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    <title>Il Foglio RSS</title>
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    <description>Il Foglio RSS contents</description>
    <language>it-it</language>
    <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:18:28 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Il Foglio</dc:creator>
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      <title>La clamorosa disfatta in tv del pm Woodcock</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/07/news/la-clamorosa-disfatta-in-tv-del-pm-woodcock-8758395/</link>
      <description>&lt;p&gt;Ma è lei o il suo gemello?”. Quando Giorgio Mulè, di fronte alle evidenti contraddizioni, ha posto il quesito a un balbettante Henry John Woodcock, incapace di articolare una risposta di senso comp... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Sat, 07 Mar 2026 04:07:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-03-07T04:07:00Z</dc:date>
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      <title>Forze dell’ordine, più pensionamenti e organici ancora sottodimensionati. Il governo corre ai riparti</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/03/06/news/forze-dell-ordine-piu-pensionamenti-e-organici-ancora-sottodimensionati-il-governo-corre-ai-riparti-8755568/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il sistema della sicurezza italiana continua a fare i conti con una doppia pressione: da un lato l’aumento dei pensionamenti, dall’altro una carenza strutturale di personale&lt;/strong&gt; che resta significativa nonostante il rafforzamento delle assunzioni avviato negli ultimi anni.&amp;nbsp;A fornire &lt;strong&gt;una fotografia dei numeri è stato oggi il sottosegretario al Mase Claudio Barbaro&lt;/strong&gt;, rispondendo alla Camera a un’&lt;strong&gt;interpellanza urgente del Pd &lt;/strong&gt;sulla consistenza degli organici, sulla programmazione del reclutamento e sul numero delle scuole di formazione delle forze di polizia.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Uno dei nodi principali riguarda l’ondata di uscite dal servizio.&lt;/strong&gt; Negli ultimi anni il ritmo dei pensionamenti è cresciuto sensibilmente. “Le cessazioni dal servizio per le tre forze (polizia, carabinieri e guardia di finanza)&amp;nbsp;dal 2014 al 2022 sono state relativamente contenute, con circa 63.911 uscite”, ha spiegato Barbaro. Diversa la situazione più recente: “Il triennio 2023-2025 ha visto una situazione di partenza gravata dallo squilibrio tra ingressi e uscite e da un’elevata concentrazione temporale di cessazioni dal servizio, che nel solo triennio 2023-2025 sono state 35.492”.&amp;nbsp;Il confronto con gli anni precedenti evidenzia il cambio di ritmo. “I governi succedutisi dal 2014 al 2022 hanno avuto molti meno pensionamenti del Governo in carica”, si è giustificato&amp;nbsp;il sottosegretario. &lt;strong&gt;“In media infatti mentre questo governo ha fatto fronte a circa 12 mila pensionamenti l’anno, in quelli precedenti la media era di 7.100”.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Alla base dell’attuale situazione, secondo il governo,&amp;nbsp;pesa anche l’effetto delle riforme degli anni passati. &lt;strong&gt;“L’ultima grande riforma del settore, la 124 del 2015, cosiddetta riforma Madia, ha previsto un taglio drastico agli organici delle forze di polizia”, ha ricordato Barbaro&lt;/strong&gt;. In applicazione di quella norma, nel 2017 la polizia di stato è passata da 117.291 a 106.256 unità, con “un taglio netto di 11.035 unità”. L’anno successivo anche la guardia di finanza ha registrato “un abbattimento di 5.339 unità”, mentre la pianta organica dei carabinieri è rimasta sostanzialmente invariata grazie all’assorbimento del corpo forestale dello Stato.&amp;nbsp;Il risultato è &lt;strong&gt;uno scarto ancora ampio tra organici teorici e personale effettivamente in servizio.&lt;/strong&gt; “Se ora consideriamo lo scostamento tra pianta organica e consistenza effettiva delle tre forze di polizia, vediamo che &lt;strong&gt;nel 2014 era di 38.833 unità, nel 2023 lo scostamento è stato 27.279 unità”, ha spiegato Barbaro, aggiungendo che si tratta di “un valore sostanzialmente confermato anche nei due anni seguenti”.&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Per ridurre questo divario il governo punta soprattutto sul rafforzamento del reclutamento. &lt;strong&gt;“Il Governo, nella sua entrata in carica, ha già assunto 42.500 operatori e circa 39 mila nuovi ingressi sono programmati entro il 2027”&lt;/strong&gt;, ha detto il sottosegretario. L’obiettivo, ha aggiunto, è che “vi sia un’ulteriore progressiva riduzione dello scostamento e più forze di polizia in campo”.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 06 Mar 2026 17:32:00 GMT</pubDate>
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      <title>Gedi: accordo fatto con Sae, La Stampa passa a Leonardis</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/03/04/news/gedi-accordo-fatto-con-sae-la-stampa-passa-a-leonardis-8742155/</link>
      <description>&lt;p&gt;Il Gruppo Gedi e il Gruppo Sae comunicano di aver firmato il contratto preliminare di cessione a quest'ultimo de La Stampa. Lo riferisce una nota, secondo cui la cessione comprende anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale, nonchè le attività di staff e di supporto alla redazione.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;L'acquisizione avverrà&amp;nbsp;attraverso un veicolo di nuova costituzione, controllato dal Gruppo Sae, nel quale si prevede anche l'ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest. Il progetto, prosege la nota, mira a garantire continuità nel posizionamento storico della testata, preservandone l'indipendenza editoriale e il profondo legame con il suo territorio. Il perfezionamento dell'operazione è previsto entro il primo semestre del 2026. La cessione è subordinata all'espletamento delle usuali procedure sindacali e burocratiche previste dalla legge.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 04 Mar 2026 10:36:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Redazione</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-04T10:36:00Z</dc:date>
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      <title>Referendum in tv: TeleMeloni non esiste e lo squilibrio più forte è su La7 a favore del "No"</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/04/news/referendum-in-tv-telemeloni-non-esiste-e-lo-squilibrio-piu-forte-e-su-la7-a-favore-del-no--8737711/</link>
      <description>&lt;p&gt;Finalmente, &lt;strong&gt;dopo una lunga attesa e diversi rinvii, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha pubblicato i primi dati sulla campagna referendaria&lt;/strong&gt;. Il monitoraggio d... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Wed, 04 Mar 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Quattro (falsi) allarmi bomba in poche ore. Cosa sta succedendo a Roma?</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/03/03/news/quattro-falsi-allarmi-bomba-in-poche-ora-cosa-sta-succedendo-a-roma--8736108/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La sede di FdI in via della Scrofa, quella della stampa Estera a Palazzo Grazioli,&amp;nbsp;Largo Chigi, a un passo dal palazzo che ospita il governo, e Piazza Venezia. Quattro allarmi bomba a Roma in pochissime ore&lt;/strong&gt; e in un'area della&amp;nbsp;città di qualche chilometro. &lt;strong&gt;Tutti in centro e tutti, per fortuna, rientrati.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Cos'è successo? Non è una psicosi dovuta all'escaltion bellica in Medio Oriente. Anche se il collegamento viene quasi spontaneo.