Il pasticcio grillino sui termovalorizzatori siciliani (ah, a Palermo la discarica è piena)

Riccardo Lo Verso

Annunci fatti e disattesi, strane "manine" (mai individuate) che imponevano gli inceneritori. Ma il ministro che predica la differenziata può dormire sonni tranquilli: anche stavolta la Sicilia resterà coi rifiuti per strada

Si fanno, non si fanno. Anzi, sì. No, i termovalorizzatori non si faranno più. Forse, però. Altro giro di valzer. Rifiuti, populismo ambientalista e politica dei proclami: il mix è pericolosissimo. Alcuni giorni fa il governo siciliano guidato dal presidente Nello Musumeci ha inserito la costruzione di due termovalorizzatori, uno a Palermo e l'altro a Catania, nel piano per i rifiuti presentato al governo nazionale.

 

Non ha agito di sua iniziativa, ma per rispondere ai rilievi del ministero dell'Ambiente che, nei mesi scorsi, aveva invitato la Sicilia ad adeguarsi al decreto legge “Sblocca Italia” del governo Renzi che prevede proprio i termovalorizzatori. Era il mese di aprile. I grillini di Sicilia insorsero. Non poteva un ministro Cinque Stelle, allora come oggi era Sergio Costa, rimasto in sella nel passaggio di colore da gialloverde a rossogiallo, a dire sì ai termovalorizzatori. Apriti cielo. E venne fuori la storia della manina. Un tecnico del ministero, di certo uno sgherro, aveva inserito a insaputa di tutti l'obbligo di prevedere gli inceneritori. Costa annunciò l'avvio di un'ispezione per stanare il colpevole. “Mai e poi mai – disse il carabiniere divenuto ministro – ci sarà un via libera a nuovi inceneritori".

 

Peccato però che mentre si dava la caccia al responsabile della manovra sottobanco (a proposito, è stato individuato?) qualcuno avrebbe dovuto ritirare, o quantomeno cambiare, le osservazioni inviate alla Sicilia frutto della manina, e alle quali il governo siciliano si è adeguato. La verità è che servirebbe una nuova legge per cambiare il decreto “Sblocca Italia” che altrimenti resta in vigore.

  

Costa, che in queste ore torna a ripetere il mantra del “mai inceneritori, non sono la soluzione”, può dormire sonni tranquilli. In Sicilia la storia è più forte dei proclami, del populismo della monnezza, delle manine subdole. E la storia insegna che al di qua dello Stretto di inceneritori si parla da un ventennio. Di tanto in tanto l'argomento torna di moda, vicende di passaggio che servono solo a dare fiato al dibattito e mai a risolvere i problemi. Ci sono state e ci sono in ballo inchieste (alcune archiviate e altre aperte), ipotesi di tangenti e affari sporchi per fare ingrassare i privati, e l'immancabile ombra della mafia. Vuoi che la storia si preoccupi del pasticcio grillino.

 

Gli inceneritori non si faranno. Si aspetterà che le percentuali sulla raccolta differenziata, indicata come la panacea dei mali, raggiungano nei secoli a venire livelli accettabili con uno “zero virgola” in più all'anno. Si andrà avanti di emergenza in emergenza, di saturazione in saturazione, con le discariche piene e la spazzatura che si accumula per le strade – basta fare un giro a Palermo per verificarlo – e i camion che la trasportano, a pagamento, dai privati.

 

No, anche stavolta i termovalorizzatrori resteranno sulla carta degli assessorati competenti. E lo si intuisce dalle paroline che il governo siciliano inserisce nel piano inviato al ministero dell'Ambiente. Tutto è rinviato a un "nuovo calcolo del fabbisogno" di conferimento rifiuti. Va considerato l'incremento della differenziata. Il ministro Costa dice che l'alternativa agli inceneritori c'è. Servono nuovi impianti per differenziare e riciclare. Nell'attesa del futuribile è bene ricordare che servirebbe, e con una certa urgenza, realizzare una nuova vasca per raccogliere i rifiuti di Palermo. La discarica della città, sulla collina di Bellolampo è satura.

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