(foto Ansa)

editoriali

Insulti incivili, fischi e doppiezze: un altro 25 aprile da dimenticare

Redazione

Per alcuni la festa della Liberazione è stata l'occasione per demonizzare il Pd e accusare la Nato, arrivando a negare la Resistenza ucraina, Almeno Mattarella rimette le cose a posto

Com’è possibile che la memoria della Liberazione diventi, per alcuni sconsiderati, l’occasione per demonizzare il Pd, partito in cui confluiscono molti dei movimenti politici, dal Pci alla Dc, che avevano guidato la Resistenza, per bruciare le bandiere del paese, l’America, che più si prodigò per liberare l’Italia, per insultare i partigiani ebrei, contro i quali ancora più che sugli altri si era abbattuta la barbarie nazi-fascista? Non si tratta solo di una manipolazione ideologica delle vicende storiche (che proprio sulla Liberazione si sono esercitate fin dall’inizio portando alla divisione tra le associazioni partigiane) ma di un loro capovolgimento.

Ha fatto benissimo Sergio Mattarella a rimettere le cose nel loro ordine reale: citando il verso di “Bella ciao” “questa mattina mi sono alzato e ho trovato l’invasor”, con semplicità ed efficacia ha rievocato il significato stesso di liberazione. Ha parlato di “resistenza all’aggressore” mettendo in evidenza la somiglianza, addirittura l’identità tra la lotta dei partigiani ucraini di oggi e quella dei partigiani italiani (e non solo) di ieri. Si può avere legittimamente idee diverse sul tipo e sulla qualità della libertà per cui ci si batte, ma l’elemento unificante è la reazione all’invasione e alla prepotenza brutale. Il senso di una rievocazione a tanti anni di distanza è la permanenza dei valori e dello spirito che motivarono quella lotta e che restano alla base della convivenza civile di oggi. Negare il valore della Resistenza ucraina nega anche quello della Resistenza dei nostri padri.

La libertà allora conquistata, grazie soprattutto al sacrificio dei militari alleati appoggiati dai resistenti, è stata mantenuta grazie alla Nato, che piaccia o no. La faticosa costruzione dell’unità europea è stata promossa prima dal Piano Marshall e poi dalla Nato, bruciare quelle bandiere nel giorno dedicato alla Liberazione significa stare dall’altra parte, accecati da prevenzioni ideologiche che dimenticano o capovolgono la resistenza all’invasore, cioè la Resistenza stessa. 

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