Ricordo di un gentiluomo sabaudo

Carlo De Benedetti

Spinto dalla voglia di uscire dal recinto italiano, Gianluigi Gabetti è stato un grande manager nel mondo 

Un gentiluomo sabaudo, nella forma e nella sostanza. Gianluigi Gabetti iniziò a lavorare alla Comit con Mattioli, che gli trasmise la voglia di uscire dal recinto italiano. Andò a New York, all’Olivetti Corporation of America, dove lavorò con Roberto Olivetti e dove conobbe sua moglie Bettina, persona molto in vista nella comunità ebraica newyorkese e attraverso la quale entrò in contatto con il meglio della high society dell’epoca. Lì lo conobbe l’avvocato Agnelli che lo “strappò” alla Olivetti di Visentini. Fu senza alcun dubbio il più fidato ed intelligente collaboratore dell’avvocato Agnelli, cui dedicò, nel vero senso della parola, la propria esistenza professionale. Attraverso l’IFI International, creò un vero impero internazionale, al di fuori del mondo Fiat; l’ultimo suo grande successo economico-finanziario fu l’acquisto di Exor. La famiglia dell’avvocato Agnelli, in particolare John Elkann, gli devono moltissimo, compreso il controllo della Fiat che Gabetti, insieme a Franzo Grande Stevens, riuscì a mantenere nelle mani della famiglia attraverso un’ardita operazione finanziaria. Un grande manager italiano nel mondo, che però non ha mai dimenticato di venire da Murazzano, Cuneo.

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