Perché il tre aprile è un giorno in rosa

Cosa unisce la Gazzetta dello Sport al francobollo più famoso d'Italia? 

3 Aprile 2018 alle 17:32

Perché il tre aprile è un giorno in rosa

Il verde è stata una svista storica durata tre anni, con in mezzo qualche pausa di giallo à la francese e di bianco per esigenze dello stampatore. Il verde è stato origine, ma dimenticata, perché con altre tonalità si è fatta e raccontata la storia dello sport, perché di rosa si è vestito oltre un secolo di corse a piedi e in bicicletta, di palloni calciati o tirati in un cesto, di spade e pugni che si sono incrociati.

 

Era l'inizio del 1896 quando Raffaele Sonzogno, proprietario del Tempo, decise che per competere col successo del Ciclo, settimanale del Corriere della Sera, era ora di creare un giornale sportivo, o meglio di rafforzare il suo giornale, Il Ciclista, settimanale diretto da Eliso Rivera. Contattò così Eugenio Costamagna che dirigeva La Tripletta di Torino, settimanale dedicato al ciclismo (la tripletta era una bicicletta a tre posti), e gli propose di unire gli sforzi. L'idea di non dover più combattere per trovare i finanziamenti alla sua creatura lo portò a Milano a firmare la prima edizione di un nuovo bisettimanale che univa Il Ciclista e La Tripletta. Era il 3 aprile 1896 e dalle rotative usciva il primo numero della Gazzetta dello Sport. La tiratura era di 20.000 copie, la carta era verde, il futuro era invece rosa. Dal 2 gennaio 1899 la carta cambiò colore e generazioni di appassionati identificarono con quel colore il racconto sportivo.

 

Altre generazioni di appassionati, ma di filatelia, del rosa della Gazzetta invece se ne fregano poco o nulla. Eppure c'è rosa anche per loro ed è un rosa prezioso, raro, ricercato. E' un rosa anch'esso stampato, ma una volta sola e in 79.625 esemplari (quelli venduti), sempre il 3 aprile, ma questa volta del 1961. Ritrae il continente europeo e quello americano con un aeroplano in mezzo all'Oceano Atlantico, quello con cui il presidente italiano Giovanni Gronchi doveva raggiungere il Sudamerica per il suo viaggio istituzionale tra Argentina, Uruguay e Perù. E' un francobollo di valore nominale di 205 lire (quello da 170 evidenziava l'Argentina, mentre quello da 185 lire l'Uruguay) e di valore stimato di oltre mille. Un valore così alto per un errore amazzonico che rischiò di diventare un caso diplomatico tra il nostro paese e il Perù: i confini dello stato sudamericano infatti escludevano il territorio del bacino del Rio delle Amazzoni conquistati in seguito alla vittoria della guerra con l'Ecuador del 1941-42. Quando l'ambasciatore peruviano in Italia, Alfonso Arias, se ne accorse chiese spiegazioni al nostro ministro dell'Interno, che chiese spiegazioni alla Filatelia nazionale, che a sua volta chiese altre spiegazioni al disegnatore Renato Mura, che rispose che lui aveva fatto quel disegno riproducendo la cartina geografica passatagli dal ministero. Una carta evidentemente antecedente agli anni Quaranta. E così il Gronchi rosa venne ritirato dal mercato, fu sostituito dal Gronchi grigio, e divenne uno degli oggetti filatelici più ricercati e pagati della storia italiana.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi