Giù le mani dal bicchiere

Redazione
La battaglia per le sigarette ormai è persa, e gli ultimi reduci, vessati e umiliati, sono anche costretti ad acquistare (cari) i pacchetti con le immagini del veleno. Sul cibo, stiamo ancora combattendo una dura battaglia.

La battaglia per le sigarette ormai è persa, e gli ultimi reduci, vessati e umiliati, sono anche costretti ad acquistare (cari) i pacchetti con le immagini del veleno. Sul cibo, stiamo ancora combattendo una dura battaglia. Dall’elenco del salutisticamente corretto nel corso degli anni sono state depennate un’infinità di voci: la carne, prima di tutto. Un tempo si diceva facesse bene, si dava ai bambini perché serviva a crescere, e invece adesso no, è piena di ormoni pericolosissimi. E iniziamo a sospettare pure del pesce, ché alla fine c’è il mercurio e le acque sono inquinate, così come le verdure, piene di pesticidi. Nessuno sfugge ai processi dell’Organizzazione mondiale della sanità e dei carrozzoni che aggiornano le linee guida su salute, sostenibilità, ambiente, eccetera. Processi sommari, perché tra il “moderatamente” e il “divieto assoluto”, per loro, non c’è alcuna differenza. Ieri, sul Wall Street Journal, Justin Scheck e Tripp Mickle analizzavano la nuova guerra che si sta profilando contro il consumo di alcol. Nel lunghissimo articolo si dà conto della posizione delle lobby dei produttori, soprattutto americane – e in quanto lobby, si dà conto della loro preoccupazione sulle possibili perdite, come quelle che ha subìto l’industria del tabacco.

 

Ma si prendono a esempio casi limite: quello russo e quello sudcoreano, dove il consumo “moderato” di alcol praticamente non esiste e il bicchiere fa parte della cultura. I due giornalisti riportano poi i fallimenti degli studi scientifici che negli anni hanno tentato di dimostrare gli effetti benefici del consumo di alcol sulla salute. Ma dimenticano di dire che non c’è stato ancora nessuno in grado di dimostrare scientificamente una relazione causa-effetto tra consumo di alcol e cancro – o altre malattie. Anzi, i paesi dove il vino rosso è particolarmente consumato, come Italia e Francia, non sono nemmeno citati dall’articolo: e qui non è una questione di lobby, ma di buonsenso. L’Oms nel report del 2014 si limita a dire che “3,3 milioni di morti nel mondo” sarebbero in qualche modo legati al consumo di alcol. In pratica finiranno per dirci che prendere la patente fa male, per evitare le morti sulla strada.

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