Chicche di buonsenso e di buonumore

Claudio Cerasa

La plastica non più tabù. I diesel non più maltrattati. I manettari contro la cultura del sospetto. I test sugli animali sdoganati. La scrematura delle minchiate imposta dal gestione del virus ha messo in luce alcune verità che non lo erano. Un catalogo

Tu chiamale se vuoi chicche di buonsenso e buonumore. E’ possibile che da questa pandemia ne usciremo tutti peggiori. E’ possibile che da questa convivenza con il virus l’economia ne uscirà con le ossa rotte. E’ possibile che quando la cassa integrazione finirà, quando il blocco dei licenziamenti evaporerà e quando le aziende dovranno decidere cosa fare con i 2,5 milioni di contratti a termine che scadranno da qui a fine anno ci sarà molto di che essere preoccupati. Ma per il momento, in mezzo alle molte notizie negative che ci vengono offerte quotidianamente dal bollettino che ormai preoccupa più l’Italia, quello economico, occorre riconoscere che, nel corso dei complicati mesi che abbiamo vissuto finora, il nostro paese ha fatto i conti con una serie di splendide verità che semplicemente non lo erano. E la famosa scrematura delle minchiate indotta dalla gestione del coronavirus non ha permesso solo di condannare la dottrina dell’uno vale uno, magnificamente infilata dai suoi stessi teorici negli scarichi della storia, ma ha permesso anche di mostrare qualcosa di più importante, che vale la pena mettere in ordine. Vi ricordate i tempi in cui la plastica veniva demonizzata, criticata e sputtanata?

 

Ebbene, quei tempi sono finiti. E persino il più intransigente dei no plax oggi non potrebbe fare a meno di notare come la pandemia abbia reso evidente una verità: la plastica, il packaging e i prodotti monouso possono aiutare a migliorare le condizioni igieniche del paese e tutte le stupidaggini di cui l’Italia ha discusso nei mesi pre pandemia, come i famosi divieti di plastica monouso e le famose tasse sulla plastica, oggi possono andare tranquillamente a farsi benedire. Vi ricordate i tempi in cui la sperimentazione animale veniva demonizzata, criticata e sputtanata? Ebbene, quei tempi sono finiti. E persino il più intransigente degli animalisti oggi non potrebbe fare a meno di notare che senza sperimentazioni sugli animali non ci sarebbe alcuna possibilità di avere farmaci o vaccini. Vi ricordate i tempi in cui l'auto diesel veniva demonizzata, criticata e sputtanata?

 

Ebbene, anche quei tempi forse sono finiti. E persino il più intransigente dei no diesel oggi non potrebbe non riconoscere che in una stagione in cui il trasporto privato dovrà essere più incentivato rispetto al trasporto pubblico bisogna augurarsi che lo stato trovi un modo per incentivare i cittadini ad acquistare non solo le auto che tutti vorrebbero, quelle elettriche, ma anche le auto che in molti si possono permettere, ovvero quelle diesel, sostituendo magari con un modello più nuovo e meno inquinante uno più vecchio e più inefficiente. E vi ricordate i tempi in cui l'idea di rendere più snella la regolamentazione degli appalti veniva demonizzata, criticata e sputtanata e associata all’idea di voler rendere più semplice la corruzione nel paese?

 

Ebbene, anche quei tempi forse sono finiti. E persino il più intransigente dei giustizialisti oggi non può fare a meno di riconoscere che l'eccesso di regolamentazione (e financo l’abuso d’ufficio) è diventato un grave problema per l’Italia (vedi il modello Genova). E vi ricordate i tempi in cui i giustizialisti, nella stagione A. M., Avanti Maduro, consideravano il sospetto come l’anticamera della verità? E vi ricordate i tempi in cui i complottisti, nella stagione A.S.C., Avanti Scie Chimiche, sostenevano che la verità raccontata dai politici era sempre una verità diversa da quella reale? E vi ricordate i tempi in cui i grillini, nella stagione A. P., Avanti Pappalardo, consideravano le dottrine no vax come dei valori non negoziabili della propria identità politica? Tutto s’affumò. A questa piccola carrellata di verità che non lo erano ieri ne ha aggiunta una il professor Fausto Panunzi, che su Twitter, rilanciando la notizia della nascita imminente del partito di Gianluigi Paragone (finalmente il generale Pappalardo ha un rivale all’altezza) ha notato che se un partito per l’Italexit viene confinato nello spazio angusto di un movimento guidato da un politico rigettato sia dalla Padania leghista sia dal parlamento grillino ci sono buone possibilità di sperare che anche la retorica antieuro, per effetto della scrematura delle minchiate, finisca presto negli scarichi della storia italiana. Tu chiamale se vuoi chicche di buonsenso e buonumore.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.