KJ2 doveva morire



Oggi in Trentino vive una popolazione tra i 49 ed i 66 esemplari, compresi i circa 15 cuccioli nati nell'ultimo anno. In tutte le zone nelle quali orso e uomo convivono si verificano conflitti e danni ad attività economiche del settore primario
L’abbattimento d’altronde non vede contrari neppure gli esperti: il naturalista zoologo Filippo Zibordi – intervistato dal quotidiano locale Trentino – sostiene che “uccidere un animale urta molto la sensibilità di chi è attaccato alla vita del singolo”, ma è “opportuno in alcuni casi, come quello di KJ2, […] per fare il bene della popolazione degli orsi e dello stesso progetto” di ripopolamento. D’altronde la cattività prolungata (gli orsi possono vivere fino a 50 anni) “per alcuni” esemplari “può diventare una tortura”, oltre al fatto che “non è sostenibile economicamente mettere alcuni animali in gabbia ogni due o tre anni: il costo è molto elevato”. Anche lo spostamento coercitivo sembra poco efficace: “Se fossero spostati tornerebbero sui loro passi”. Gli fa eco Luigi Boitani, professore ordinario di Biologia alla Sapienza di Roma e uno dei massimi esperti italiani di grandi carnivori, sentito dal Corriere del Trentino, secondo cui “non c’è niente di male a considerare l’abbattimento” per specifici esemplari con il vizio di avvicinarsi alle aree abitate. Secondo il professore d’altronde “di fronte all’attività svolta dalla Provincia di Trento c’è da togliersi il cappello. Anzi, magari tutte le Regioni lavorassero così”, come ricordato a suo modo anche da Maurizio Crippa sul Foglio.
Lo stesso padre del progetto Life Ursus, lo zoologo Andrea Mustoni, intervistato sul Corriere.it, afferma che nei confronti degli orsi problematici “avremmo dovuto essere più severi, arrivando nei casi estremi anche all’ abbattimento”, anche se “il termine ‘punizione’ non mi piace e non si addice ad animali che vivono la loro vita ricca di emozioni e sensibilità. Ma, nel rispetto delle persone, dovremmo prestare la massima attenzione a risolvere i problemi causati dagli orsi dal comportamento anomalo”. Anche perché “alla fine rimane il principio che debbano essere gli orsi ad adeguarsi al territorio”.
Secondo il rapporto Orso 2016 della provincia di Trento, oggi in Trentino vive una popolazione tra i 49 ed i 66 esemplari, compresi i circa 15 cuccioli nati nell’ultimo anno. La soglia minima di popolazione vitale, secondo quanto previsto dagli obiettivi del progetto Life Ursus. Una popolazione quasi completamente distribuita nella parte occidentale del Trentino, in una regione che per gli esemplari femminili (più stazionari) è misurata in 1.090 chilometri quadrati, perciò 3,2 orsi ogni cento chilometri quadrati.
In molti, nei giorni scorsi, sui social network hanno invocato riserve protette e inibite all’uomo, sul modello dei parchi americani e canadesi. Su questa proposta sono necessarie un paio di precisazioni: primo, in Trentino sono presenti numerose aree protette – con diversi gradi – come è osservabile da questa cartina. In particolare il Parco Adamello Brenta (620 chilometri quadrati), che ha ospitato i primi esemplari del progetto Life Ursus, ricopre gran parte dell’area percorsa dagli animali. Secondo, un’altra area di movimento per gli orsi è il Monte Bondone e la Valle dei Laghi, a pochi chilometri dalla città di Trento, dove non a caso gli avvistamenti sono numerosi e dove si sono verificate entrambi gli attacchi di KJ2 all’uomo. Un’area popolata e antropizzata, in cui si trovano paesi, attività economiche ed impianti sciistici. Come istituire un’area naturale inibita all’uomo a pochi chilometri da una città di più di centomila abitanti, in una zona già fortemente antropizzata? Il prof. Boitani non a caso afferma che se è vero che è possibile “pensare di conservare gli animali in riserve protette, la versa sfida è convivere con loro”.
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Avvistamenti di orsi con cuccioli (2017), in rosso l’area del Monte Bondone e della Valle dei Laghi. Fonte: Provincia di Trento.
Le soluzioni pratiche esistono: maggiore comunicazione e formazione per i residenti e i turisti aiutano a prevenire e gestire al meglio gli incontri ravvicinati, come anche la possibilità di spostare alcuni esemplari in eccesso nei Balcani – soluzione allo studio in questi giorni – possono essere di forte aiuto. Ma i cosiddetti animalisti continuano imperterriti la propria “battaglia di civiltà”, promettendo di boicottare il Trentino ed i suoi prodotti. Prima di volgere la propria attenzione alla prossima polemica di questa estate presto (fortunatamente) al termine.