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;I quattro casi sono simili a due a due. Sia nella sede di FdI, sia a Palazzo Grazioli è stata nel pomeriggio&amp;nbsp;una telefonata a far scattare l'allarme. Per quanto riguarda piazza Venezia e Largo Chigi invece, tra ora di pranzo e poco dopo, è stato il ritrovamento di &lt;strong&gt;due valige abbandonate&lt;/strong&gt; a destare il sospetto delle forze dell'ordine. A piazza Venezia la verifica è stata più breve, mentre a Largo Chigi,&amp;nbsp;dopo aver chiuso alcune vie limitrofe, gli artificieri hanno verificato&amp;nbsp;in poco tempo&amp;nbsp;la situazione:&lt;strong&gt;&amp;nbsp;anche in questo caso&amp;nbsp;nessuna bomba.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;A Via della Scrofa invece è stata una chiamata anonima&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;a costringere l'evacuazione dell'intero palazzo che oltre al partito di Giorgia Meloni ospita anche la sede del giornale il Secolo d'Italia.&amp;nbsp;Anche a &lt;strong&gt;Palazzo Grazioli&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;è stata una&amp;nbsp;telefonata fatta da una voce non identificata a costringere&amp;nbsp;tutti i giornalisti e i dipendenti della stampa estera a riversarsi in strada. &lt;strong&gt;Gli avverimenti sono arrivati&amp;nbsp;quasi in contemporanea&amp;nbsp;al numero unico di emergenza 112. In entrambi i casi sono intervenuti sul posto gli artificieri (dei Carabinieri a Palazzo Grazioli e della polizia a Via della Scrofa)&amp;nbsp;per una bonifica degli edifici.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Alcuni giorni fa un allarme del genere c'era stato anche a MIlano: nella sede della Lega di via Bellerio.&lt;/strong&gt; Anche in quel caso però si trattava di un falso allarme.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 03 Mar 2026 16:26:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Redazione</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-03T16:26:00Z</dc:date>
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    <item>
      <title>In morte di Nitto Santapaola. Storia del boss della mafia catanese</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/03/03/news/in-morte-di-nitto-santapaola-storia-del-boss-della-mafia-catanese-8734977/</link>
      <description>&lt;p&gt;C’è una storia, tra tutte le storie di quella bestia passata ieri sera a miglior vita, che dice più di ogni altra chi era davvero &lt;strong&gt;Nitto Santapaola&lt;/strong&gt;, detto ‘u licantropo, il boss della mafia catanese,&lt;strong&gt; vassallo sanguinario di Totò Riina &lt;/strong&gt;e dei Corleonesi. Una storia che non riguarda carabinieri, né poliziotti, né giornalisti assassinati. Una storia che riguarda quattro bambini di San Cristoforo, quartiere incastonato nel ventre del centro storico di Catania, un quartiere abbandonato dove, tra i banchi dei macellai direttamente sul marciapiede e le interiora appese davanti alle botteghe, si impara presto che bisogna arrangiarsi.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I ragazzini si chiamavano Giovanni La Greca e Lorenzo Pace, di quattordici anni, Riccardo Cristaldi e Benedetto Zuccaro, di quindici anni. Una mattina d’estate del 1976 scomparvero.&lt;/strong&gt; E questa era una di quelle storie che le mamme raccontavano ai figli, per fare loro paura. In una città nella quale, fino alla primavera degli anni Novanta, non si usciva nemmeno la sera. Qualche giorno prima di sparire, uno di loro aveva commesso l’errore più grave della sua breve vita: aveva scippato la madre del Licantropo. Gli uomini di Santapaola li prelevarono, li torturarono, li trasportarono a cento chilometri da Catania. Furono strangolati con delle corde e gettati in un pozzo. I corpi non furono mai trovati. Le famiglie credevano fossero fuggiti di casa. La città, che tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta contava un morto ammazzato al giorno, inghiottì anche quella storia, come aveva inghiottito tutto il resto. Come finì con l’inghiottire anche l’omicidio di &lt;strong&gt;Pippo Fava&lt;/strong&gt;, voce spavalda in una città che aveva deciso di non sentire: gli spararono cinque colpi davanti al Teatro Stabile, in via dello Stadio. Fava aveva accusato il mondo imprenditoriale e politico catanese di essere legato a doppio filo con Santapaola. A quei tempi si parlò di delitto “passionale”. Ma chi non ha vissuto Catania negli anni Ottanta, anche solo nei racconti, fa fatica a capire. Pensa all’isola, al sole, al mare, al centro storico e alla sua movida allegra. Non sa.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Un morto al giorno, con la regolarità della messa delle sette alla madonna del Carmelo, del caffè mattutino da Savia su via Etnea. &lt;/strong&gt;&lt;a href="https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/03/02/news/e-morto-il-boss-di-cosa-nostra-nitto-santapaola-8732792/"&gt;Ma ieri sera è morto anche lui, &amp;nbsp;Santapaola, nel carcere dov’era rinchiuso dal 1993, a Opera&lt;/a&gt;. La notizia ha attraversato Catania piano, quasi sottovoce, con scarso interesse probabilmente. Sono storie vecchie, e la memoria è corta. ‘U Licantropo d’altra parte aveva ottantasette anni, e da fantasma che faceva abbassare gli occhi per il terrore s’era ormai trasformato in un vecchio fotografato in aula con i capelli bianchi. Ma quel soprannome, Licantropo, gli calzava ancora a pennello. Negli anni della mattanza aveva una doppia vita. &lt;strong&gt;Di giorno era un uomo rispettabile. Faceva l’ortolano, il venditore di scarpe, aveva un piccolo negozio di cucine.&lt;/strong&gt; Poi, nel 1981, aprì la più grande concessionaria Renault della Sicilia. All’inaugurazione c’erano il prefetto e il questore. Tutta la Catania che conta seduta ai suoi tavoli, a mangiare e a brindare. Di notte era altro. Quando lo arrestarono, i poliziotti scelsero per l’operazione &amp;nbsp;il nome in codice&amp;nbsp;&amp;nbsp;“Luna Piena”. Quattrocento agenti. Undici anni di latitanza finiti in un casolare nelle campagne di Mazzarino, all’alba, mentre dormiva. Accanto a lui la moglie Carmela Minniti, poi assassinata, che non lo aveva mai lasciato in tutti quegli anni. Vicino al giaciglio una pistola carica, che quella notte non usò. “Tutte le cose finiscono”, pare avesse detto Santapaola. E ieri è finita, davvero.&lt;br&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 03 Mar 2026 08:21:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-03-03T08:21:00Z</dc:date>
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      <title>È morto il boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/03/02/news/e-morto-il-boss-di-cosa-nostra-nitto-santapaola-8732792/</link>
      <description>&lt;p&gt;È morto oggi nel carcere di Opera, a Milano, Nitto Santapaola. Il boss di Cosa Nostra, 87 anni, era detenuto al regime del 41bis, il carcere duro. La procura di Milano ha disposto l'autopsia. Ritenuto il mandante di stragi e omicidi, incluso l'attentato di Capaci del maggio 1992 in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. L'arresto un anno più tardi,&amp;nbsp;all'alba del 18 maggio 1993 in un casolare a Mazzarrone, nel catanese, dopo 11 anni di latitanza.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Mon, 02 Mar 2026 19:15:00 GMT</pubDate>
