stento il sorriso. 
Io invece comprendo la geometrica potenza di quegli errori. La grammatica borghese è rovesciata, la sintassi piegata al socialismo; le parole comuni diventano parole COMUNISTE.
Così, tra le tante, lo scranno parlamentare diventa “scrinno” e la lobby, “lobba”.
Il programma però, è illustrato con ordine e perizia, sette minuti e segue l’applauso poco convinto ma orgoglioso del trio di militanti. Il vecchio non batte le mani.
-Povero Trotsky- borbotta.
Nel frattempo, il coordinatore regionale scrive e scrive. Riempie intere pagine di quaderno con una penna a sfera dal tappo scuro. Sono curioso di ascoltarlo, chi scrive così tanto ha per forza molto da dire.
E' la volta del secondo oratore. Deve essere un esperto di assemblee, comizi e riunioni di partito; lo lasciano intendere l’aspetto anziano e una grossa pila di fogli che comincia a leggere con trasporto.
“L’ex compagno Ferrero, se mai compagno lo è stato, pagherà lo scotto delle masse”.
Parla il compagno. Senza soste e tentennamenti, parla.
Col suo discorso in sottofondo, i militanti appaiono ancora più tristi e oppressi e allora decido di sentirmi un po’ più triste e oppresso pure io.  I sei centesimi al rigo di paga mi qualificano come proletario del nuovo millennio, o no?
Se fossi Benigni,  protetto dalla fama e convinto di non essere considerato pazzo, mi alzerei dal mio “scrinno” e li abbraccerei tutti, quei militanti, uno per uno.
”...l'Europa delle banche ha voluto "Mestric", quella dei popoli non vuole le banche”.
Dannatissime banche, il loro comportamento riprovevole costringe il compagno a parlare per oltre mezz'ora, forse anche un'ora. Ormai lo stesso computo del tempo mi pare una convenzione voluta dal capitale per sfruttare il lavoro. È la volta della Chiesa sorbirsi la sua dose di strali, e poi tocca a Berlusconi e alle sue leggi ad personam.
Il compagno è un fiume in piena,  la circoscrizione di Catanzaro ha il suo lìder maximo.
Ma il niet del coordinatore regionale all’illustrazione di un’altra argomentazione è perentorio.
”Grazie Compagno! Io parlerò di meno. Molto di meno”
Avevo visto giusto, il tizio non è male. Ha una faccia da candidato Forzista confluito nel Pdl, ma le parole sono inequivocabilmente comuniste. Mantiene la promessa, poche frasi soltanto e i saluti di rito
-Il PCL è l’unica lista autenticamente comunista d’Italia.
In bocca al lupo e tutti a casa.
Ho trascorso tre ore della mia vita con il Partito comunista dei lavoratori. E' stato come quando in viaggio s’incontra gente straniera. Diamine, a volte certe occasioni che la democrazia concede a un praticante del giornalismo sono belle quanto il viaggio. Ho scritto molte domande sul mio taccuino, la maggior parte delle quali destinate soltanto a me stesso.
Prima di entrare in macchina, l’oratore più longevo che abbia mai conosciuto, quel fiume in piena fatto di carne invecchiata e ossa potenti, mi prende da un braccio:
-Scrivete tutto quello che ho detto, oggi. Non fate i furbi.
-Magari potessi,  mi pagano al rigo…

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