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Ancora scontri al cantiere Tap. Feriti tre agenti

In un momento di tensione tra attivisti e forze dell'ordine, tre poliziotti sono stati aggrediti e due riportano lesioni da morsi alle mani

26 Gennaio 2018 alle 16:16

Ancora scontri al cantiere Tap. Feriti tre agenti

Il cantiere Tap. Foto dalla pagina Facebook del Movimento NoTap

Mentre procedono i lavori al cantiere del Tap a Melendugno, dove gli operai lavorano alla realizzazione del pozzo di spinta per la costruzione del microtunnel, non si placano le opposizioni dei comitali locali contrari al gasdotto. Ieri, in un momento di tensione tra alcuni attivisti No Tap e la polizia, la questura ha riferito che tre agenti sono rimasti feriti riportando lesioni con prognosi dai 3 ai 7 giorni.

  

Durante un pranzo organizzato dal Movimento No Tap fuori dal cantiere, si è verificato un lancio di pietre ai danni degli operai. Quando la polizia ha deciso di sospendere i lavori facendo uscire i mezzi e le maestranze dal sito, alcune decine di contestatori hanno tentato di bloccare il passaggio. Nei momenti di tensione che si sono avuti tra gli agenti e i manifestanti alcuni poliziotti hanno ricevuto dei morsi alle mani, secondo quanto riportano le cartelle cliniche.

  

Gli scontri sono stati integralmente ripresi dal personale della polizia scientifica e sono in corso le indagini per identificare i responsabili delle aggressioni. “Abbiamo iniziato la protesta davanti ai cancelli - si legge nella pagina facebook “Movimento No Tap” - quando gli operai finivano il turno di lavoro, rilanciando la nostra rabbia verso chi quei luoghi li ha inesorabilmente devastati".

Oggi è intervenuta anche Tap, rilasciando un comunicato in cui “esprime la sua più sentita solidarietà” nei confronti degli agenti feriti. “L’episodio di ieri è l’ultimo di una serie di aggressioni e tentativi di bloccare i lavori e intimidire le maestranze che poco ha a che fare con il dissenso democratico che Tap ha sempre rispettato”. Nella nota Tap rilancia la volontà di dialogare con quella parte della popolazione locale che manifesta il proprio dissenso pacificamente, condannando i gesti di violenza quotidiana attuati “da una minoranza violenta evidentemente distante dalle pacifiche manifestazioni”.

  

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