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      <title>A Milano è deragliato un tram. Ci sono morti e diversi feriti</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/27/news/a-milano-e-deragliato-un-tram-un-morto-e-diversi-feriti-8715443/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;A Milano il tram 9 proveniente da piazza della Repubblica è deragliato all'angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto&lt;/strong&gt;. Il mezzo ha invaso il binario su cui viaggiano i tram che circolano nella direzione opposta ed è andato a schiantarsi contro un ristorante di viale Vittorio Veneto. Diversi i passeggeri a bordo. Alcune persone sarebbero rimaste incastrate sotto il mezzo. &lt;strong&gt;Al momento il bilancio provvisorio dell'incidente è di due morti&amp;nbsp;e oltre trenta feriti. La vittima accertata è&amp;nbsp;un uomo italiano di sessant'anni, non era un passeggero del 9. I vigili del fuoco hanno accertato anche una seconda vittima. Si tratta di un uomo, in precedenza in codice rosso&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;L'Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu) è intervenuta con 19 mezzi: 3 automediche, 1 auto infermieristica, 13 ambulanze e 2 mezzi di coordinamento maxiemergenze. Il report provvisorio dei pazienti, oltre a un decesso e a un codice rosso, indica 6 pazienti in codice giallo e 32 pazienti in codice verde.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Sul luogo del deragliamento&amp;nbsp;sono arrivati il sindaco di Milano Giuseppe Sala, l'assessore ai trasporti Arianna Censi e il procuratore della Repubblica Marcello Viola. Sul posto anche il&amp;nbsp;procuratore capo di Milano Marcello Viola.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Si indaga per omicidio colposo e lesione colpose&lt;/strong&gt;. Il fascicolo è affidato alla pm di turno Elisa Calanducci.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;"Abbiamo sentito qualcosa sotto, poi il tram è deragliato e siamo stati tutti sballottati", hanno raccontato&amp;nbsp;i passeggeri a bordo:&amp;nbsp;"Il tram ha virato, ha preso una certa velocità e ha colpito un edificio". A quanto&amp;nbsp;si evince, il tram deragliato è del nuovo modello&amp;nbsp;Tramlink, che ha iniziato a circolare da pochi mesi a Milano. Si tratta di tram bidirezionali capaci&amp;nbsp;di invertire il senso di marcia in caso di necessità.&amp;nbsp;"È difficile avventurarsi in analisi su quello che è successo, ci saranno le indagini", ha detto il sindaco Sala, spiegando poi che "il mezzo è nuovo, il conducente molto esperto e in servizio da solo un'ora, quindi non era in straordinario. La cosa un po' particolare è che ha saltato una fermata", che si trova proprio pochi metri prima del punto in cui il tram è deragliato. &lt;strong&gt;Il fatto che il conducente abbia saltato la fermata "aggiunge un elemento di più a quello che è successo&lt;/strong&gt;. Però ci saranno le indagini, è inutile che mi metta io a fare ipotesi".&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;La premier Giorgia Meloni ha espresso "&lt;strong&gt;profondo cordoglio per il grave incidente avvenuto a Milano&lt;/strong&gt;. A titolo personale e a nome dell'intero Governo, manifesta la propria vicinanza alle famiglie delle vittime, esprime solidarietà alla città di Milano e rivolge un sentito augurio di pronta e completa guarigione ai feriti", si legge in una nota di Palazzo Chigi.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;"Atm è profondamente scossa per il gravissimo incidente di questo pomeriggio in viale Vittorio Veneto a Milano". Così in una nota la società del trasporto pubblico di Milano, dopo il deragliamento del tram. "In questo momento di immenso dolore – ha scritto Atm – il pensiero dell'azienda va prima di tutto alla famiglia della persona che ha perso la vita e a tutti i feriti. A loro rivolgiamo tutta la nostra vicinanza".&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Articolo in aggiornamento&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 27 Feb 2026 16:11:00 GMT</pubDate>
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      <title>Madrid: "Sul Museo dei bambini andiamo avanti. Le proteste del Mu.Basta sono un accanimento"</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/27/news/madrid-sul-museo-dei-bambini-andiamo-avanti-le-proteste-del-mu-basta-sono-un-accanimento--8715405/</link>
      <description>&lt;p&gt;Siamo davanti a un paradosso, quello&amp;nbsp;"di chi sostiene di difendere l’ambiente e allo stesso tempo compie&amp;nbsp;probabili reati ambientali&amp;nbsp;e impedisce la ripiantumazione delle alberature”. ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <dc:creator>Alessandro Villari</dc:creator>
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      <title>Le lacrimevoli balle di politica e giornali sul bosco di Rogoredo</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/26/news/le-lacrimevoli-balle-di-politica-e-giornali-sul-bosco-di-rogoredo-8705622/</link>
      <description>&lt;p&gt;A Rogoredo “avevamo due problemi e ne abbiamo risolto uno solo”, per usare la sintesi caustica di Filippo Facci. &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/contro-mastro-ciliegia/2026/02/23/news/serpico-a-ro... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Thu, 26 Feb 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Il capo della polizia Pisani: "Cinturrino sarà destituito subito"</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/25/news/il-capo-della-polizia-pisani-cinturrino-sara-destituito-subito--8702225/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;"Chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito". &lt;/strong&gt;Parlando al Corriere della Sera il capo della polizia&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Vittorio Pisani&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;non usa giri di parole a proposito dell'agente&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Carmelo Cinturrino&lt;/strong&gt; che ha confessato di aver ucciso il pusher Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo qualche giorno fa e &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/contro-mastro-ciliegia/2026/02/23/news/serpico-a-rogoredo-la-pur-sottile-linea-rossa-tra-polizia-e-crimine-che-deve-rimanere-8693157/"&gt;di aver&amp;nbsp;mistificato le circostanze per farle apparire come un atto di legittima difesa&lt;/a&gt;. "Subito dopo il fermo disposto dall’autorità giudiziaria, ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla Polizia di Stato. Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo - continua Pisani - mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato". L'indagine infatti è ancora in corso, ma il capo della polizia sottolinea che &lt;strong&gt;bisogna chiarire "innanzitutto la posizione degli altri poliziotti coinvolti, per i quali si potrebbero configurare ulteriori contestazioni sul piano giuridico, oltre al favoreggiamento e l’omissione di soccorso". &lt;/strong&gt;L'attività ispettiva sarà dunque "estesa all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria. Finora non l’abbiamo fatto per evitare di danneggiare l’indagine, ma dopo la discovery possiamo procedere".&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Nelle ultime settimane ci sono state molte polemiche sul nuovo &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/02/05/video/ecco-le-bozze-del-decreto-e-del-disegno-di-legge-sulla-sicurezza-in-cdm-8621613/"&gt;decreto sicurezza&lt;/a&gt;, non ancora in vigore.&amp;nbsp;Tra le altre misure, prevede anche lo “scudo penale&amp;nbsp;per le forze dell'ordine" che commettono&amp;nbsp;ipotetici reati con "evidente causa di giustificazione", ma secondo Pisani questo "scudo" non avrebbe impedito l’accertamento dei fatti di Rogoredo: &lt;strong&gt;"Non credo che avrebbe ostacolato alcunché, perché la necessità di sparare non appariva evidente. La norma non prevede alcuna immunità, bensì una modifica procedurale non solo per le forze dell’ordine ma per tutti i cittadini", ha spiegato il capo della polizia.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;"E il fatto che un pm debba decidere in un tempo breve e predefinito se esiste o meno una causa di giustificazione, può essere positivo per assumere le iniziative adeguate anche solo nell’impiego del dipendente coinvolto nel caso. Ma di certo questa modifica è stata determinata anche da altro". Ovvero&amp;nbsp;"dalla deformazione mediatica subita dall’informazione di garanzia, trasformatasi da strumento di tutela dell’indagato con funzione difensiva in atto d’accusa all’interno di un processo mediatico, sempre più frequente, che anticipa il processo penale. Di cui, nel nostro paese, si sta perdendo la cultura, con grave lesione della presunzione d’innocenza". &lt;strong&gt;Pisani ha sottolineato anche che "l’azione della polizia sul piano dell’ordine pubblico non è e non può essere condizionata dalle contingenze politiche; non è avvenuto in passato e non avviene ora. &lt;/strong&gt;Noi dobbiamo tutelare la sicurezza di tutti e al tempo stesso la libertà di manifestazione, in un esercizio di equilibrio tra le due esigenze".