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La nutraceutica, un business salutista che ora sbarca in Borsa

Kolinpharma debutterà a piazza Affari entro il 12 marzo facendo da apripista a quell’ondata di quotazioni che avverrà nel 2018 per effetto dei pir, i piani individuali di risparmio partoriti dal Mef lo scorso anno. Una storia d'impresa

4 Marzo 2018 alle 06:00

La nutraceutica, un business salutista che ora sbarca in Borsa

Foto tratta dal profilo Facebook di Laborest

Kolinpharma è una piccola società milanese con grandi progetti nel settore della nutraceutica (l’uso della nutrizione per avere effetti benefici sulla salute) debutterà a piazza Affari entro il 12 marzo facendo da apripista a quell’ondata di quotazioni (una cinquantina, secondo stime ufficiali) che avverrà nel 2018 per effetto dei pir, i piani individuali di risparmio partoriti dal Mef lo scorso anno. I pir hanno raccolto, infatti, tanta di quella liquidità (11 miliardi finora) da spingere banche e advisor ad andare a caccia di eccellenze italiane da portare sull’Aim, listino che consente di accedere alla Borsa attraverso un iter semplificato e a costi ridotti. Così, nella grande vetrina della finanza trova spazio una storia d’impresa giovane ma innovativa come quella della Kolinpharma, che ha saputo intercettare il crescente interesse degli italiani, soprattutto donne, per quelle sostanze naturali (per esempio curcuma e cranberry) che possono sostituire o integrare terapie mediche o essere utilizzate come prevenzione.

 

Rita Paola Petrelli ed Emanuele Lusenti, che hanno fondato la società nel 2013, non dicono quanto è stato raccolto nella fase di collocamento presso gli investitori che si è appena conclusa, ma deve essere andata più che bene, entrambi sembrano entusiasti di avere abbastanza risorse per poter fare un salto di qualità. Eppure, il loro progetto è nato, quasi per caso, in alta quota. Rita Petrelli, che è calabrese e di professione fa la commercialista, un giorno conosce su un aereo il manager bresciano Lusenti, un passato come direttore di case farmaceutiche come Schiapparelli, Sigma Tao, Alfa Wassermann, Bracco, e, soprattutto, una grande voglia di reinventarsi a cinquant’anni anche per stare più vicino a sua moglie che ha qualche problema di salute. Rita, oltre a districarsi tra i bilanci, ha contatti con l’Università della Calabria, dove nel parco botanico gestito dal dipartimento di Biologia si coltivano – tra il Pollino, l’Aspromonte e la Sila – specie rare di erbe e piante che non sono ancora state sperimentate in nutraceutica, settore che in Italia vede attive circa 2.000 aziende con un giro d’affari di 3 miliardi che continua a crescere. Emanuele, dal canto suo, ha il giusto bagaglio di conoscenze per organizzare una rete distributiva e come impostare il rapporto con gli informatori scientifici, che in questo campo fanno la differenza. L’impresa che si concretizza in breve tempo. Sede legale in via Larga, a Milano, e sede operativa nel polo industriale farmaceutico di Lainate-Origgio. L’assunzione di sei tra ricercatori e manager rende la struttura operativa nel 2015. Due anni dopo, a fine 2017, il fatturato della Kolinpharma è di 4 milioni ed è chiaro che esistono ampi margini di crescita che solo nuovi investimenti in ricerca e sviluppo possono supportare. “Prima che un’essenza naturale possa diventare un supporto terapeutico, ne deve essere verificata l’efficacia attraverso test clinici e iter di accreditamento”, spiega Rita Petrilli, “Abbiamo cinque tipi di prodotti in commercio, sei domande di brevetti e quattro certificati già ottenuti”. E all’orizzonte, ci sono potenzialità inesplorate. “Oggi questo settore incontra grande favore presso il pubblico di religione musulmana, che predilige prodotti che escludano l’uso di carni e alcool”, dice Lusenti che per Kolinpharma ha in mente un’espansione a livello internazionale.

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