La nave Aquarius al largo di Lampedusa (foto LaPresse)

La guerra di Salvini alle ong ha creato un bel po' di confusione nel Mediterraneo

Luca Gambardella

Da giorni alle navi umanitarie e commerciali con a bordo migranti non è consentito attraccare nei porti italiani. Lifeline, Maersk e le altre, bloccate dai rimpalli di responsabilità tra Italia, Francia, Spagna e Malta 

[Aggiornato il 26 giugno] Nella notte tra lunedì e martedì la nave danese Alexander Maersk ha concluso le operazioni di sbarco dei 108 migranti a Pozzallo, dopo aver ricevuto lunedì in serata l'autorizzazione del ministero dell'Interno. La nave porta container era ferma davanti alle coste ragusane da venerdì. 

 

 


  

La guerra dichiarata dall'Italia alle navi umanitarie nel Mediterraneo ha generato un clima di confusione generale, nonostante gli sbarchi siano diminuiti in modo drastico, come confermano i dati ufficiali. Sia la nave dell'ong tedesca Lifeline sia il mercantile danese Alexander Maersk sono in attesa di istruzioni su dove far sbarcare i migranti salvati nelle ultime ore. Hanno a bordo rispettivamente di 234 e 108 persone, recuperate la settimana scorsa e su cui si è aperto un caso internazionale molto simile a quello della nave Aquarius. Cerchiamo di fare il punto. 

  

 

Il grafico in basso mostra come le operazioni di salvataggio delle navi delle ong nel Mediterraneo siano aumentate nel 2018. Eppure gli arrivi (vedi grafico sopra) sono diminuiti nello stesso periodo, a testimonianza che le navi umanitarie non costituiscono un "pull factor", cioè un incentivo a partire per i migranti, come sostiene il governo italiano.


 

Lifeline

  

La nave si trova al momento a circa 30 miglia nautiche dalle coste maltesi, in acque internazionali. La Lifeline resta in attesa di ricevere istruzioni su dove sbarcare i 234 migranti (tra cui 14 donne e 4 bambini di meno di tre anni) che si trovano a bordo ormai da mercoledì scorso. Secondo il cofondatore dell'ong Lifeline, Axel Steier, l'Italia ha negato all'omonima nave l'accesso ai porti siciliani. Roma ha detto all'equipaggio di rivolgersi ai porti libici, ma una mail indirizzata dalla ong alle autorità di Tripoli non ha ancora ricevuto risposta e così la nave ha chiesto di attraccare in Francia. Ma il governo di Parigi, a sua volta, ha chiuso all'ipotesi di aprire i suoi porti. Il ministro per gli Affari europei del governo di Emmanuel Macron, Nathalie Loiseau, ha risposto oggi che spetta all'Italia accogliere i migranti. Nel rispetto del diritto internazionale, dopo un salvataggio in mare, lo sbarco dovrebbe avvenire nel porto sicuro più vicino, ha detto il ministro, che ha invitato l'Italia a non "sostituire il diritto internazionale con la legge della giungla".

 

 

Nel frattempo, le autorità maltesi hanno rifornito l'imbarcazione di viveri e medicinali. Le condizioni a bordo, hanno detto dall'ong, restano difficili date le piccole dimensioni della nave per una quantitativo così alto di persone. Il ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, oggi è in Libia per incontrare le autorità del governo riconosciuto dalla comunità internazionale e ha criticato con la sua consueta durezza le attività delle navi umanitarie nel Mediterraneo. Oltre a ribadire i sospetti su presunti legami tra le ong e i trafficanti di esseri umani, in questi giorni il ministro leghista ha anche parlato di ipotetici finanziamenti sospetti a vantaggio delle missioni umanitarie (a tal proposito, anche la procura di Palermo ha archiviato le indagini). Dalla Lifeline hanno risposto invitando Salvini a bordo: "Non trasportiamo carne, ma esseri umani", hanno detto. 

  

 

Seefuchs

  

Un'altra nave delle ong finita sotto l'attenzione speciale dell'Italia è la Seefuchs, un'imbarcazione di operazioni Search and Rescue (Sar) che batte bandiera olandese e che appartiene a un'altra organizzazione non governativa tedesca, la Sea-Eye. Al momento si trova ormeggiata nel porto maltese della Valletta dove, su richiesta dell'Italia, è oggetto di verifiche sulle modalità di immatricolazione. Nelle settimane scorse, il nostro ministro alle Infrastrutture, Danilo Toninelli, aveva attaccato l'ong contestando che la nave batte bandiera olandese illegalmente. Il governo di Amsterdam aveva detto di "non avere elementi sufficienti" per verificare le parole di Toninelli. Il ministro è stato invece smentito dalla Lifeline, a cui ha mosso accuse analoghe: sull'account Twitter dell'ong è stato pubblicato un documento che proverebbe la regolare registrazione della nave in Olanda.

   

 

Open Arms

 

La nave dell'ong spagnola Pro Activa si trova in acque internazionali, tra le 24 e le 30 miglia nautiche al largo della Libia. Domenica, l'ong ha detto che l'Italia ha rifiutato di fare intervenire la Open Arms in un'operazione Sar, nonostante le otto richieste di aiuto ricevute da un gommone di migranti. Al posto della nave umanitaria sono intervenute le motovedette della Guardia costiera libica. Secondo la ong, le persone raccolte in mare sono state trasportate in Libia.

 

Alexander Maersk

 

Una delle situazioni più paradossali delle ultime ore è quella della Alexander Maersk, una porta container che batte bandiera danese. Si tratta di una nave cargo con a bordo 108 migranti soccorsi venerdì scorso in una situazione di emergenza. Da giorni la nave è alla fonda ad appena 5 miglia nautiche da Pozzallo. Il ministro danese dell'Immigrazione, Inger Stjøberg, ha scritto a Salvini per chiedergli di porre fine all'agonia dei migranti salvati permettendo loro di sbarcare nel porto più vicino. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Pozzallo: "Chiedo che per motivi umanitari si consenta l'attracco della nave danese per soccorrere le persone a bordo. Si tratta di una imbarcazione che non ha le caratteristiche adatte a ospitare un così alto numero di persone, che sono rimaste all'addiaccio sotto la pioggia torrenziale di queste ore e gli stessi soccorsi avvengono con molta difficoltà. E' l'intera città che chiede un gesto di umanità nei confronti di chi sta soffrendo".

 

 

Aquarius

   

La nave della ong francese Sos Méditerranée si trova al largo della Libia, di ritorno dal porto di Valencia, dove lo scorso 17 giugno ha sbarcato i 630 migranti raccolti in acque internazionali e che Italia, Malta e Francia hanno rifiutato di accogliere.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.