&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;br&gt; Il capo della polizia ha evidenziato come in questo caso il rapporto&amp;nbsp;tra autorità giudiziaria e polizia "sia stato di massima fiducia e non è mai venuto meno. E quando, a seguito del sopralluogo, sono emersi i primi indizi su comportamenti al di fuori delle regole di appartenenti all’istituzione, l’input alla Squadra mobile è stato di approfondire al massimo ogni aspetto della vicenda".&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Specificando&amp;nbsp;come non ci sia mai stata "alcuna percezione di ostilità.&amp;nbsp;Poi ci possono essere diversità di valutazione sugli elementi che emergono dalle indagini, ma questa è la normale dinamica del procedimento penale". &lt;/strong&gt;Come accaduto &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/02/news/askatasuna-da-vent-anni-una-ferita-al-cuore-di-torino-e-della-democrazia-8603995/"&gt;durante la manifestazione di fine gennaio a Torino a sostegno del centro sociale Askatasuna&lt;/a&gt; sfociata nella violenza: in quel caso "la polizia ha effettuato alcuni fermi, la procura ha chiesto provvedimenti cautelari in carcere e il gip ha concesso misure più tenui". Pisani ritiene inoltre che la scena del poliziotto aggredito dai manifestanti violenti non possa in alcun modo giustificare un uso eccessivo della forza da parte della polizia &lt;strong&gt;"perché la solidarietà istituzionale non significa copertura di comportamenti illeciti, né può giustificare azioni di piazza al di fuori delle regole. &lt;/strong&gt;Se si dà l’ordine di caricare o di sciogliere una manifestazione è perché ce ne sono i presupposti di fatto e di diritto".&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 25 Feb 2026 08:55:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Redazione</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-25T08:55:00Z</dc:date>
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    <item>
      <title>Le colpe sono individuali, ma dopo Rogoredo e Termini servono più controlli</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/25/news/le-colpe-sono-individuali-ma-dopo-rogoredo-e-termini-servono-piu-controlli-8701294/</link>
      <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Alcuni episodi recenti – &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/02/24/news/il-prof-maiello-cinturrino-arrestato-anche-con-il-decreto-sicurezza--8698711/"&gt;l’uccisione dello spacciatore a Rogoredo&lt;/a&gt; da parte di un agente che ha confessato di aver mistificato le circostanze per farle apparire come un atto di legittima difesa, i poliziotti accusati di aver rubato merci al Coin di stazione Termini per centinaia di migliaia di euro – fanno emergere &lt;strong&gt;un problema grave di affidabilità di alcuni membri delle Forze dell’ordine&lt;/strong&gt;. Naturalmente le responsabilità penali sono personali e sarebbe una fesseria trarre da questi episodi argomenti per delegittimare una intera categoria. Tuttavia un problema esiste: dopo la vicenda di Rogoredo alcuni colleghi del poliziotto indagato hanno detto di essere a conoscenza di alcuni comportamenti anomali del loro collega. L’episodio romano vede invece implicati numerosi agenti e mostra un’attività criminosa continuata e organizzata in modo collettivo. &lt;strong&gt;La domanda che è giusto porsi riguarda la capacità della Polizia di stato di far funzionare gli strumenti di controllo interno&lt;/strong&gt;, che a quanto pare non sono riusciti a superare fenomeni di omertà diffusi che hanno consentito agli agenti infedeli di agire indisturbati fino a quando i reati sono stati scoperti (ma non dal servizio di controllo interno alla Polizia). La funzione di indagine sui colleghi non è certo simpatica, ma è&amp;nbsp;indispensabile&amp;nbsp;per preservare il prestigio della Polizia, che a sua volta è un presidio fondamentale della sicurezza pubblica. &lt;strong&gt;I due casi saranno senz’altro isolati, ma nessuno garantisce che siano gli unici. E’ probabile che ci sia un’insufficienza grave nella attività di verifica interna, il che può aver convinto gli agenti infedeli che non rischiavano molto&lt;/strong&gt;. E’ su questo nodo che bisogna intervenire in modo deciso ed efficace. Altrimenti le dichiarazioni sdegnate anche dei massimi responsabili della Polizia rischiano di apparire&amp;nbsp;insufficienti e tendenti a sottovalutare una carenza grave del sistema, che si difende soprattutto con i fatti concreti e la correzione delle sottovalutazioni e degli errori. &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 25 Feb 2026 03:36:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Redazione</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-25T03:36:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>L'alcolock diventa obbligatorio, ecco cosa cambia</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/24/news/l-alcolock-diventa-obbligatorio-ecco-cosa-cambia-8697881/</link>
      <description>&lt;p&gt;Soffiare prima di accendere il motore diventa un passaggio obbligato. Almeno&amp;nbsp;per alcuni automobilisti. Dal 23 febbraio, con&amp;nbsp;l’attuazione definitiva del decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, &lt;strong&gt;diventa operativo l’alcolock&lt;/strong&gt;: un sistema che impedisce l’avviamento del veicolo se rileva alcol nell’organismo del conducente. &lt;strong&gt;Il provvedimento riguarda esclusivamente chi è stato condannato per aver guidato con un tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;La norma era stata varata mesi fa, ma solo ora sono stati chiariti gli aspetti pratici. &lt;strong&gt;Sul &lt;a href="https://www.ilportaledellautomobilista.it/web/portale-automobilista/elenco-alcolock"&gt;Portale dell’Automobilista&lt;/a&gt; è comparso l’elenco dei dispositivi approvati e delle officine autorizzate al montaggio&lt;/strong&gt;. Attualmente i modelli disponibili sono due: uno installabile in 49 centri sparsi in tutta Italia, l’altro in appena tre strutture, con un elenco destinato ad ampliarsi progressivamente.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Il funzionamento è semplice ma vincolante. L’apparecchio, collegato al sistema di accensione, richiede di effettuare un test del respiro ogni volta che si intende mettere in moto l’automobile o il camion. Se il valore rilevato supera i limiti consentiti, il motore resta spento. Non sono coinvolti i motocicli, che restano esclusi dall’obbligo.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La durata della prescrizione varia in base alla gravità dell’infrazione: due anni per chi è stato fermato con un livello oltre 0,8 grammi per litro, tre anni se il tasso superava gli 1,5 grammi per litro&lt;/strong&gt;. Al termine della sospensione della patente, sulla stessa viene annotato l’obbligo di utilizzare esclusivamente veicoli dotati di alcolock. Inoltre, chiunque utilizzi quel mezzo dovrà sottoporsi alla prova prima della partenza. &lt;strong&gt;Non mancano le critiche, soprattutto per i costi: l’installazione è interamente a carico dell’automobilista e comporta una spesa stimata tra 1.500 e 2.000 euro&lt;/strong&gt;. A ciò si aggiunge la taratura annuale obbligatoria, necessaria per garantire l’affidabilità delle misurazioni.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Le sanzioni per chi elude o manomette il dispositivo prevedono multe da 150 a 638 euro e la sospensione della patente per sei mesi. Resta invariato il limite generale di 0,5 grammi per litro. Nel 2025 le violazioni accertate per guida in stato di ebbrezza sono state 11.126, un dato che spiega la scelta di introdurre strumenti più stringenti per prevenire comportamenti pericolosi al volante.&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;*&amp;nbsp;Questo articolo è stato scritto da uno studente durante il periodo di alternanza scuola-lavoro&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 24 Feb 2026 15:54:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Leonardo Piccirilli*</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-24T15:54:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>A Bologna l'albero ha sempre ragione. La battaglia di Mu.Basta contro un Museo dei bambini</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/24/news/a-bologna-l-albero-ha-sempre-ragione-la-battaglia-di-mu-basta-contro-un-museo-dei-bambini-8696661/</link>
