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Mef e Palazzo Chigi in guerra anche sul decreto Genova

Fonti del ministero dell'Economia: “Il provvedimento è giunto alla Ragioneria senza coperture”. La replica: “Notizie false”. Intanto i tecnici del ministero delle Infrastrutture accusano Autostrade, ma per la società sono “ipotesi da dimostrare”

25 Settembre 2018 alle 19:30

Genova

Il ponte Morandi (foto LaPresse)

Sono passati un mese e 11 giorni dal 14 agosto, il giorno in cui 43 persone sono morte nel crollo del ponte Morandi a Genova. Sono passati 12 giorni dal 13 settembre, il giorno in cui il Consiglio dei ministri ha annunciato l'approvazione “salvo intese” del cosiddetto decreto emergenze. Un testo pensato soprattutto per favorire “il ripristino delle normali condizioni di vita della popolazione locale”. Sono passate poco più di 24 ore dal 24 settembre quando, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte ha spiegato che “siamo in attesa degli ultimi riscontri dovuti dagli uffici del Mef, confidiamo di inviarlo (il decreto, ndr) al presidente della Repubblica domani mattina se i riscontri si chiuderanno in giornata”. “Domani mattina”, cioè la mattina del 25 settembre, oggi.

 

 

  

Invece, a metà pomeriggio, del decreto non c'è traccia. Indiscrezioni dicono che il testo sia stato bloccato dalla Ragioneria dello stato. I maligni pensano si tratti di una “vendetta” nei confronti di Rocco Casalino e delle sue intemerate. Ma la realtà è più semplice e, forse, più drammatica. 

 

Fonti del ministero dell'Economia, infatti, spiegano che la Ragioneria generale dello stato non ha bloccato il decreto, ma lo sta piuttosto “sbloccando”. Infatti “il provvedimento è giunto alla Ragioneria senza alcuna indicazione degli oneri e delle relative coperture. I tecnici stanno lavorando attivamente per valutare le quantificazioni dei costi e individuare le possibili coperture da sottoporre alle amministrazioni proponenti. Soltanto così il decreto può essere bollinato e trasmesso al Quirinale per la promulgazione”. Tradotto: quei “pezzi di m” del Mef (Casalino dixit) starebbero lavorando per salvare la faccia al governo. 

Il comunicato di Palazzo Chigi  

Per alcune ore da Palazzo Chigi non arrivano né smentite né conferme. Poi intorno alle 19, un comunicato spiega che “circa le notizie diffuse sul decreto emergenze e sulle presunte carenze di coperture finanziarie che sarebbero all'origine di ritardo nella sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, si precisa che queste notizie non corrispondono al vero”.

 

“Gli interventi in conto capitale sono integralmente finanziati – prosegue la nota –. Parimenti, quelli di parte corrente sono integralmente finanziati per il 2018 e, in parte, per gli anni successivi. Per la parte residua, sarà data copertura nella prossima legge di bilancio, che sarà presentata al Parlamento il 20 ottobre. In definitiva, nessun ritardo per l'avvio delle misure di sostegno contenute nel decreto tant'è che dal Mef hanno appena confermato di avere terminato le valutazioni di propria competenza e che il decreto legge sta per essere inviato al Quirinale”.

  

La relazione del ministero delle Infrastrutture

Intanto il ministero delle Infrastrutture ha pubblicato sul proprio sito la relazione della Commissione ispettiva istituita da Danilo Toninelli per indagare sul crollo del ponte Morandi. Tre i passaggi principali.

  

“Allo stato delle informazioni – scrive la Commissione –, non possono trarsi conclusioni definitive su quale sia stata la causa prima e sulla conseguente dinamica del crollo, anche per l'impossibilità ad eseguire saggi, prelievi e sezioni sugli elementi crollati e sulle parti rimaste in piedi”.

  

Ciononostante i tecnici del ministero rilevano come Autostrade per l'Italia (Aspi) abbia “minimizzato” o “celato”, "elementi conoscitivi indispensabili che consentano al concedente di dare compiutezza sostanziale ai suoi compiti di vigilanza”. Non solo “la procedura di controllo della sicurezza strutturale delle opere d'arte documentata da Aspi, basata sulle ispezioni, è stata in passato, ed è tuttora inadatta al fine di prevenire i crolli e del tutto insufficiente per la stima della sicurezza nei confronti del collasso”. 

 

“Aspi – prosegue la relazione – era tenuta entro il marzo 2013 ad effettuare le valutazioni di sicurezza del viadotto Polcevera. Da questa valutazione, se effettuata correttamente, sarebbe scaturita la (miglior possibile) stima della sicurezza strutturale rispetto al rischio crollo”. Ebbene se il 23 giugno 2017, scrivendo alla Direzione generale per la Vigilanza sulle Concessioni Autostradali, Aspi affermava di “aver effettuato tale valutazione”, “nei documenti richiesti ed acquisiti” dalla Commissione “tale valutazione non è, alla data di consegna della presente relazione, invece stata effettuata”.

  

Insomma, per i commissari ci sarebbe una responsabilità iniziale di Aspi da cui sarebbero scaturiti, in seguito, gli errori di valutazione degli organismi di vigilanza. Ora, partendo dalla relazione, il mondo tecnico-scientifico potrà aggiornare i “metodi di indagine” oggi caratterizzati da “una eccessiva fordizzazione (esecuzione di azioni ripetitive tipo catena di montaggio) delle azioni tecnico valutative”. Mentre il governo “potrà trovare utili elementi per inserire tutti quei correttivi sul piano delle norme tecniche e legislative che si impongono per la riforma del settore della gestione delle opere in concessione”.

 

La risposta di Autostrade

Per Aspi la relazione della Commissione ispettiva contiene “mere ipotesi ancora integralmente da verificare e da dimostrare”. Nel dettaglio, “rispetto alla contestata assenza del documento sulla valutazione della sicurezza”, Autostrade sottolinea che “tale documento è prescritto soltanto per infrastrutture situate nelle zone sismiche 1 e 2, mentre non è prescritto nelle zone 3 e 4 al cui interno è collocato il Ponte Morandi”.

 

Per quanto riguarda poi la presunta minimizzazione degli interventi di manutenzione contestata alla società, Aspi ricorda “di aver speso circa 9 milioni di euro negli ultimi 3 anni e mezzo per aumentare la sicurezza del ponte e che nel periodo 2015-2018 sono stati realizzati sul ponte ben 926 giorni-cantiere, pari ad una media settimanale di 5 giorni-cantiere su 7”.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    25 Settembre 2018 - 23:11

    Ma sì, andiamo avanti così. Con lo scannarsi a vicenda, col metodo de "la colpa è sempre degli altri", col sistema della reciproca delegittimazione, con ira, rancore, invidia e odio sociale, con le lotte intestine all'ultimo sangue per tre centimetri di spazio proprio, con l'assunto demente che "Il popolo che vota ha sempre ragione", ecc. Il tutto sovrastato dal potere immenso, inarrestabile, piaccia o no, dello sterco del diavolo. Paradossale: di quell'ingrediente ne hanno più bisogno gli idealisti dei materialisti.

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