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Vertigine al parco

Nemmeno il parco sa più cosa fare, per via delle oscillazioni meteorologiche dagli archi sempre più ampi. Un giorno è di un verde brillante punteggiato di graziose margheritine, il giorno dopo si rattrappisce, artritico, sotto la sferza di venti orientali inconsueti oppure ingrassa oscenamente, divenendo impercorribile, sotto gli scrosci di acque improvvise e abbondanti, manco fossimo ai tropici…

1 Aprile 2009 alle 19:45

Nemmeno il parco sa più cosa fare, per via delle oscillazioni meteorologiche dagli archi sempre più ampi. Un giorno è di un verde brillante punteggiato di graziose margheritine, il giorno dopo si rattrappisce, artritico, sotto la sferza di venti orientali inconsueti oppure ingrassa oscenamente, divenendo impercorribile, sotto gli scrosci di acque improvvise e abbondanti, manco fossimo ai tropici… E ai bimbi, che non interpretano correttamente ‘ste variazioni climatiche, padri, madri e nonni smusati da urgenze improrogabili, tentano di spiegare che non si può andare sull’altalena “perché è tutto bagnato” o “è troppo freddo”, mentre ti fila accanto il solito irriducibile jogger perduto in chissà quale musica ipodiana o ti fissa, mentre passi, l’anziano panchinaro che non rinuncia all’oria d’aria, spaventato dall’assurda vischiosità del silenzio domestico. Gli unici che sembrano fottersene sono i pakistani e i filippini, i cui vapori lacrimogeni di chissà quali olii da frittura compensano, a tratti, le umidità super malinconiche di mille cani e dei loro errabondi mille padroni, ben armati di kit anti merda e di collari elastici diabolicamente retrattili, con i quali giustamente ricordare ai loro pazienti amici quadrupedi che la libertà è sogno dei soli uomini… O di uomini soli. 
E mentre saluti Tizio o Caio, o Sempronio, o qualche bella mammina di cui intuisci vagamente le potenzialità erotiche, e la tua bimba mugola motivetti spezzati e solo a tratti orecchiabili, cerchi di ricordare il motivo per cui sei finito nel parco, come ci sei arrivato insomma, e dov’eri prima, e i pensieri che hai avuto, i sogni che hai coltivato, se mai ne hai avuti, le persone che hai amato e odiato, le storie che hai inventato, gli dei che hai pregato e bestemmiato, e se tutto questo costituisce un percorso, qualcosa di voluto, qualcosa per la quale tu hai impegnato l’intelligenza o se, invece, si tratta di cose che ti sono semplicemente accadute, cose che sono semplicemente apparse nel tuo orizzonte così come appare il giorno, eppoi la notte, eppoi di nuovo il giorno…
E ti piacerebbe fermare qualcuno per strada e chiederglielo, cioè capire se un qualsiai altro uomo, come te, ha percorso quella strada facendosi la stessa domanda, avendo avuto gli stessi pensieri, avvertendo lungo la schiena lo stesso brivido.
E prima che la vertigine ti ribalti del tutto, saggiamente ti chini su tua figlia, che ti restituisce un sorriso, ripristinandoti in quel minimo di saldezza virile che raccomanda di tenere il becco chiuso e il cervello in folle a meno che non si tratti realmente di vita o di morte.

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