      <description>&lt;p&gt;Il nimby ha un nuovo obiettivo: un museo dei bambini. Il motivo dell'opposizione? Per costruirlo bisogna sradicare qualche albero. Pazienza se poi ne verranno ripiantati dieci volte tanti. La "natura" non si tocca. Ieri&amp;nbsp;nel quartiere Pilastro di Bologna la scena era questa: forze dell'ordine da una parte, il comitato Mu.Basta&amp;nbsp;dall'altra. E la giornata si è conclusa con l'abbbattimento di quattro platani,&amp;nbsp;tra camionette della polizia, digos e vigili del fuoco. "Non vogliamo che gli alberi vengano tagliati", "non vogliamo progetti calati dall'alto", "no a spazi pubblici che diventano privati". &lt;strong&gt;In sostanza "non vogliamo un museo al posto del parco". Queste sono le rivendicazioni di un nuovo comitato, l'ennesimo contro l'abbattimento degli alberi nato a Bologna, che si chiama Mu.Basta &lt;/strong&gt;e che da due mesi a questa parte si sta battendo contro la costruzione di un&amp;nbsp;Museo dei Bambini – acronimo "MuBa", da cui il comitato prende il nome – che si chiamerà "Futura" e che dovrebbe&amp;nbsp;sorgere&amp;nbsp;all’interno del&amp;nbsp;parco bolognese Mitilini Moneta Stefanini nel quartiere Pilastro.&amp;nbsp;Il progetto, che l'assessore&amp;nbsp;alla Scuola e all'Agricoltura della giunta Lepore, Daniele Ara, difende come "investimento per il rione", prevede un costo di oltre sei milioni di euro. Secondo il progetto, il nuovo edificio da&amp;nbsp;1.500 metri quadri sarà "caratterizzato da un elevato grado di integrazione architettonica, estetica e funzionale con il parco" e avrà anche "un&amp;nbsp;tetto verde accessibile&amp;nbsp;per le attività laboratoriali e il gioco". Certo, per fare spazio alla struttura è stato necessario rimuovere quei quattro platani e occorrerà trapiantarne altri nove. Ma, sempre da progetto, ne varranno piantati&amp;nbsp;38 nuovi. Tuttavia, per gli attivisti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;si tratta soltanto di "un edificio di tre piani di cemento" che nascerà "al posto di prato e alberi"&lt;/strong&gt;, come scrivono sulle loro pagine social.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;A partire dal nuovo anno quindi, il comitato si è dato appuntamento al Mitilini Moneta Stefanini&amp;nbsp;organizzando pranzi sociali, presidi permanenti,&amp;nbsp;assemblee pubbliche, partite di calcio, di basket e allenamenti di box&amp;nbsp;con lo scopo di &lt;strong&gt;"bloccare quest'ennesimo progetto di speculazione. La vera politica è quella dal basso, la vera politica è la resistenza".&lt;/strong&gt; Il Muba infatti "prevede la pavimentazione di oltre 1.300 metri quadri di verde, alberi tagliati e nuove strutture costruite, contraddicendo lo stesso bando che prevedeva ’consumo di suolo nullo’", spiega il comitato sui social. Dopo l'abbattimento dei quattro alberi di ieri, il comitato si è presentato sotto la sede del comune per protestare e ha ottenuto un incontro con l'assessore&amp;nbsp;Ara per venerdì.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per il capoluogo emiliano-romagnolo, la nascita di un altro comitato che lotta in difesa del verde non è certo una novità. &lt;/strong&gt;Negli ultimi anni infatti per salvare gli alberi dall'abbattimento sono nate&amp;nbsp;tante nuove associazioni di cittadini e&amp;nbsp;attivisti che per le loro battaglie green più volte si sono scontrati sia con la polizia che con l'amministrazione comunale.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Scorrendo nelle pagine social di Mu.Basta, si può vedere come il nuovo comitato sia legato&amp;nbsp;anche al&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2024/01/31/news/da-fdi-a-verdi-e-antagonisti-tutti-insieme-contro-lepore-a-bologna-il-cortocircuito-e-green-6161943/"&gt;comitato Besta&lt;/a&gt;, già noto alle cronache cittadine per aver difeso nel 2024 il verde del&amp;nbsp;parco Don Bosco.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;La costruzione di un nuovo edificio scolastico che avrebbe sostituito le scuole medie Besta avrebbe comportato il taglio&amp;nbsp;di 31 alberi, ma, ha specificato il comune, anche a una compensazione del verde con la piantumazione di altri esemplari.&amp;nbsp;Ad aprile di quell'anno quindi il comitato Besta ha organizzato un presidio permanente, costruendo anche alcune casette sugli alberi e mettendo delle piccole barricate (poco utili alla fine)&amp;nbsp;sul perimetro del parco,&amp;nbsp;per dire che invece di costruire una nuova scuola il comune avrebbe dovuto ristrutturare l'edificio già&amp;nbsp;esistente.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Ma&amp;nbsp;le forze dell'ordine in assetto antisommossa hanno allontanato tutti gli attivisti con la&amp;nbsp;forza.&amp;nbsp;La tensione non è finita qui perché qualche mese dopo, a giugno, si sono rinnovati gli scontri tra il comitato Besta e la polizia,&amp;nbsp;quando il comune ha fatto sapere che avrebbe costruito&amp;nbsp;una nuova linea del tram nello stesso parco con l'inevitabile abbattimento di altri alberi.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Sulla costruzione della nuova scuola, il comitato Besta ha avuto la meglio. Il sindaco&amp;nbsp;ha precisato che dopo le tensioni&amp;nbsp;tra attivisti e forze dell'ordine "noi facciamo un passo di lato, non indietro, e lo facciamo per dare una buona soluzione alla città.&amp;nbsp;La prima opzione sarebbe stata uno sgombero del parco Don Bosco - ha detto Lepore - ma Bologna non si merita uno sgombero modello G8 per realizzare una scuola pubblica". &lt;strong&gt;Ma alla fine i lavori per la nuova linea del tram stanno proseguendo lo stesso e la battaglia del comitato Besta può dirsi persa.&lt;/strong&gt; Ad agosto scorso, la stessa Legambiente Bologna aveva espresso una posizione più conciliante sulla faccendo&amp;nbsp;dichiarando che avrebbero appoggiato "la realizzazione del progetto del tram come&amp;nbsp;soluzione trasportistica funzionale&amp;nbsp;a&amp;nbsp;migliorare la mobilità collettiva,&amp;nbsp;riducendo emissioni inquinanti e climalteranti in città", a patto che venisse fornita "una&amp;nbsp;mappa precisa degli interventi preventivati sulle alberature&amp;nbsp;nei tratti di linea ancora da realizzare".&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Sempre sui profili social di Mu.Basta, si può vedere come il comitato sia legato ad altre realtà della sinistra, anche di quella estrema: contro il MuBa infatti si è schiarata l'organizzazione giovanile comunista di Cambiare Rotta Bologna che ha convocato un presidio a Piazza Maggiore il 26 gennaio scorso. &lt;strong&gt;Riferendosi alla costruzione&amp;nbsp;del nuovo museo Cambiare Rotta ha&amp;nbsp;parlato di "ennesimo caso di un progetto a firma giunta comunale Pd-Coalizione Civica per un'opera ecocida" e ha accusato il comune di star contribuendo all'allargamento dell'opera di "gentrificazione" che fa aumentare i costi degli affitti e della vita. &lt;/strong&gt;Qualche giorno fa sulla questione del Muba è intervenuta anche Europa verde-Verdi Bologna che ha definito il progetto una "vetrina divisiva piena di fuffa" e ha attaccato Lepore dicendo che l'unica soluzione "starebbe nella serietà di mantenere quanto promesso dal sindaco nel 2021 in campagna elettorale: stop al consumo di suolo e sì alla rigenerazione di edifici esistenti, dismessi o inutilizzati". Insomma, che si parli di un museo dei bambini, di una nuova scuola o di migliorare il trasporto pubblico, per i comitati bolognesi l'albero ha sempre ragione.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 24 Feb 2026 11:31:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Alessandro Villari</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-24T11:31:00Z</dc:date>
