L'edicola Enro a Roma a Piazza Capponi, nei pressi di Borgo Pio (Foto via Facebook)

Le edicole spariscono, ma a Borgo Pio ce n'è una da sballo

Gianluca Roselli

Si chiama Erno, “Edicola romana non ordinaria”. Panchina, quotidiani, riviste coltissime. Quattro soci e un sogno

Roma. “Un’edicola? Ma siete pazzi? Come vi viene in mente?”. Questa la reazione di amici e conoscenti davanti all’idea di quattro trentenni, o giù di lì, di rilevare un chiosco di giornali chiuso da sette anni e rilanciarlo. In un mondo dove al di sotto dei quarant’anni quasi più nessuno acquista quotidiani e ci s’informa solo sul web. L’intuizione, però, era di realizzare qualcosa che non c’era, un’edicola alternativa. Si chiama Erno, acronimo di “edicola romana non ordinaria”. Il nome l’ha scelto una dei quattro, Andrea Mercuri, studentessa di storia dell’arte a Roma Tre. “Erno Goldfinger era un architetto ungherese che all’Expo del 1952 a Londra presentò il primo progetto di chiosco dei giornali moderno. Ci è sembrato un bel punto da cui partire”, racconta Andrea.

 

L’edicola non ordinaria, che sta già facendo parlare molto di sé in città, sta a Borgo Pio, a due passi dal Vaticano, e ha due caratteristiche. Sfruttando la norma che consente alle edicole di vendere per il 40 per cento altri prodotti, propone bevande e snack. Piazza Capponi, da questo punto di vista, aiuta: si prende una birra e un pacchetto di patatine, ci si mette su una panchina con un giornale ed ecco realizzato un aperitivo fai da te. L’altro input è che non si trova tutto: niente riviste spazzatura, trash o di gossip, ma solo quotidiani e periodici (anche stranieri), riviste letterarie, di arte, design, architettura, moda e lifestyle. Insomma, è un’edicola colta, dove si spazia dalla rivista di Maurizio Cattelan, Toilet Paper, al magazine francese Antidote, alle monografie su Bruno Munari e Gillo Dorfles. Si organizzano presentazioni di libri (la prossima sarà su Il movente della vittima, nuovo giallo di Giuseppe Di Piazza) e si ospitano mostre d’arte. Ora l’edicola è tappezzata con le illustrazioni di Maria Laura Fedi, a breve ci saranno le creazioni di Cinzia Franceschi. Mentre lo street artist Mauro Pallotta, quello che ha disegnato proprio sui muri di Borgo un murales con Bergoglio modello superman, presto lascerà traccia anche da queste parti.

 

I soci nella vita fanno tutt’altro: oltre ad Andrea, ci sono Davide Monteleone (avvocato), Valentina Chiani (ingegnere) e Alberto Valorini (dirigente). La crisi del settore è feroce: nel 2001 in Italia c’erano più di 36 mila edicole, nel 2018 ne sono rimaste 15.126. Più che dimezzate. Nel 2005 il fatturato del settore viaggiava sui 5 miliardi l’anno, oggi è a 1,8. I margini di guadagno sono ormai ridottissimi. “Siamo consapevoli di andare controcorrente: crediamo nella carta e in un certo tipo di clientela appassionata alla lettura, all’approfondimento, all’arte in tutte le sue forme. E i ‘borghiciani’ stanno reagendo bene”, racconta Andrea. Nonostante il flusso continuo di turisti, l’anima del quartiere è molto viva. “Vogliamo diventare un punto di riferimento, un luogo dove è bello passare dopo aver fatto la spesa o all’uscita del lavoro, per comprare una rivista, bere qualcosa, darsi appuntamento con un amico e fare due chiacchiere…”, continua Andrea. L’idea ai quattro è venuta nel luglio 2018 e hanno aperto il 29 marzo scorso. Segno che anche a Roma le cose si possono fare, senza far passare un’eternità.

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