A cinque anni dalla valanga di Rigopiano

L'hotel travolto dalla neve, le 29 vittime, i ritardi nella gestione delle operazioni. E poi il lungo processo. Come ogni anno i morti saranno ricordati dalla consueta fiaccolata, per commemorare e fare in modo che tragedie del genere non capitino più

Dalla tragedia di Rigopiano sono già passati cinque anni. Il 18 gennaio 2017 il resort Farindola fu travolto da una valanga che causò la morte di ventinove persone. Come ogni anno le vittime saranno ricordate dalla consueta fiaccolata, per commemorare, ma anche per fare in modo che disastri del genere non capitino più; come scritto in una nota del comitato vittime: “Ora più che mai abbiamo bisogno del vostro contributo, affinché non si spengano i riflettori su una tragedia italiana che si poteva e si doveva evitare”.

   

Da inizio 2017 un forte freddo aveva provocato intense nevicate, soprattutto sull'Appennino centrale, gli accumuli avevano anche raggiunto il metro e mezzo, tanto che lo stesso servizio di previsione neve e valanghe aveva emesso un bollettino di allerta per il giorno 17 e 18. Tra l'altro a causa della neve era impraticabile l'unica strada che collegava il resort al fondovalle, ma nonostante i solleciti non si riuscì a trovare uno spazzaneve per liberare il passaggio e permettere l'evacuazione dell'albergo. A peggiorare la situazione alcune scosse sismiche con magnitudo 5.0 erano state avvertire in centro Italia nella mattinate del 18; nel pomeriggio poi un'altra serie di scosse di intensità minore provocarono la valanga che, staccandosi dal massiccio orientale del Gran Sasso, raggiunse il resort di Farindola. Il primo allarme dato in tempi brevi fu però accolto con una certa incredulità da parte dei responsabili ai soccorsi e questo comportò un grave ritardo nella gestione delle operazioni, ancora oggi non del tutto spiegato.

  

 

 

 La sentenza potrebbe arrivare proprio nel 2022. Gli imputati sono trenta, a vario titolo accusati di omicidio, lesioni colpose plurime, disastro colposo, abusi edilizi e falso ideologico. La perizia dell'accusa punta anche sulla mancata realizzazione della carta valanghe, sullo sgombero delle strade di ingresso al resort e sul possibile ritardo della preparazione del centro coordinamento soccorsi. Ventinove dei trenta imputati hanno accettato il rito abbreviato, il processo, con tutto l'incartamento che ne consegue, è mastodontico ma il 28 gennaio si torna in aula nel tribunale di Pescara.

  

Come affermato da Camillo Graziano, legale di Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle 29 vittime: "Proprio perché c'è il rito abbreviato ora si dovrebbe poter fissare un'udienza a settimana. Naturalmente per i familiari vedere tanti rinvii basati su questioni tecniche è molto difficile. Ma il 28, finalmente, cominceremo a parlare di Rigopiano".

  

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