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Le spettacolari immagini dell'eruzione del vulcano Taal nelle Filippine

15 Gennaio 2020 alle 21:15

Almeno due persone sono morte per attacchi cardiaci durante la fuga dalla zona del vulcano in eruzione Taal, a circa una sessantina di chilometri a sud di Manila, la capitale delle Filippine. Sono invece 82 mila, secondo quanto riferito dalle autorità filippine, le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni. Il vulcano, che si trova nella provincia di Batangas, ha iniziato a eruttare cenere e vapore domenica scorsa. Situato in mezzo ad un lago dell'isola di Luzon, Taal è il secondo vulcano più attivo del paese ed uno dei più piccoli del mondo. Ha registrato negli ultimi 450 anni 34 eruzioni.

      

Cronologia dell'evento

Settantacinque scosse di terremoto in nemmeno due giorni, 32 delle quali di grado superiore al secondo della scala Richter. E una nuvola di cenere che ha oscurato il cielo prima di depositarsi sull'isola di Luson. La prima delle emissioni nocive dovute alle esplosioni verificatesi nel vulcano Taal è avvenuta il 12 gennaio e ha ucciso tutti gli animali e le piante della zona. A dare la notizia è stato il National Disaster Risk Reduction and Management Council

Per approfondire: 

L'eruzione del vulcano Taal ha ucciso tutti gli animali e le piante della zona

A dare la notizia è stato il National Disaster Risk Reduction and Management Council. Dopo la nuvola di cenere e i terremoti anche alcune deboli colate di lava. Rischio Tsunami

  

Il 13 gennaio, quando è cominciata la fuoriuscita di lava, l'Istituto filippino di vulcanologia e sismologia ha avvertito del rischio di “un'imminente eruzione pericolosa” accompagnata dalla possibilità di “uno tsunami vulcanico”. Le autorità hanno quindi emesso un ordine di “evacuazione totale” nel raggio di 14 chilometri attorno al vulcano. La cenere ha raggiunto la capitale dove cominciano a scarseggiare nei negozi le mascherine che i residenti sono invitati ad indossare, secondo quanto riporta la Bbc.
L'aereoporto di Manila ha interrotto tutti i voli a causa della vicinanza del vulcano in eruzione.

 

Il 14 gennaio la colonna eruttiva si è interrotta: ciò vuol dire che “questa fase di picco esplosivo è scemata”, ma l'eruzione è ancora in corso e “può evolvere in un'eruzione di tipo esplosivo, finire, o magari dare origine esplosioni violente di acqua e rocce (dette di tipo freatico) che possono andare avanti per un tempo lungo”, ha spiegato all'Ansa Piergiorgio Scarlato, dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il fatto che sia stata decisa un'evacuazione di tipo preventivo “con un così alto numero di persone indica che un'evoluzione esplosiva di tipo Pliniano (come quella di Pompei nel 79 d.C.) è un'ipotesi reale, decisa su un principio di cautela”, ha detto ancora Scarlato. In questo caso però l'impatto sarebbe ben maggiore dell'area di 25 chilometri quadrati evacuata e avrebbe ricadute “ben più ampie, per centinaia di chilometri. Basti pensare che nel raggio di 100 chilometri vivono 20 milioni di persone”.

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