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Luci e mobili leggeri, messaggi politici pesanti

Al via il Salone del Mobile. Milano non si candida più a traino dell’Italia. Lo è. E lo fa pesare anche parecchio

4 Aprile 2017 alle 19:56

Luci e mobili leggeri, messaggi politici pesanti

Un'installazione nello spazio Artemide

Alla 57esima edizione del Salone del Mobile aperto in una ressa indescrivibile e non di rado avvolta nello hijab, gli espositori di tendenza si misurano sulla leggerezza degli arredi e il risparmio energetico (vince il primo premio a mani basse il clamoroso spazio di Artemide, un’infinita teoria di pannelli di lino sospesi e luci modulabili su misura, progettato da Michele De Lucchi), ma alla cerimonia di apertura, officiata per la prima volta nella storia da un presidente della Repubblica, ci si scambia carichi sono pesanti. Pronunciati con grazia, ma netti e precisi almeno quanto lo slogan di questa edizione: “Il design è uno stato a sé. Milano la sua capitale”: costruzione e fraseggio risalgono a Napoleone Bonaparte, e ci siamo capiti.

 

Mentre Sergio Mattarella, molto festeggiato anche da un gruppo di studenti del Politecnico, parla di “saper fare e saper vivere che è una dote tutta italiana”, e che trae ispirazione dal paesaggio per proporre l’immagine di un “Rinascimento permanente” al quale collaborano “designer, imprenditori e maestranze in fruttuosa alchimia”, Comune e Regione sembrano trovarsi improvvisamente d’accordo nel sottolineare non solo il ruolo di traino nazionale di Milano (“habitat naturale di risorse e pensiero per competere”), ma anche la fondatezza della sua candidatura ad un paio di ruoli nevralgici per il futuro dell’Europa: quello borsistico e quello, non secondario, di Agenzia Europea del Farmaco, con la sede già prevista e offerta nel Pirellone. Il turismo va a gonfie vele, al punto che Milano ha superato Venezia e Firenze fra le destinazioni italiane preferite dai turisti (Sala, politico decisamente social, cita come fonte edreams): ne sono ulteriore prova i trecentomila visitatori attesi in questi giorni, e in buona parte già riversati per le strade (nota personale: fatico a scrivere perché mi hanno piazzato un dj set in cortile e mi trema la scrivania, ma chisseneimporta, è il Salone). Dunque, unità nazionale ci mancherebbe, purché sia ben chiaro che chi tiene i cordoni della borsa ha anche diritto di pretendere. Lavoro guadagno pago pretendo, il cumenda è sempre lì in agguato anche se viene dal Friuli o dalla Puglia, come spesso accade fra chi produce “la mobilia”.

 

Mentre Roma affonda negli scandaletti e cerca di tenere alta la testa sopra i cumuli di sporcizia, orrido arredo urbano e sentimentale che il sindaco Virginia Raggi pare non riesca proprio ad arginare, Milano tiene dunque ad esibire un’efficienza smagliante. Con qualche pecca pure lei, purtroppo, e che nel caso specifico prende il nome di Atm, l’azienda dei trasporti pubblici, alla quale non è parso vero di poter far sentire alto il proprio dissenso sui tagli delle corse e altri aiuti ai dipendenti nelle giornate in cui la famosa primazia milanese si mostra al mondo. Per domani, cioè quando si dovrebbe tenere lo sciopero di quattro ore, sono pronte decine di navette predisposte dal Comune, come ribadiscono gli altoparlanti della metropolitana, presa d’assalto già in questo primo giorno dalla crème mondiale dell’architettura e del design che mai una volta è sembrato pensasse a san Pietroburgo (dopotutto stiamo andando a vedere begli arredi sfoggiando borse cool, che diamine, se dovessimo saltare per aria faremmo soprattutto ridere, che non credo sia l’effetto voluto anche dal più strafatto degli attentatori possibili).

 

Ma per molti visitatori, il giro-Salone si è esaurito nella prima giornata: hanno visto gli stand degli espositori che contano e vogliono tornare in centro città. In apparenza, al Salone resta frequentatissimo Edra perché mette allegria, attira le folle il nuovo lampadario leggerissimo ed elastico “Mesh” di Luceplan, una sorta di evoluzione della retina della spesa disegnata da Francisco Gomez Plaz, mentre i più giovani (e i più adulti) si fermano a guardare le nuove esplosioni luminose di Ingo Maurer. Piacevolmente scontata è invece la mostra DeLightFuL- Design, Light, Future, Living, progetto dello studio Ciarmoli Queda, che nelle intenzioni avrebbe dovuto esplorare il modo di vivere e di concepire lo spazio domestico delle nuove generazioni “con uno stile di vita transitorio, all’insegna della mobilità”, e invece è un’abile esposizione di arredi perfetti anche in una magione di Riyad, con le luci cangianti della solita Artemide a dare un tocco dinamico e innovativo, ma anche qualche inopinata applique finto barocca probabilmente imposta dal solito espositore di cattivo gusto che in queste occasioni non manca mai. Occasione persa, peccato. Ora tocca agli infiniti eventi del Fuorisalone. Grande attesa per Missoni. Ma gli esperti corrono a vedere i nuovi designer olandesi che si sono acquartierati a palazzo Turati, in via Meravigli.

Fabiana Giacomotti

Fabiana Giacomotti

Milanese, ha vissuto un po' qui un po' là, parecchio a Londra. Era partita con l'idea che la letteratura francese sarebbe stata la sua vita, tanto da mantenersi agli studi come annunciatrice tv per non darla vinta al padre che voleva in casa almeno un altro medico e lei era l'ultima speranza. Ancora adesso non ha capito come sia diventata giornalista di economia e poi di costume e moda. Fra gli Anni Ottanta e i primi Novanta ha lavorato per Espansione, il Giornale, ItaliaOggi, quindi è stata inviato speciale per il Mondo, IoDonna, Capital, per il primo decennio Duemila in successione vicedirettore di Amica, direttore di Luna e, in contemporanea, del quotidiano MfFashion. Ama alla follia la carta stampata e collabora a Il Foglio dal 2007. Nel frattempo ha progettato ("direzioni mai più grazie") un paio di altre riviste, collabora con l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, ha scritto libri, guide popolari tradotte all'estero, saggi ponderosi ma anche no (l'ultimo, "La moda è un mestiere da duri. Gli anni Duemila del lusso italiano visti dietro le quinte", Rizzoli, raccoglie una selezione di articoli scritti per l'inserto del Foglio del sabato con un nuovo saggio introduttivo). Ha curato mostre di moda e costume per istituzioni varie e "tutte interessanti" come i Musei Civici di Venezia, la Rai, Palazzo Morando a Milano. Dal 2005 è tornata in università come docente del corso di Scienze della Moda e del Costume alla Sapienza di Roma dove, come poteva farselo mancare, ha progettato una testata online e un sistema informativo dedicato agli studenti. Ha una figlia trentenne, Federica, account pubblicitario, di cui va tremendamente orgogliosa e che si ostina a chiamare "bellapopina", facendola imbufalire.

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