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Se sulla tragedia di Avellino la giustizia non basta

Nel processo di primo grado sull’incidente del 28 luglio 2013 nel quale 40 persone morirono a bordo di un bus precipitato da un viadotto comminate pene per oltre 53 anni di reclusione. Ma i familiari protestano per l'assoluzione dell'ad di Autostrade

11 Gennaio 2019 alle 17:18

Se sulla tragedia di Avellino la giustizia non basta

Foto LaPresse

Questa mattina il tribunale di Avellino ha condannato otto imputati al termine del processo di primo grado sull’incidente del 28 luglio 2013 nel quale persero la vita 40 persone a bordo di un bus precipitato da un viadotto autostradale. Il tribunale ha comminato pene per un totale di oltre 53 anni di reclusione e tra i condannati ci sono anche il titolare dell’azienda del bus precipitato nella scarpata (12 anni di reclusione) e il direttore responsabile del tronco autostradale (5...

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Commenti all'articolo

  • luiga

    11 Gennaio 2019 - 20:08

    la politica anzi i politici devono stare fuori dalle aule dei tribunali e anzi rafforzare la legittimità delle sentenze, che piacciano ono. Qui si sta diffondendo la caccia all'untore con la copertura dei signori della politica al ribasso

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  • niky lismo

    11 Gennaio 2019 - 19:07

    E' l'esito del furore iconoclasta che ha pervaso la politica truccata da antipolitica: vince chi urla di più, chi ha più livore, chi grida più forte VENDETTA! A MORTE! AL ROGO TUTTI E TUTTO! Così la condanna non basta, il carcere non basta, l'ergastolo non basta, forse neanche la ghigliottina basterebbe (col dovuto rispetto per la comprensibile irrazionalità di chi è personalmente colpito, ovviamente). IN GALERA! urlava un tempo un divertente personaggio radiofonico: chi avrebbe detto che stava per diventare un programma politico compiuto e vincente? E' più merito di Grillo e di Salvini o demerito di trent'anni di politica ignava e paraplegica?

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  • eleonid

    11 Gennaio 2019 - 19:07

    È da aver paura per la piega che sta prendendo la nostra società. Non si capisce più chi deve indicare la direzione di marcia per evitare che il paese scivoli nell'anarchia e nel giustizialismo di piazza che la storia ha testimoniato realizzarsi con il patibolo della forca e della ghigliottina. Se per motivi pur rispettabili ,ma non sempre condivisibili, arriviamo a disconoscere la competenza delle istituzioni repubblicane ,deputate a governare la convivenza civile , allora sismo arrivati ad un punto di non ritorno. Diamoci una regolata anche se per convinzioni personali o per suggerimenti fuorvianti crediamo che le suddette istituzioni abbiano interpretato male il decorso degli eventi. D'altra parte il nostro ordinamento giudiziario prevede 3 gradi di giudizio! C'è quindi la possibilità di fare valere le nostre ragioni se si dimostreranno valide . E chi si improvvisa politico , si faccia un esame di coscienza prima di aprire la bocca per prendere posizione.

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  • Skybolt

    11 Gennaio 2019 - 18:06

    Che cattivoni questi famigliari.... e comunque questo è il primo grado. Vedremo. Finirà come la Thyssen o come la Eternit? Fino ad allora, parlare di giustizia è prematuro, in un senso o nell'altro.

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