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      <title>Xylella, dopo dieci anni sono evidenti le responsabilità dei pm di Lecce</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/02/24/news/xylella-dopo-dieci-anni-sono-evidenti-le-responsabilita-dei-pm-di-lecce-8693039/</link>
      <description>&lt;p&gt;In teoria, tutto ha funzionato alla perfezione: &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/20/news/il-tribunale-di-bari-archivia-il-complotto-sulla-xylella-l-unico-complotto-e-quello-contro-g... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Tue, 24 Feb 2026 05:02:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-24T05:02:00Z</dc:date>
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      <title>Fermato il poliziotto che ha ucciso Mansouri a Rogoredo. Sulla pistola c'è solo il suo dna</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/23/news/fermato-il-poliziotto-che-ha-ucciso-mansouri-a-rogoredo-e-accusato-di-omicidio-volontario-8691028/</link>
      <description>&lt;p&gt;La Polizia di stato ha eseguito il fermo di&lt;strong&gt; Carmelo Cinturrino&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;su disposizione della procura della Repubblica di Milano. Il poliziotto è accusato di omicidio volontario per la morte di &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/02/23/news/la-disfatta-dei-finti-garantismi-sul-caso-del-poliziotto-di-rogoredo-8690623/"&gt;Abderrahim Mansouri, 26 anni, ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, a Milano.&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Il provvedimento arriva al termine delle indagini condotte dalla squadra mobile e dalla scientifica, coordinate dal pubblico ministero Giovanni Tarzia. &lt;strong&gt;Secondo gli investigatori, a carico dell’agente vi sarebbe un insieme di elementi: le dichiarazioni di alcuni testimoni, gli interrogatori di quattro colleghi presenti sul posto – indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso – le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona e davanti al commissariato Mecenate, oltre all’analisi del traffico telefonico degli agenti e della vittima.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Determinanti anche gli accertamenti tecnico-scientifici, tra cui le perizie balistiche e gli esami sul Dna rilevato sulla pistola a salve trovata accanto al corpo di Mansouri.&amp;nbsp;Nel provvedimento di fermo della Procura di Milano si legge che Mansouri "non ha mai impugnato la pistola" mentre Cinturrino, "lungi dall'aver spostato l'arma con un semplice gesto",&lt;strong&gt; "l'ha maneggiata in modo tale da lasciare tracce biologiche in più punti"&lt;/strong&gt;. Dalle analisi tecniche è emersa "l'assenza, sulla pistola, di tracce genetiche riferibili alla vittima; sono, invece, state rinvenute tracce biologiche" dell'assistente capo della Polizia di Stato "sulla guanciola destra, sia sul grilletto/ponticello sia sul cane sia sul dorso dell'impugnatura dell'arma".&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Secondo quanto emerso, nel pomeriggio del 26 gennaio era in corso un’attività antidroga nell’area di Rogoredo. Durante l’operazione, &lt;strong&gt;Cinturrino avrebbe esploso un colpo da una distanza superiore ai 20 metri,&lt;/strong&gt; colpendo il giovane, che conosceva. L’agente ha sostenuto di aver reagito perché la vittima gli avrebbe puntato contro un’arma. Le indagini avrebbero però fatto emergere dubbi su questa versione. In particolare, &lt;strong&gt;si indaga su presunti contrasti tra il poliziotto e il 26enne e su una possibile attività di estorsione ai danni degli spacciatori della zona&lt;/strong&gt;. Le immagini delle telecamere davanti al commissariato mostrerebbero inoltre un collega mentre recupera uno zaino, elemento che rafforzerebbe l’ipotesi che la pistola giocattolo sia stata collocata accanto al giovane in un secondo momento.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gli investigatori hanno inoltre ricostruito che i soccorsi sarebbero stati allertati con un ritardo di 23 minuti.&lt;/strong&gt; Un lasso di tempo che sarebbe confermato anche dal traffico telefonico: al momento in cui è stato colpito, Mansouri era al telefono con un amico che lo invitava a fuggire perché era in corso un controllo di polizia. All’arrivo dei sanitari il giovane era in condizioni gravissime e sarebbe morto poco dopo.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;La ricostruzione degli inquirenti è stata possibile grazie agli accertamenti investigativi e al lavoro dei legali della famiglia della vittima, Debora Piazza e Marco Romagnoli. "La Polizia fin dall'inizio ha lavorato con estremo rigore a questa attività. Il nostro compito è di essere assolutamente trasparenti: ci assumiamo le responsabilità, non dobbiamo fare nessun corporativismo, saremo rigorosissimi contro chi si è macchiato di questo delitto", ha&amp;nbsp;affermato il questore di Milano Bruno Megale nella conferenza stampa sul fermo dell'agente Cinturrino. "&lt;strong&gt;Abbiamo avviato un'attività ispettiva per capire se ci sono stati errori in passato e rimediare. Noi siamo in grado di contrastare le mele marce e ci troviamo di fronte a questo&lt;/strong&gt;. Ringrazio per la fiducia la Procura, noi non dobbiamo fare sconti perché ne va nel buon nome e della Polizia e dei migliaia di persone che ci lavorano, dobbiamo essere autocritici", ha concluso Megale.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Durante gli interrogatori di alcuni&amp;nbsp;poliziotti è inoltre emerso "un quadro allarmante dei metodi di intervento di&amp;nbsp;Cinturrino durante le operazioni di contrasto allo&amp;nbsp;spaccio delle sostanze stupefacenti nei boschi di Rogoredo nonché una&amp;nbsp;pregressa conoscenza tra Cinturrino e Mansouri", per altro riferita&amp;nbsp;anche dallo stesso poliziotto, "la cui natura" però "non appare allo stato&amp;nbsp;chiarita".&amp;nbsp;&amp;nbsp;Il "contesto" in cui è avvenuto il delitto,&amp;nbsp;così come le ombre del&amp;nbsp;'pizzo' che gravano sull'agente fermato, sono ora al centro di&amp;nbsp;ulteriori indagini. "Se da un lato si tratta di circostanze che&amp;nbsp;debbono essere necessariamente e rigorosamente approfondite,&amp;nbsp;nondimeno, dall'altro lato, provenendo da fonti diverse e certamente&amp;nbsp;non suscettibili di reciproca contaminazione, delineano un quadro&amp;nbsp;significativamente allarmante sulle potenzialità criminali&amp;nbsp;dell'indagato" ha evidenziato la Procura che ritiene sussistente il&amp;nbsp;"pericolo di fuga".&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Mon, 23 Feb 2026 08:53:00 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>La disfatta dei finti garantismi sul caso del poliziotto di Rogoredo</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/02/23/news/la-disfatta-dei-finti-garantismi-sul-caso-del-poliziotto-di-rogoredo-8690623/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Si scrive giustizia, si legge gogna. Si scrive garantismo, si legge gargarismo. Si scrive Rogoredo, si legge realtà. &lt;/strong&gt;La storia di &lt;strong&gt;Carmelo Cinturrino&lt;/strong&gt; ormai probabil... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Mon, 23 Feb 2026 04:19:00 GMT</pubDate>
