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L’accademico appassionato che visse per indagare il Sapere

In morte di Antonio Giuliano (1930-2018)

21 Giugno 2018 alle 10:46

In questi giorni molto si sta scrivendo sulla vita di Antonio Giuliano tra i più grandi studiosi e profondi conoscitori dell’antico che il XX secolo abbia avuto. Numerosi furono gli incarichi, le onorificenze e i titoli che ha ricevuto e vengono riportati sulla stampa e nel web: docente alle Università di Genova e di Roma, prima Sapienza e poi Tor Vergata, già membro dell’Accademia di San Luca e socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, redattore dell’Enciclopedia dell’Arte antica e direttore dell’Enciclopedia archeologica dell’Istituto Treccani, solo per citare gli incarichi ufficiali più prestigiosi.

 

Ma Antonio Giuliano era altro dai sui titoli accademici, di cui non amava vantarsi, guardando più alla concretezza dell’uomo e alla preparazione scientifica di chi aveva di fronte. Per chi non è del settore non è facile comprendere quanta dedizione, impegno, profonda passione e viscerale amore del Sapere si debba avere per raggiungere determinati traguardi. Quanta grinta, determinazione e forza per affrontare ogni ostacolo, l’invidia altrui e l’ottusità dei più. Questo, mi permetto di dirlo, era e sarà sempre Antonio Giuliano: amore profondo per il Sapere, per l’indagine e la scoperta contro l’umana banalità e la superficialità dei nostri giorni.

 

Chi ha avuto, come me, l’onore di conoscerlo, sa che il suo carattere era profondamente introverso, a volte schivo e diffidente, il suo occhio indagatore cercava di scoprire chi avesse davanti, la sostanza profonda dell’animo e della mente del suo interlocutore. Ma la concessione del suo sapere, il confronto dialettico portava ad un arricchimento profondo chiunque lo avvicinasse.

 

Con il prof. Antonio Giuliano ho personalmente seguito alcune sue recenti identificazioni iconografiche nel campo dell’archeologia classica, grazie al mio ruolo di curatrice per l’archeologia della Fondazione Sorgente Group, e ho ammirato così la sua genialità e profonda sensibilità. Tra le opere che sono nella Collezione, sue sono le identificazioni di una scultura femminile quale provincia inginocchiata; lo studio di una protome di leone utilizzata nel medio evo per le donazioni di grano in Campidoglio, i numerosi confronti e studi sulla glittica antica che mi hanno concesso di poter analizzare con lui numerosi esemplari. Infine di notevole importanza per la storia dell’arte greca e romana sono i riconoscimenti compiuti da Antonio Giuliano del volto del principe Marcello, nel ritratto in marmo pario databile nel 25-20 a.C., collocandolo “tra i maggiori capolavori della prima età augustea, e confermando la grande maestria raggiunta dagli scultori”; a Giuliano si deve il riconoscimento della scultura femminile panneggiata con una statua originale greca raffigurante Athena, che poteva appartenere “originariamente ad una decorazione frontonale o acroteriale di un tempio realizzato in attica o nella stessa Atene attorno al 440 a.C., realizzata attorno all’attività del maggiore artista del mondo antico, cioè Fidia”.

 

Le generazioni di archeologi, che negli ultimi quarant’anni si sono succedute, hanno iniziato a formarsi su uno dei sui testi più celebri, Arte greca del 1986-87. Ma il suo sapere va oltre la soglia del mondo antico greco e romano, toccando il periodo di Federico II (Studi normanni e federiciani del 2003) e indagando quello della Restaurazione post-napoleonica in relazione a Giacomo Leopardi (Giacomo Leopardi e la Restaurazione del 1994, Giacomo Leopardi e la Restaurazione: nuovi documenti del 1998). Fu anche grande viaggiatore ed esperto di mondo islamico, grazie ai sui oltre 20 mila scatti è riuscito a documentare la sua attività tra gli anni 50 e 80 con luoghi, monumenti e opere, oggi alcuni perduti irrimediabilmente. Il suo corpus fotografico insieme alla sua biblioteca scientifica (circa 4.600 volumi), Antonio Giuliano decise di donarli alla Biblioteca dell’Accademia dei Lincei e Corsiniana, affinché rimanessero fruibili alle generazioni future.

 

Noi archeologi possiamo solo dire grazie al prof. Antonio Giuliano per averci insegnato non solo nuove conoscenze e approfondimenti sull’antichità e sulla storia nella sua poliedrica curiosità, ma anche la caparbietà e la tenacia nel ricercare e nell’indagare il Sapere.

 

 

Valentina Nicolucci è curatrice per l’archeologia della Fondazione Sorgente Group

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