Aggredito il pacifista israeliano Eyal Waldman a Venezia

Ha investito nella pace, assunto palestinesi e Hamas gli ha ucciso la figlia il 7 ottobre 2023

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7 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 05:29 PM
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Foto ANSA

Cofondatore di Mellanox Technologies – venduta a Nvidia per sette miliardi di dollari – Eyal Waldman ha incarnato il sogno tecnocratico israeliano della pace attraverso il business, la convivenza attraverso il lavoro e la cooperazione. Ha assunto ingegneri palestinesi dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania, ha impiegato duecento professionisti palestinesi e donato 360 mila dollari per la costruzione di un reparto di oncologia in un ospedale di Gaza. Gesti concreti, misurabili, rischiosi. Un investimento razionale nella tesi che la prosperità condivisa potesse sciogliere l’odio.
Poi è arrivato il 7 ottobre 2023. Al Nova Festival, Hamas ha massacrato la figlia di Waldman Danielle, ventiquattrenne, insieme al compagno Noam, e altri 376 israeliani. Una ragazza che, ironia tragica, aveva ereditato dal padre la convinzione che ebrei e arabi potessero convivere. Eppure, Waldman non ha abiurato al suo credo. Ha continuato a parlare di due stati, di cooperazione economica, di un futuro possibile oltre il sangue. Si batte contro la destra di Benjamin Netanyahu.
Ieri, alla Biennale di Venezia, i manifestanti pro palestinesi lo hanno assalito urlandogli “assassino”. Assassino. All’uomo che aveva investito denaro, tempo e reputazione nella Striscia. All’uomo la cui figlia danzava a pochi chilometri da Gaza proprio mentre i beneficiari delle sue buone intenzioni partecipavano al pogrom più efferato del XXI secolo contro gli ebrei.
I manifestanti veneziani è come se gli avessero detto: “Non conta ciò che hai fatto, conta il sangue che ti scorre nelle vene e la bandiera che porti”. Non esiste redenzione per l’ebreo, nemmeno quando si offre come ponte, neanche quando è pacifista. La scena dell’aggressione a Waldman è lo specchio crudele in cui il progressismo occidentale si guarda. E non vede una bella immagine. Il padiglione russo a Venezia è aperto; quello israeliano è assediato.