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      <title>Il tribunale di Bari archivia il complotto sulla Xylella: l'unico complotto è quello contro gli scienziati</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/20/news/il-tribunale-di-bari-archivia-il-complotto-sulla-xylella-l-unico-complotto-e-quello-contro-gli-scienziati-8684880/</link>
      <description>&lt;p&gt;Ci sono voluti anni di procure mobilitate, esposti seriali, &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2024/08/01/news/in-puglia-torna-d-attualita-la-xylella-6805902/"&gt;ulivi abbracciati in diretta televisiva&lt;/a&gt; e un ex senatore del Movimento 5 stelle &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2021/01/20/news/chi-e-ciampolillo-l-eroe-xylella-e-sapone-che-ha-salvato-conte-1711898/"&gt;pronto a immolarsi &lt;/a&gt;per un albero infetto. &lt;strong&gt;Alla fine il tribunale di Bari ha fatto quello che la scienza aveva già fatto molto prima: ha archiviato&lt;/strong&gt;. Il 6 febbraio scorso il gip Giuseppe Ronzino ha &lt;strong&gt;chiuso il procedimento a carico di Donato Boscia, ex direttore dell'Istituto per la Protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari, accusato dalla solita compagnia di giro dei complottisti&amp;nbsp;di aver contribuito alla diffusione della &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/xylella/"&gt;Xylella fastidiosa&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, il batterio che ha distrutto milioni di ulivi in Puglia. Il risultato era prevedibile per chiunque avesse letto un articolo scientifico sulla questione nell'ultimo decennio. Ma l'ordinanza del gip vale la pena di essere letta con attenzione, perché contiene qualcosa di più di una semplice archiviazione: contiene il racconto di &lt;strong&gt;un presunto complotto&lt;/strong&gt;. Non quello immaginato dai cospirazionisti (scienziati al soldo delle malvagie multinazionali dei pesticidi, intenti a fabbricare un'emergenza)&amp;nbsp;ma uno speculare e molto più concreto: per dimostrare che l'emergenza era una truffa, qualcuno avrebbe fabbricato davvero una truffa,&amp;nbsp;alterando un campione biologico per far sembrare che il batterio fosse arrivato dove ancora non c'era.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;Il giallo dell'ulivo di Monopoli&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt; 
&lt;p&gt;Gennaio 2019. In contrada Caramanna, nel territorio di Monopoli, viene individuato un ulivo monumentale con sintomi riconducibili alla Xylella. L'allarme è enorme: &lt;strong&gt;la zona è nel Barese, fino a quel momento considerata indenne&lt;/strong&gt;. Se il batterio fosse arrivato fin lì, il fronte dell'epidemia si sarebbe spostato in maniera drammatica verso nord. Due giorni dopo, un "provvidenziale" esposto in Procura porta i pm Baldo Pisani e Domenico Minardi a disporre il sequestro della pianta, bloccandone l'espianto. Fin qui, la cronaca. Il problema è quello che emerge dall'istruttoria: &lt;strong&gt;il campione che aveva fatto scattare l'allarme, e che aveva portato a classificare quell'ulivo come infetto, sarebbe stato alterato&lt;/strong&gt;. Proveniva dal Salento, zona da tempo endemica, e non dalla pianta di Monopoli. In altri termini: qualcuno avrebbe usato materiale biologico contaminato per far sembrare che il batterio fosse arrivato in una zona che ne era priva, con l'obiettivo di dimostrare che tutta l'emergenza era una messinscena costruita dagli scienziati per fare carriera. Il complotto, insomma, era reale. Ma era organizzato dai cospirazionisti, non degli scienziati.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Gli esposti che avevano aperto il procedimento erano stati presentati tra il 2018 e il 2022 da un'accozzaglia eterogenea di soggetti: associazioni di categoria, comitati, proprietari di fondi agricoli, persone fisiche come Alfonso Ciampolillo, l'ex senatore grillino già citato. &lt;strong&gt;La tesi comune era che la propagazione del batterio nel territorio pugliese fosse stata "innescata, favorita e incoraggiata" da ritardi e omissioni delle autorità&lt;/strong&gt;. Boscia, in quanto massima figura scientifica di riferimento nella gestione dell'emergenza, era il &lt;strong&gt;bersaglio naturale.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Ora il gip ha escluso con nettezza che i reati ipotizzati – epidemia colposa, disastro ambientale, diffusione di notizie false, rifiuto di atti d'ufficio – potessero anche solo in astratto essere contestati all'indagato. Boscia, si legge nell'ordinanza, ha semplicemente "agito in linea con le prescrizioni normative imposte dal diritto eurounitario e dalla normativa nazionale di recepimento". Non vi è prova, scrive il giudice, "che la diffusione del batterio 'Xylella fastidiosa' fosse causalmente imputabile alle strategie di contenimento adottate sul piano amministrativo". &lt;strong&gt;Tradotto: non puoi condannare uno scienziato per aver fatto quello che la legge europea gli imponeva di fare, sulla base di conoscenze scientifiche che in quel momento erano le uniche disponibili&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;Una storia che si ripete&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt; 
&lt;p&gt;La vicenda della Xylella ha incarnato per anni uno dei capitoli più grotteschi del conflitto tra scienza e politica populista nell'Italia contemporanea. Il batterio arrivò in Puglia probabilmente già negli anni Novanta, ma fu identificato e reso pubblico solo nel 2013. Da quel momento, invece di affrontare il problema con gli strumenti che la scienza indicava – abbattimento delle piante infette, fasce cuscinetto, controllo del vettore &lt;em&gt;Philaenus spumarius&lt;/em&gt; – una parte consistente dell'opinione pubblica, con l'avallo di forze politiche, scelse la via della negazione. La Xylella non esisteva, dissero, o era già presente da secoli senza fare danni, o era colpa dei disseccamenti causati dall'uso di erbicidi, o era un pretesto delle multinazionali per vendere nuove piante e nuovi pesticidi. Gli scienziati del Cnr erano complici, le istituzioni europee erano complici, i giornali che riportavano i dati erano complici. In questo schema, Boscia era il &lt;em&gt;villain&lt;/em&gt; perfetto: competente, autorevole, e quindi sospetto. Nel frattempo gli ulivi morivano. Milioni di alberi, un paesaggio millenario, un'economia intera. E mentre la scienza cercava di correre ai ripari (con risultati parziali, perché la Xylella è un problema difficile e le zone di contenimento erano già state compromesse dai ritardi iniziali) i comitati presentavano esposti e i pm aprivano fascicoli.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;h2&gt;Il vero danno&lt;/h2&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'archiviazione di Bari è una buona notizia, ma arriva tardi e dice solo una parte della storia&lt;/strong&gt;. La parte che manca è il conto delle conseguenze: quanti ulivi in più sono morti mentre i ricercatori dovevano rispondere in procura invece di lavorare? Quanta energia intellettuale è stata consumata a difendersi da accuse prive di fondamento? Quanto la minaccia giudiziaria ha pesato sulle scelte operative di chi gestiva l'emergenza? C'è una letteratura ormai consolidata sul fenomeno della "legal intimidation" nei confronti degli scienziati: la strategia, consapevole o meno, di usare il sistema giudiziario per rallentare, screditare e demoralizzare i ricercatori che producono risultati scomodi per qualcuno. &lt;strong&gt;Non sempre c'è un mandante. A volte basta la combinazione di una comunità in preda al panico, di politici disposti a cavalcarla e di pm che interpretano il proprio ruolo come quello di rispondere a qualunque esposto con un'indagine&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Il gip Ronzino ha fatto il suo lavoro, e bene. Ma sarebbe utile che qualcuno si chiedesse anche chi pagherà il costo – in termini di reputazione, di tempo, di denaro – degli anni in cui Donato Boscia è rimasto sotto indagine per aver fatto il suo mestiere di scienziato in una delle emergenze fitosanitarie più gravi della storia d'Italia. E magari si chiedesse anche chi ha alterato quel campione di Monopoli, e perché.&lt;br&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 20 Feb 2026 10:39:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-20T10:39:00Z</dc:date>
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      <title>Anche Nestlé prova a liberarsi dei gelati confezionati. Tutta colpa degli hipster</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/20/news/anche-nestle-prova-a-liberarsi-dei-gelati-confezionati-tutta-colpa-degli-hipster-8684784/</link>
      <description>&lt;p&gt;Sembra assurdo che in un mondo che continua a riscaldarsi, le multinazionali inizino a vendere i comparti che producono gelati confezionati. La prima era stata Unilever. Nel 2024 il gruppo britannico aveva ceduto i marchi Magnum, Ben &amp;amp; Jerry's, Cornetto, Breyers, Calippo e Wall's a una società dei Paesi Bassi che aveva creato la società The Magnum Ice Cream Company. Ora tocca a &lt;strong&gt;Nestlé&lt;/strong&gt;. La multinazionale svizzera&amp;nbsp;&lt;strong&gt;ha deciso di fare lo stesso con Maxibon, Coppa del Nonno, Haagen-Dazs e gli altri marchi di gelati confezionati&lt;/strong&gt;. Giovedì 19 febbraio, il ceo Philipp Navratil ha annunciato che il suo gruppo&amp;nbsp;cederà&amp;nbsp;il 50 per cento di Froneri, la società – in joint venture con la società francese di &lt;em&gt;private equity&lt;/em&gt; PAI Partners, nella quale hanno investito Goldman Sachs e l'Abu Dhabi Investment Authority – che produce i gelati di Nestlé: comparto da 5 miliardi di ricavi e 12 mila persone impiegati in tutto mondo. Secondo quanto riportato da Bloomberg, PAI sarebbe pronta ad aumentare la sua partecipazione in Froneri e Adia potrebbe aumentare il suo peso nella società.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;E sembra ancor più assurdo considerando che il mercato del gelato confezionato è in ottima salute: &lt;strong&gt;gli ultimi dati, quelli del 2024 hanno segnato un aumento del 2 per cento sulle vendite nei paesi europei e un aumento delle esportazioni nel mondo del 3,5 per cento&lt;/strong&gt;. E tutto questo grazie a una destagionalizzazione del prodotto. Insomma, l'estate è ancora il momento nel quale se ne&amp;nbsp;vendono di più, ma tra autunno e primavera nel mondo si mangiano sempre più gelati.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Eppure quel che sembra assurdo non lo è davvero. Certo &lt;strong&gt;vendite ed esportazioni aumentano, ma i dati sono ingannevoli&lt;/strong&gt;. Gli incrementi sono determinati soprattutto dall'incremento degli acquisti nei paesi dell'Europa dell'est (Polonia su tutti) e del medio oriente. I mercati più importanti, in termini assoluti, hanno tutti subito una contrazione delle vendite, segnala il report di Deloitte sui consumi: i gelati venduti in Francia sono scesi del 9 per cento, in Italia del 6,2, in Spagna del 5,5 e in Germania del 2,3 per cento.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Ed è tutta colpa degli hipster.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;L'aveva capito prima di tutti il professore di Filosofia alla Freie Universität di Berlino Peter Bieri, ai più noto come Pascal Mercier, lo pseudonimo con il quale firmava i suoi romanzi. Cosa c'entra un esimio prof. con i gelati è presto detto. Peter Bieri era un grande amante dei gelati, sia artigianali che confezionati, e per anni ha tenuto, sotto pseudonimo, sulla Berliner Zeitung, una rubrica che aveva proprio come tema il gelato. Scrisse in uno degli ultimi suoi articoli: “Il mondo del gelato confezionato è destinato a scomparire. Berlino pullula di uomini in camicia di flanella e donne in vesti di colori improponibili che si affannano in code insensate in attesa di un gelato che dicono sia fatto in modo artigianale. La qualità del gelato è migliorata negli anni, il prezzo cresciuto in modo spropositato. Eppure la vista di un gelato confezionato genera sgomento agli occhi dei più. Il globalismo non piace, spaventa. E sì che sono tutti giovani che pensano all'europea e all'americana, quella di una volta, che vestono all'europea e all'americana, sempre quella di una volta. Sono ormai un vecchio consumatore di gelati, figlio di un tempo che per fortuna è passato. Ricordo però quando il gelato confezionato era libertà e socialismo”.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Perché in fondo il gelato confezionato è stato davvero libertà e socialismo. La produzione industriale portò questo prodotto ovunque e diede la possibilità anche alle classi meno abbienti della popolazione di mangiarlo. Ora tutto è cambiato. E, checché ne dicesse Peter Bieri o Pascal Mercier che dir si voglia, non è detto che sia un male.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 20 Feb 2026 10:35:00 GMT</pubDate>
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      <title>L'ipocrisia dei media e la narrativa da centro sociale a Rogoredo</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/02/20/news/l-ipocrisia-dei-media-e-la-narrativa-da-centro-sociale-a-rogoredo-8681973/</link>
      <description>&lt;p&gt;Le luci olimpiche di Santa Giulia si spegneranno, &lt;strong&gt;Rogoredo tornerà a essere la terra di nessuno dello spaccio che i media non sanno raccontare se non con la retorica&lt;/strong&gt;, il comune non sa bonificare, le forze dell’ordine cercano di gestire attraversando (anche) tutte le zone grigie comme il faut, abbandonate il più delle volte a se stesse dalla politica e da atteggiamenti della magistratura di Milano spesso politicizzati (tutelare i delinquenti, sospettare i poliziotti). Ma sono i media a restituire il clima di ipocrisia attorno al “mercato della droga più grande d’Italia”. Ieri un articolo di cronaca milanese di Repubblica iniziava così: “Tossici in via Orwell, lungo i binari che portano al ponte interrotto, oltre le recinzioni in plastica arancione. Ragazzine e ragazzini in processione dal capolinea della metropolitana gialla, a pochi metri dai tifosi dell’hockey”. Letteratura. Ma soprattutto: “La conseguenza ‘di strada’ dell’uccisione di Abderrahim Mansouri, freddato dal proiettile al capo sparato dall’assistente capo Carmelo Cinturrino: siano motivi di opportunità, siano ragioni di incolumità degli stessi pusher e degli stessi tossici, siano esigenze di sicurezza degli stessi operatori in divisa o in borghese, fatto sta che il boschetto a sudest di Milano è tornato all’anno zero”.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;A “l’incolumità degli stessi pusher” avremmo voluto fermarci.&lt;strong&gt; L’incolumità di chi viaggia in treno, in auto, a piedi nel quartiere, delle forze dell’ordine invece no? &lt;/strong&gt;E l’idea che il degrado sia “conseguenza” di un’azione di polizia. Il centro sociale Lambretta non avrebbe detto meglio. Il problema è quando la narrativa da centro sociale diventa sguardo politico da “il problema è sociale” (no, è di ordine pubblico), quando il ministro non manda a presidiare l’alta velocità (più facile rallentare i treni se ci sono “zombie”) quando la procura invece di aggredire lo spaccio con la stessa acribia con cui chiude i cantieri mette sotto accusa gli agenti. Se l’inchiesta per “depistaggio” sulla morte di Mansouri darà esiti, si condannino i colpevoli: ma l’incolumità dei pusher? Rogoredo resterà al buio.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 20 Feb 2026 04:53:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Redazione</dc:creator>
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